Per rendere eterno un istante unico ed irripetibile… basta una fotografia!

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Valle dei laghi – Trento

La foto che ho scelto per quest’articolo, l’ho scattata nella Valle dei Laghi, in Trentino, quando ancora vivevo in Italia. Eravamo andati a vedere i Mercatini di Natale a Trento e, prima di tornare a casa, abbiam deciso di fare una tappa lì… ne son venuti fuori scatti deliziosi. Purtroppo non sono esperta in fotografia come vorrei, ma mi son divertita un sacco lo stesso e quello che ho provato nello scattar le foto, lo ricordo ancora.

Mi piace cominciare i miei articoli con una foto. Mi sembra di rivivere le sensazioni del momento in cui l’ho scattata. Osservandola, un ricordo torna nuovamente vivo anche se lontano, come per magia. E non parlo solo del ricordo in sé della cosa che ho deciso di immortalare, ma della sensazione provata nel momento dello scatto ed in quelli immediatamente precedenti e successivi. I ricordi inevitabilmente sbiadiscono col tempo e io non sono famosa per avere una buona memoria, quindi… fotografo, sperando di portare con me nel tempo il più possibile di ciò che vedo e che mi emoziona.

Col passare del tempo, si dimenticano particolari che apparentemente possono sembrare insignificanti ma che, insieme ad altri, hanno contribuito a rendere speciale un istante… ed io non voglio dimenticare niente delle cose belle che mi girano intorno ogni giorno o che vedo durante i miei viaggi! Da questo deriva la mia frenesia di fotografare tutto ciò che mi colpisce!

A volte devo sembrare una matta alla gente intorno perché, soprattutto quando passeggio da sola, mi capita di fermarmi di scatto solo perché improvvisamente ho visto qualcosa che mi ha colpito… una cosa che magari ho visto altre mille volte, ma che da quella determinata prospettiva è “diversa” e deve essere immortalata così com’è in quell’istante e in quel punto esatto! E se per qualche ragione non posso farlo… resto a rimurginarci per un po’, pensando a che potenziale stupenda foto mi sono lasciata scappare!

Qualche volta mi capita anche quando sono in compagnia di fermarmi per scattar una foto, come una folle proveniente da un altro pianeta che non ha mai visto il mondo! Mi fermo senza preavviso e, anche se gli altri continuano a camminare, non proseguo, finché non sono riuscita ad avere il “mio scatto”. Di solito si accorgono della mia “scomparsa” dopo un po’, trovandomi ferma magari a fotografare il profilo di un albero controluce, un angolo di cielo al tramonto, o… qualunque cosa mi abbia colpito in quel momento.

Spesso una foto la scatto prima con gli occhi, come se la vedessi già immortalata in uno scatto. Subito dopo, sento la necessità incontrollabile di fissarla davvero in un click per poterla rivivere più e più volte!

Mi piace rubare momenti, catturare scenari, istanti che non saranno mai più uguali. Una stessa immagine non si ripeterà mai esattamente com’è nell’istante del “click”… vuoi perché le nuvole si sono spostate, vuoi perché il vento ha soffiato sulle foglie di un albero modificandone la posizione, o perché i riflessi del sole sono cambiati o per mille altre ragioni.

Ogni istante è unico ed irripetibile e fotografarlo è il mio modo per renderlo eterno.

Rita

Barcelona: se si viaggia con bambini, cosa si può fare di carino?

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Oggi mi dedicherò a scrivere un articolo che possa essere utile a chi decide di venire a visitare Barcelona con dei bambini.

Perché?

Perché molte volte mi son sentita dire che una volta che si decide di aver figli, si smette di viaggiare. Io non ho bambini al momento, però ho sempre pensato che se ne avessi, mi piacerebbe continuare a viaggiare e magari condividere anche con loro la mia passione. Ho sempre guardato con ammirazione le persone che hanno cominciato a viaggiare da piccoli insieme ai genitori… sono sempre persone interessantissime, hanno sempre qualcosa da raccontare e portano negli occhi riflessa la meraviglia delle cose vissute e viste.

Viaggiare apre la mente, arricchisce e, considerando quanto è grande il mondo e quanti posti ci son da vedere, chi comincia da piccolo – per una fanatica di viaggi come me – è decisamente un passo avanti!!! Io ho cominciato a viaggiare da grandicella, quando ho potuto, e finché posso, avrò sempre una valigia pronta, qualunque sia la meta!

Non metto in dubbio che viaggiare con i bambini porti a cambiare un po’ i ritmi in base alle esigenze, ma ho visto centinaia di persone farlo lo stesso, ho ossevato intere famiglie in giro per il mondo… e ogni volta che li guardo sorrido, perché sono la dimostrazione che è possibile.

Quindi, questo articolo è un mio omaggio per chi continua a viaggiare lo stesso, anche se ha dei piccoli gnometti al seguito! 🙂

Allora, cosa può fare di carino un bambino qui a Barcelona? Vi stilo una piccola lista di cose che potrebbero divertire anche i più piccoli (ma non solo!):

– Parque del Laberint d’Horta

È un parco all’interno del quale è possibile trovare un labirinto di siepi, alte abbastanza da non permettere di intuirne l’uscita se non andando a tentativi e trovandosi più volte faccia al muro, costretti a tornare indietro e provare un’altra strada! Io, che non sono più una bambina da un po’, l’ho provato un paio di volte e mi sono divertita… immagino che i bambini lo troverebbero uno spasso. Il labirinto è al centro di un parco più grande, quindi ci si possono trascorrere tranquillamente un po’ di ore di relax, se se ne ha il tempo.

Info pratiche:
Il parco è a pagamento in settimana (il prezzo del biglietto è di 2/3 euro) ma il mercoledì e la domenica l’entrata è gratuita. La metro più vicina è la L3 (linea verde) fermata Mundet.

– Font Màgica de Montjuïc

Difficilmente si può restare indifferenti allo spettacolo che l’acqua di questa fontana crea illuminandosi di colori al ritmo di musica. Stupisce gli adulti e non può che lasciare a bocca aperta i bambini. Potete godervi lo spettacolo ai piedi della fontana o in cima alla scalinata del Palacio Nacional (sede del Museo Nazionale d’Arte di Catalunya). Siccome gli spettacoli durano una ventina di minuti ciascuno, io vi consiglio di guardarli da entrambe le prospettive… non ve ne pentirete! Se vi ci avvicinate troppo, contro vento, potrete trovarvi totalmente bagnati da una doccia extra!

Info pratiche: La fermata della metro più vicina è Plaza de Espanya. Ci arrivano due linee, la L3 verde e la L1 rossa. Lo spettacolo della fontana è gratuito ma è soggetto ad orari. D’inverno gli spettacoli sono solo il venerdì e il sabato sera, ma dalla primavera all’estate i giorni aumentano. In estate è possibile vederla dal giovedì alla domenica, sempre di sera ovviamente. Attenzione però: ogni anno, da inizio gennaio a metà febbraio, di solito la fontana rimane chiusa per manutenzione.

Poble Espanyol

È una sorta di museo a cielo aperto, in cui è possibile passeggiare piacevolmente lontani dal traffico e godere delle bellezze delle varie zone della Spagna riprodotte come fossero piccoli quartieri, uno accanto all’altro. Insomma ci si può spostare dall’Andalucia alla Galizia, soltanto voltando l’angolo! Lo trovo un posto graziosissimo, dove si può trascorrere una giornata in serenità. Per i bambini, molto spesso, soprattutto durante il week end, organizzano eventi, fiere, animazione.

Il week end del 20 e 21 maggio di quest’anno (2017) dalle 10 alle 20 (se qualcuno si trovasse a passare di qui)  ci sarà la fiera annuale dei Playmobil.

Info utili: Metro più vicina Linee L3 – L1 – Fermata Plaza de Espanya. I bambini sotto i 4 anni non pagano il biglietto.

Acquario di Barcelona

Non è assolutamente ai livelli dell’Oceanario di Lisbona o dell’Acquario di Genova, se li avete visti, e il prezzo del biglietto è un po’ caro a mio parere (intorno ai 20 euro), ma per i bambini può essere una piacevole attrattiva. Io, probabilmente avendo come metro di paragone quello di Genova e di Lisbona, sono condizionata nel giudizio. Ma qui parliamo di bambini e l’acquario di Barcelona a loro piacerà sicuramente.

Info pratiche: si trova nei pressi del Port Vell. Le metro più vicine sono la linea L3 Verde, fermata Drassanes o, in alternativa, la linea L4 gialla, fermata Barceloneta.
Comprando il biglietto online si può risparmiare qualcosina, inoltre i bambini piccoli pagano biglietto ridotto.

Parco de la Ciutadella

È un parco con all’interno un laghetto, dove è possibile noleggiare una barchetta a remi. Potrebbe essere un’altra cosa divertente da fare. Il parco è tenuto bene ed è in pieno centro. Dall’Arc de Triomf all’entrata del parco la passeggiata è piacevolissima.

Info utili: La metro più vicina è la linea L1 rossa, fermata Arc de Triomf. Il parco è gratuito ed aperto fino a sera. Ha due entrate, una è quella che proviene da Arc de Triomf, l’altra è nei pressi del quartiere del Born, a pochi passi dalla Estació de França.

Ci sono altre cose che probabilmente sarebbero divertenti per dei bambini qui, Barcelona è bella proprio perché è varia e a misura di bambini come di giovani o adulti, ma per ora direi che mi fermo qui… con queste già avete una vasta scelta di attività che possono accontentare anche i più piccoli. 🙂

Non smettete di viaggiare, se potete. 🙂

Rita

La mia personale Top 10 dei castelli da visitare in Europa

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Castello di Neuschwanstein – Baviera

Una delle mie grandi passioni sono i castelli. Questo è il motivo per cui, ogni volta che vado in giro, se c’è la possibilità di visitarne uno, difficilmente me la lascio scappare. Ho deciso quindi di stilare una piccola lista dei miei castelli preferiti in Europa e che credo valgano una visita.  Ovviamente le foto le ho scattate tutte personalmente. 🙂

Cominciamo subito!

1 – Castello di Neuschwanstein in Baviera (quello che ho scelto come copertina del post).

Si trova nei pressi di Füssen, di fronte ad un altro castello molto bello. L’ho visitato nell’inverno del 2012 (trovi l’articolo sull’on the road in Baviera qui) ed è diventato uno dei miei preferiti, al punto che mi sono comprata anche un puzzle che lo ritrae (i puzzles sono un’altra delle mie mille passioni!). Quando l’ho visitato era ricoperto di neve, cosa che gli regalava un alone di magia ancora più intenso, ma sono certa che anche in primavera dev’essere davvero uno spettacolo.

È al primo posto della mia lista perché è di quei castelli che davvero sembrano usciti da un racconto di fiabe. Ho letto da qualche parte che è uno dei castelli che ha ispirato la Disney ed effettivamente potrebbe essere!

Ricordo che era possibile fare un biglietto cumulativo per visitare questo castello e quello di Hohenschwangau. Io ovviamente li visitai entrambi! Molto belli anche dentro ad esser sincera. La guida fu davvero brava a farci rivivere la vita un po’ folle di re Ludwing II quindi nell’insieme fu una visita davvero degna di nota. Bello, bello, bello. Voto: 10 pieno!

2 –  Castello di Hohenschwangau in Baviera – Germania

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Castello di Hohenschwangau – Baviera

3 – Alcázar di Segovia – Spagna

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Alcázar di Segovia – Spagna

Come è evidente dalla data sulla foto, ci sono stata quasi 10 anni fa, nel lontano (ma non troppo!) 2008. Ero andata a trascorrere una settimana a Madrid e ne ho approfittato per fare una scappata a Toledo e Segovia poco distanti. Purtroppo non sono riuscita a visitare questo castello all’interno perché quel giorno, quando arrivai, lo trovai chiuso. Questo non mi ha impedito di inserirlo nella mia top ten di castelli preferiti, perché già da fuori è davvero stupendo! Anche questo sembra abbia ispirato dei film Disney e la cosa non mi meraviglia affatto… è davvero uno spettacolo. Quando lo vidi, la prima cosa che pensai fu che era proprio così che avevo sempre immaginato un castello delle favole! Prima o poi tornerò per visitarlo all’interno. 🙂

4 –  Palácio da Pena – Sintra (Portogallo)

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Palácio da Pena – Sintra (Portogallo)

Questo è uno dei vari castelli che è possibile visitare a Sintra, in Portogallo (il più bello a mio parere). Da Lisbona è possibile arrivarci in treno in meno di un’oretta se ben ricordo. Anche questo rientra nella lista dei castelli da visitare assolutamente se si è appassionati di castelli, perché è totalmente diverso dagli altri… i colori e la forma lo rendono davvero unico nel suo genere. Ricordo che il biglietto ci costò un bel po’, ma ne valse effettivamente la “Pena”. 😀

5 – Rovine del Castello dei Mori a Sintra – Portogallo

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Castello dei Mori a Sintra – Portogallo

In questo caso più che di un castello, parliamo delle rovine di un castello, quello dei Mori, che pare sia stato distrutto da un incendio e un terremoto. Lo inserisco ugualmente nella mia top ten perché la passeggiata lungo la muraglia mi è piaciuta moltissimo (tra l’altro trovandosi abbastanza in alto non ho sofferto per nulla il caldo, nonostante la passeggiata sia abbastanza lunga. In più, ho goduto di una vista stupenda). È possibile fare un biglietto cumulativo di Palacio da Pena e Palazzo dei Mori, quindi val la pena vederli entrambi, estremamente diversi tra loro.

6 – Alcazar di Siviglia – Spagna

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Esterno dell’Alcazar di Siviglia – Spagna

L’Alcazar di Sevilla rientra nella mia top ten non tanto per l’aspetto esteriore, quanto per ciò che nasconde all’interno che mi ha davvero impressionata. L’influenza araba è davvero tangibile e sono rimasta a lungo col naso all’insù ad osservare e fotografare quello che vedevo… lo consiglio senza ombra di dubbio. C’è un giorno in cui è perfino gratuita la visita, ma anche pagando, vale decisamente la pena entrarci. (Se vuoi saperne di più dai un’occhiata all’articolo che ho dedicato proprio all’Alcazar di Siviglia).

7 – Palacio de la Aljafería di Saragozza – Spagna

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Palacio de la Aljafería di Saragozza – Spagna

Questo castello fu una piacevole sorpresa. Lo scoprii quando decisi di concedermi un fine settimana in solitaria a Saragozza, un paio di anni fa. Da Barcelona ci si arriva in poche ore d’autobus, quindi feci il biglietto e partii, senza pensarci due volte sù. L’interno, di chiara influenza araba in alcuni punti, mi impressionò abbastanza. Posso dire che insieme alla Basilica del Pilar è la cosa più bella che ho visto in quel week end. Merita decisamente.

8 – Alhambra di Granada – Spagna

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Alhambra di Granada – Spagna

Non può mancare nella mia top ten. Spiegare in poche parole che cos’è l’Alhambra di Granada sarebbe un’utopia, tanto che fin’ora non sono riucita a scriverci sopra nemmeno un post (magari prima o poi ci riuscirò). L’Alhambra è una mini città e va vissuta a pieno… non la si può raccontare. Bisogna perdersi tra i suoi giardini, nei suoi porticati, tra le sue stanze… non a caso la visita di solito presuppone 3/4 ore e per visitarla è necessario prenotare mesi prima per non rischiare di arrivare a Granada e andare via senza aver visto uno dei suoi gioielli più preziosi.

9  – Castelo de São Jorge di Lisbona – Portogallo

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Castelo de São Jorge di Lisbona – Portogallo

Il castello di São Jorge di Lisbona si trova nella parte più alta della città dell’antica cittadella medievale (Alcazaba) e regala un bellissimo panorama. Io ci sono stata in pomeriggio, quindi ho potuto godere della vista anche al tramonto. Una delle cose che mi è rimasta impressa è che tra le sue mura, nel pomeriggio, iniziarono ad esibirsi artisti di strada che suonavano e cantavano musiche tipicamente portoghesi, e questo rese l’atmosfera tra le mura del castello ancora più speciale. Mi sembra ancora di sentire le note risuonare tra i torrioni, se ci ripenso… 

10 – Castell de Montjuïc a Barcellona – Spagna

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Esterno del Castell de Montjuïc a Barcellona – Spagna

Il Castell de Montjuïc, come lo chiamano qui, è situato nel punto più alto della montagna di MontJuic e rappresenta oggi una sorta di Mirador, dal quale è possibile godere di una splendida vista su Barcellona. Ha intorno il tipico fossato, dove l’acqua è stata sostituita da erba. Durante la guerra civile spagnola questo castello fu trasformato in una prigione, per poi passare in tempi recenti ad essere sede del Museo Militare. Attualmente è sede di alcuni eventi culturali e d’estate al suo esterno, si organizza anche un cinema all’aperto.

Questa è la mia temporanea top ten dei castelli più belli visitati in Europa. Qual è la vostra? Avete dei castelli da consigliarmi e che secondo voi valgono assolutamente una visita? Io prendo appunti!!! 😀

In seguito magari stilerò anche la mia personale Top Ten dei Castelli più belli visitati in Italia… anche nel nostro bel Paese ne abbiamo di bellissimi!

Portogallo – Il Festival delle Sculture di Sabbia in Algarve (FIESA)

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Festival delle Sculture di Sabbia in Algarve

Uno dei ricordi che conservo dell’Algarve, a parte quello delle sue meravigliose spiagge e l’immagine di posti graziosissimi come Albufeira e Lagos, è il Festival Internazionale delle sculture di Sabbia (FIESA).

Scoprii per caso la sua esistenza poco prima di partire per il Portogallo, mentre raccoglievo tutte le informazioni sul posto, grazie alle foto di un viaggiatore che ci era stato poche settimane prima. Per mia fortuna aggiungerei, perché stranamente non avevo letto da nessuna parte della cosiddetta Sand City! E siccome a me le cose particolari piacciono un sacco, mi documentai e andai a vederla!

Pare che si tratti dell’unica esposizione di questo tipo di tutta la Penisola Iberica. Quindi, siccome io sono stata fortunata a scovarla, consiglio a tutti quelli che si trovassero da quelle parti e che, come me, amano le cose un po’ fuori dal comune, di farci un salto! 😀

In pratica è una zona recintata (si paga un biglietto di circa 9 euro per entrare) in cui artisti provenienti da tutto il mondo creano sculture di sabbia grandissime seguendo il tema che viene scelto per la fiera di anno in anno. Le statue arrivano a misurare fino a 10 metri o più e sono in esposizione da aprile a ottobre se ben ricordo (io ci son stata in agosto).

Non ho idea di come si mantengano in piedi tutta l’estate, fatto sta che erano perfette e il colpo d’occhio quando si entra è indubbiamente molto bello! Sono raccolte in uno spazio che si gira in una mezz’oretta circa, ma personalmente ci ho passato dentro molto più tempo scattando foto ad ogni scultura… sono fatte davvero bene!

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Festival delle Sculture di Sabbia in Algarve

Quando l’ho vista io, alcuni anni fa, il tema era “Gli Idoli” e le sculture rappresentavano, appunto, idoli di ogni tipo, scienziati, scrittori, star del cinema, della musica, dei fumetti e addirittura quelle dei film animati come Madagascar! Insomma, ce n’era per tutti i gusti!

L’esposizione si trova esattamente a Pêra, in Algarve. Noi ci siamo arrivati partendo da Albufeira, con un bus che ci ha portato direttamente all’entrata dell’esposizione. Ma anche da Lagos e Portimão c’erano dei bus che ci arrivavano.

Andarci di giorno permette di vedere meglio le sculture e scattare belle foto, ma anche di sera è molto carino perché le sculture vengono illuminate e l’atmosfera si trasforma, soprattutto quando inizia anche un po’ di musica.

All’interno del recinto c’è anche un bar e, a volte, vengono organizzati degli spettacoli, quindi ci si può tranquillamente trascorrere qualche ora in modo decisamente originale!

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Festival delle Sculture di Sabbia in Algarve

Se vi trovate in Algarve, vi consiglio di visitarla… a me è piaciuta tantissimo, e semmai dovessi tornare da quelle parti, ci andrei sicuramente di nuovo! Anche perché ogni anno il tema cambia quindi, ci sarebbe sicuramente altro da scoprire! 🙂

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Festival delle Sculture di Sabbia in Algarve

Isola di Capri su due ruote!

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Avete mai visitato quel gioiellino che è l’Isola di Capri? E soprattutto, avete mai provato a girarla in scooter? Io l’ho fatto domenica scorsa e, se amate i paesaggi che lasciano senza fiato e avete una passione per i mezzi a due ruote, vi consiglio di provare quest’esperienza!

In realtà, anche se non amate le due ruote, vi consiglio ugualmente di visitare quest’isola che è davvero stupenda. I trasporti sono organizzati bene e la si gira tranquillamente in bus, funicolare e a piedi. L’unica cosa che vi consiglio, soprattutto se desiderate vedere gli scorci più caratteristici, sono un paio di scarpe comode.

Io l’ho girata in scooter e questo mi ha permesso di evitare un po’ di code alle fermate degli autobus che, per quanto frequenti, questo week end erano sempre un po’ lunghette. Comunque, se si vogliono cogliere gli scorci da diverse prospettive, c’è tanto da camminare anche a piedi… ma ne val davvero la pena! 😀

Partiamo dal viaggio per raggiungere l’isola: noi abbiam preso un aliscafo dal porto di Napoli (Molo Beverello) ma c’è anche la possibilità di prendere un traghetto. Il traghetto ci mette poco più di un’ora e l’aliscafo più o meno 45 minuti. La differenza di prezzo tra i due invece è di circa 5 euro a tratta. Noi abbiamo pagato intorno ai 40 euro andata e ritorno (entrambe in aliscafo).

Il mio consiglio è di comprare il biglietto online per scegliere bene l’orario di partenza e soprattutto per evitare le file al porto. Anche se si è comprato il biglietto online però, bisogna presentarsi una mezz’oretta prima alla biglietteria, per ritirare la carta d’imbarco (noi ci abbiamo messo due minuti esatti, senza file).

Arrivati al porto di Capri, siamo passati all’ufficio del turismo, dove ci siamo procurati una mappa dell’isola. Dal porto c’è una funicolare che porta a Capri centro. Noi eravamo intenzionati a prendere questa quando abbiamo avuto l’idea di noleggiare uno scooter.

Amando le due ruote ci è sembrata un’ottima idea quindi siamo entrati nel negozio lì al porto per informarci. L’offerta ci è sembrata accettabile: per 50 euro abbiamo noleggiato lo scooter per tutto il giorno con benzina inclusa. Ci han dato anche la possibilità di parcheggiare gratis in tutte le sedi di noleggio sparse per l’isola. Questo ci ha semplificato enormemente la vita e permesso di vivere l’isola sotto una prospettiva totalmente diversa. Abbiamo camminato ugualmente (soprattutto nella zona di Capri dove tocca lasciare lo scooter prima del centro e girare a piedi) ma ci siamo spostati da Capri ad Anacapri e nei vari punti dell’isola godendo della meravigliosa sensazione che ti da scorgere man mano il paesaggio che cambia e quella sensazone di totale libertà che chi ama le due ruote può sicuramente comprendere a pieno! 🙂

La prima meta è stata Anacapri. Siamo arrivati fino al Faro, dove abbiam trovato il Belvedere del Sognatore (nome che ho adorato).

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Panorama dal Belvedere del Sognatore – Anacapri

Dopo aver scattato alcune foto siamo scesi fin giù, dove c’è anche un barettino… non era necessario ma non potevo perdere l’occasione per provare a scattare qualche foto da una prospettiva diversa!

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Anacapri

Ci siamo poi rimessi in marcia per raggiungere la zona della Grotta Azzurra. Ci era stato già detto che a causa dell’alta marea era impossibile entrare a visitarla, ma ci han consigliato ugualmente di scendere fin lì per godere del panorama… ed effettivamente avevano ragione! Siamo riusciti ad arrivare ad un passo dalla grotta ma purtroppo era impossibile guardare all’interno da dove eravamo. Desideravo visitarla dentro ma pazienza, abbiamo un motivo in più per ritornare a Capri!

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Entrata della Grotta Azzurra non visibile a causa dell’alta marea

Dopo aver scattato qualche foto, risaliamo in sella allo scooter e ci avviamo verso il centro di Anacapri, dove cominciamo a girare a piedi. Ci sono dei negozietti caratteristici e un percorso di cose da visitare, indicate su una mappa all’entrata del centro storico.

Noi abbiamo seguito il percorso e ci siamo concessi la visita della chiesa di San Michele. Avevamo letto che il pavimento era totalmente in maiolica ed eravamo curiosi di vederlo. L’entrata costa 2 euro e la visita dura pochissimi minuti perché è una chiesetta piccola ma effettivamente il pavimento in maiolica (che rappresenta l’Eden) merita davvero! Non ho mai visto un pavimento dipinto così! Ovviamente non è possibile passeggiarci sopra, quindi hanno montato delle travi lungo tutto il perimetro che permettono di guardarlo da ogni prospettiva senza calpestarlo.

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Interno della Chiesa di San Michele – Anacapri

Terminata la visita del centro di Anacapri ci siamo diretti verso Villa San Michele, che però non abbiamo visitato all’interno per questioni di tempo. Era già ora di pranzo e ci mancava ancora Capri da visitare. Abbiamo però goduto del panorama del belvedere che la circonda e che ci ha lasciati abbastanza a bocca aperta.

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Panorama Belvedere Villa San Michele – Anacapri

Subito dopo ci siamo diretti verso Capri, concedendoci prima una deviazione verso Marina Piccola, che ci ha regalato nuove prospettive dell’isola e da cui mi son divertita a scattare tante foto… eh sì, quando comincio a scattar foto non mi fermerei più!

Da lì abbiamo iniziato a scorgere i famosi Faraglioni.

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Marina Piccola e Faraglioni – Capri

Arrivati presso la famosa Piazzetta di Capri, abbiamo abbandonato lo scooter e camminato prevalentemente a piedi. Il centro è graziosissimo. Probabilmente se avessi potuto visitarlo con un po’ di folla in meno e più tempo a disposizione lo avrei gradito ancor di più, ma purtroppo credo sia difficile trovare Capri non presa d’assalto dai turisti. A ben ragione direi!

Dal centro abbiamo seguito il percorso che ci ha condotti ai Giardini di Augusto (davvero curatissimi e pieni di coloratissimi fiori) da dove abbiamo potuto osservare i Faraglioni più da vicino. Il biglietto ci è costato appena 1 euro a persona.

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Giardini di Augusto – Capri

 

Ultima tappa prima di tornare al porto per prendere l’Aliscafo è stata Via Tragara, una passeggiata di una decina di minuti a piedi che consiglio vivamente perché ci ha permesso di godere di quello che per me è stato uno dei più bei panorami dell’isola.

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Via Tragara – Capri

Arrivati in fondo alla via, c’è la possibilità di scendere una lunga scalinata di circa 20 minuti (almeno questo è quanto dicevano le indicazioni) che porta proprio a due passi dai Faraglioni. Noi, per questioni di tempo e un po’ anche di stanchezza, abbiamo desistito dall’impresa, godendoci un po’ di vista dal Belvedere di Via Tragara, prima di tornare indietro a recuperare il nostro scooter e dirigerci verso il Porto di Marina Grande per riconsegnarlo prima di partire.

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Panorama da Via Tragara – Capri
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Faraglioni da Via Tragara – Capri

Purtroppo non siamo riusciti a vedere proprio tutto di questa splendida Isola. Per farlo ci sarebbe stato bisogno di qualche giorno in più, ma contiamo di ritornarci per riprendere da dove abbiamo lasciato!

Sicuramente girarla su due ruote ci ha reso il tutto più piacevole e ci ha fatto anche risparmiare tempo quindi, col senno di poi, posso dire che è stata un’idea più che azzeccata e che è un’esperienza che consiglio decisamente!

Portogallo da nord a sud in BUS: si può fare!

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Mimo lungo le rive del Douro – Oporto

Ho scattato questa foto lungo le rive del fiume Douro a Oporto, presso la Ribeira, in un pomeriggio assolato dell’agosto del 2012. Oporto è stata la prima tappa di uno straordinario tour del Portogallo che si concluse a Faro, in Algarve, dopo 10 giorni super intensi e ricchi di emozioni. Fu un viaggio che – nonostante le difficoltà iniziali e le aspettative decisamente alte di cui lo avevo caricato – riuscì ad essere perfino più bello di quanto io stessa avessi immaginato.

Probabilmente i contorni di questo piccolo grande sogno iniziarono a delinearsi già da quando, nel 2000, cominciai a studiare all’università la lingua e la cultura Portoghese. Più mi avvicinavo alla letteratura, alla storia, alla cultura di questo straordinario Paese, più ne rimanevo affascinata. Il desiderio di conoscere la terra di Pessoa e Camões cresceva giorno per giorno e col tempo, inevitabilmente, l’organizzazione di un viaggio per realizzare questo sogno divenne un obiettivo sempre più concreto. Così, in breve tempo, il Portogallo scalò la mia Wishlist dei viaggi da fare, fino a raggiungere il primo posto.

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Dall’alto della Torre di Belem – Lisboa

Da quel momento cominciai a documentarmi sul serio, a raccogliere tutte le informazioni possibili per organizzare un tour on the road… volevo conoscere il Paese nelle sue sfumature, le differenze tra un posto e un altro, perdermi tra la sua gente e viverlo nella sua pienezza.

Il mio entusiasmo però non aveva fatto i conti con le difficoltà davanti alle quali la vita a volta ci pone: non avevo idea che la realizzazione di questo sogno avrebbe dovuto attendere almeno 12 anni! Il destino a volte ti costringe a giri un po’ lunghi prima di permetterti di realizzare alcuni desideri… ma a me piace pensare che sia perché vuole saggiare la nostra determinazione nel portarli a termine. Magra consolazione forse… oppure semplicemente questione di prospettive! 🙂

In ogni caso, immaginate la mia faccia quando, dopo anni che provavo ad organizzarlo, nel 2012 finalmente sono sul punto di partire e il viaggio rischia di saltare ancora una volta per un imprevisto!

In pratica, poco prima di partire, si presentò un problema con la carta di credito che non ci permise più di affittare la macchina con cui avremmo dovuto girare il Portogallo. Ovviamente le provai tutte prima di demordere ma, senza carta di credito, non ci fu verso di convincere nessuna agenzia a lasciarci noleggiare un’auto! A quel punto, non so se fu la mia testardaggine o la determinazione a partire “costi quel che costi” quello che mi spinse ad escogitare il piano B, fatto sta che in pochi giorni decisi: saremmo partiti uguale e avremmo girato tutto il Portogallo in BUS!

Raccolsi tutte le informazioni sui collegamenti, calcolai i tempi, gli itinerari e decisi che non avrei permesso al viaggio di saltare per l’ennesima volta. Volevo farlo e, difficoltà o meno, questa volta sarei partita. Se questo significava sperimentare un nuovo modo di viaggiare… beh, vorrà dire che lo avremmo provato!

Fu così che, il nostro viaggio on the road per il Portogallo ebbe la particolarità di essere fatto completamente in bus invece che in auto. E, col senno di poi, devo ammettere che questo cambiamento da ultimo minuto non lo rovinò minimamente, anzi… lo arricchì di nuove esperienze che probabilmente ci saremmo perse viaggiando in auto.

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Dall’alto del Castello di São JorgeLisboa

Il lato negativo fu che dovemmo rinunciare ad un paio di tappe del tour, condizionati dagli orari dei bus a cui dovemmo ovviamente adeguarci, ma – a parte questo – tutto filò liscio e viaggiare in questo modo ci permise di vivere il Paese e la sua gente ancora di più di quanto lo avremmo fatto viaggiando in auto, aggiungendovi anche quel pizzico di avventura ed imprevedibilità che non potette che renderlo ancora più interessante.

Percorremmo da Nord a sud il paese visitando Porto – Nazaré – Fatima – Lisbona – Sintra – Lagos – Albufeira e Faro contando solo sugli autobus che collegano una città all’altra del Paese. Devo ammettere che i collegamenti sono organizzati benissimo e viaggiare da passeggeri per una volta non è stato affatto male. Se mi guardo indietro e ci ripenso mi è persino piaciuto farlo e – se tornassi indietro –  rifarei quel viaggio esattamente così, non cambiandolo nemmeno di una virgola.

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Palácio da Pena – Sintra

A volte ci vuole un po’ a realizzare un sogno, in alcuni casi tocca scendere a compromessi, ma se non si demorde e si trasformano gli ostacoli in opportunità… perfino quello che sembra impossibile diventa possibile. Magari diverso, ma possibile. 🙂

Vi saluto con questa riflessione notturna, una Poesia di Pessoa che adoro e qualche foto delle centinaia scattate in Portogallo:

Per essere grande, sii intero:
non esagerare e non escludere niente di te.
Sii tutto in ogni cosa.
Metti tanto quanto sei, nel minimo che fai,
come la Luna in ogni lago tutta risplende,
perché in Alto vive. 

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Torre di Belem – Lisboa

Barcelona e le sue tradizioni: 23 aprile – Diada de Sant Jordi

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Bancarella di rose rosse con draghetto sulla Rambla

Potrei continuare a raccontarvi di altre esperienze di viaggio ma – come ho già accennato qualche volta – questo blog segue il flusso dei miei pensieri e va a ritmo con la mia vita, quindi, dato che qui in Catalunya oggi è un giorno speciale, la cosa che mi viene più naturale è quella di raccontarvi qualcosa sulla festa di Sant Jordi.

Per aiutarvi a comprendere quanto questa festa sia sentita qui, vi dico solo che oggi a Barcelona c’è una tale affluenza di gente per le strade, che perfino trovare un angolino per allacciarsi le scarpe senza essere calpestati dalla folla può risultare un’impresa non da poco! E, se non mi credete… vi sfido a provarci! 😀

Ma andiamo per ordine: che cosa succede a Sant Jordi? Perché è tanto speciale?

In primis Sant Jordi è il patrono di Catalunya, e questa sarebbe già una ragione fin troppo valida qui per festeggiare. Ma il motivo dei festeggiamenti non si riduce a questo. Per rispondere con poche parole, potrei dire che è una sorta di San Valentino spagnolo ma nemmeno questo renderebbe giustizia a questa festa. Sinceramente sentirei perfino di fare un torto ai catalani e alla loro tradizione nel paragonare le due feste tra loro. Hanno indubbiamente qualcosa in comune ma, a mio parere, Sant Jordi è una festa molto più carina e originale di San Valentino.

Tradizione vuole che, il giorno di Sant Jordi, l’uomo regali alla sua donna una rosa rossa e lei ricambi regalando a lui un libro. È per questo che la città il 23 aprile si trasforma in un’immensa libreria a cielo aperto (in modo particolare Piazza Catalunya e tutta la Rambla, ma non solo). Ci sono gli stand delle grandi librerie dove autori di libri famosi firmano copie ma anche tantissime bancarelle di librerie più piccole o di venditori improvvisati che preparano un banchetto con alcuni volumi (anche usati in alcuni casi) e approfittano della giornata per guadagnarsi qualche soldo extra.

Accanto alle bancarelle di libri spuntano quelle piene di rose rosse, ma mi è capitato perfino di vederne qualcuna che fosse un mix di entrambe. Quella che si respira è un’atmosfera che fonde tradizione e romanticismo e che da alla città un aspetto particolarmente frizzante e allegro. È quasi impossibile incontrare qualcuno in giro che non abbia con sé un libro o una rosa (io son tornata a casa con entrambi!).

Quello che la rende però ancora più speciale secondo me è che lo scambio dei doni, col passare del tempo, ha assunto una connotazione più ampia, e ora non si regalano libri o rose solo a fidanzati o compagni ma anche ad amici, familiari e persino a colleghi… è una giornata che celebra l’Amore in ogni sua forma, quindi è diventata un po’ una festa per tutti. In molti oggi mi han salutato con “Buena Diada” e ho sentito un po’ la sensazione di quando qualcuno ti augura Buon Natale,  con la piccola differenza che in questo caso siamo in piena Primavera!

Oltre a libri e rose però, la festa di San Jordi ha un altro grande protagonista, presente in quasi tutte le bancarelle di fiori: il Drago. Ma, cosa c’entra ora il Drago con le rose?

Non so se ve lo state chiedendo anche voi… io, curiosa come sono, me lo sono chiesta e – siccome la curiosità in qualche modo devo placarla – mi sono informata. Il Drago c’entra perché, insieme alla rosa rossa, ricorda la leggenda popolare di San Giorgio

Praticamente la leggenda racconta di un Drago che, nel Medioevo, terrorizzava gli abitanti di Montblanc. Questi poveretti, per placare la sua ira, sorteggiavano di volta in volta una persona per sfamarlo (non perché gli desse da mangiare ma perché gli facesse proprio da cena). Quando la cattiva sorte toccò alla figlia del re, l’arrivo provvidenziale di un cavaliere la salvò. Sant Jordi (era lui ovviamente il cavaliere) uccise il drago. Dal suo sangue apparve una rosa rossa che l’uomo donò alla principessa.

Ecco spiegato il perché dei draghi e delle rose di Sant Jordi.

Ammetto che come festa mi piace molto perché unisce la mia passione per i libri a quella per i Draghi e quella per la primavera in generale, quindi per me un voto di 8 pieno alla festa di Sant Jordi. 🙂

Intanto si attende la prossima festa: la noche de San Juan!

Portogallo – Nazaré e l’Oceano a un palmo di naso!

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Oceano e spiaggia dei surfisti fotografata dalla scaletta del faro

Avete mai provato quella sensazione di libertà che riempie totalmente i polmoni, che vi fa sentire in pace con l’universo e che vi da l’impressione che il tempo si sia fermato?

Ecco, io credo di averla sperimentata sulla spiaggia di Nazaré, in Portogallo, qualche anno fa. Parlo della spiaggia dei Surfisti, quella a cui si arriva andando verso il faro (quindi non quella al centro del paesino). La gente del posto mi ha raccontato che d’inverno lì le onde raggiungono livelli altissimi e che per questo quella spiaggia ha anche vinto qualche premio. Io ci sono stata in pieno agosto e non posso confermarlo, ma posso assicurare che anche in estate il colpo d’occhio che si prova su quella spiaggia deserta è straordinario!

Ogni volta che ci ripenso mi rivedo lì, sola, davanti alla potenza dell’oceano sconfinato e mi sento davvero in pace col mondo… è una sensazione inspiegabile. A volte penso che una tale emozione sia dovuta al fatto che io adoro il mare e che quello fu il mio primo contatto vero con l’Oceano, ma poi mi rispondo da sola che non è così, non può essere questa l’unica ragione. Ne ho visti altri di posti in cui l’Oceano si mostrava davanti a me nella sua maestosità, e non nego di essermi ogni volta emozionata, ma MAI ho sperimentato la stessa sensazione che mi ha trasmesso quella spiaggia lì e che mi trasmette tutte le volte che ci ripenso o che sfoglio le fotografie di quel viaggio. Non posso credere che la ragione si riduca tutta alla mia prima volta con l’Oceano, anche se credo che l’elemento sorpresa abbia avuto il suo peso indubbiamente. Personalmente credo che quella spiaggia sia magica (di certo lo sarà sempre per me). Lì la potenza dell’oceano esplode in tutta la sua bellezza come se non avesse limiti o confini, non distingui più dove finisci tu e dove comincia lui… è un incontro d’anime che non può lasciare indifferenti!

Se ripenso a Nazaré comunque, mi rendo conto che non è solo quella spiaggia che la rende deliziosa. A renderla speciale è l’insieme dei suoi colori, la cortesia e la semplicità delle persone che la animano, l’atmosfera che si respira appena ci si mette piede, e tante piccole cose a cui le parole non potrebbero mai render giustizia… Nazaré è questo e altre meraviglie che conservo nel cuore e nel mio personale album dei ricordi, che di tanto in tanto sfoglio e che mi piace condividere.

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Nazaré – Centro

Nazaré è stata stata una delle meravigliose tappe del tour on the road del Portogallo che ho realizzato qualche estate fa e che ogni tanto mi piace rivivere.

Uso il termine realizzato non a caso, perché quel viaggio è stato proprio la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo e che mi ha dato la possibilità di conoscere un Paese che ha tanto – ma davvero tanto – da raccontare, da mostrare, da conoscere. E, se ripenso a tutte le difficoltà affrontate per realizzarlo, quasi non ci credo di esserci riuscita.

Ancora una dimostrazione che Se puoi sognarlo, puoi farlo.

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Ma vi parlerò con più dettagli e poco per volta di questo Paese che mi ha conquistata, sempre seguendo il flusso libero dei miei pensieri. Mi piace che i ricordi e i racconti seguano l’istinto perché questo li rende veri e autentici, come le sensazioni che ogni luogo visitato mi trasmette. E il Portogallo è un mondo da scoprire passo passo… solo così si può sperare di rendergli giustizia come merita! 🙂

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Spiaggia dei surfisti – Nazaré

Barcelona, un sogno ed un biglietto di sola andata…

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Gabbiano al tramonto – Port Vell

Oggi vi parlo un po’ di me, di un salto, dei sogni e del coraggio che a volte serve per renderli realtà. Mi allontano un po’ dall’Andalucia e dai miei racconti di viaggi, ma neanche troppo dato che resto ancora nella magica terra spagnola, che amo e che mi ospita da quasi un anno e mezzo. Forse non ne ho fatto ancora cenno, ma dal 19 gennaio del 2015 è cominciata per me l’avventura da “espatriata”, da cittadina straniera a Barcelona, una città che adoro da quando la prima volta la visitai, nel lontano 1998, ad appena 18 anni. Chi lo avrebbe detto allora che a distanza di un bel po’ di anni mi ci sarei trasferita!

Beh, in realtà mi ero concessa di sognarlo qualche volta, ma era uno di quei pensieri che dopo dieci minuti richiudi in un cassetto facendo spallucce e sospirando tra le labbra un “magari”… Ed invece eccomi qui. Ci ho messo un po’, ma alla fine ho dimostrato a me stessa che Se puoi sognarlo, puoi farlo, basta solo volerlo davvero ed avere il coraggio di saltare, con le dovute protezioni, ma non troppe da impedirti di godere l’ebbrezza del volo! 🙂

Da questo deriva il titolo del mio Blog, che rappresenta questo slancio positivo, legato alla mia ferma convinzione che, in qualunque cosa, basta un po’ di coraggio (a volte più di un po’) e determinazione e quel “Magari” sussurrato può magicamente trasformarsi in un “perché no?”.

Avevo sempre sognato di comprare il famoso biglietto di sola andata, quello con il quale parti e non sai quando e se torni, quello che suggerisce avventura, nuovi percorsi, nuove scoperte, nuove persone, ma che nasconde anche tanti timori, dubbi, perplessità. Era una di quelle cose che sentivo dentro da sempre ma che in fondo quasi non osavo nemmeno confessare a me stessa. Ho sempre adorato viaggiare, è una delle mie più grandi passioni da sempre (uno dei motivi per cui ho studiato lingue) ed ho sempre fatto di tutto per vedere qualunque posto, da quelli più vicini a quelli più lontani: qualunque luogo  nasconde delle sorprese e delle cose che vale la pena conoscere o vedere, anche se si trova dietro l’angolo.

Ho sempre immaginato ogni posto visitato, ogni nuova città scoperta, come una figurina da incollare in un album da milioni di pagine che ha il vantaggio di non finire mai…ci sarà sempre una pagina da riempire, una nuova immagine da fissare nella memoria, come una foto sul tuo personale album del mondo, di cui intravedi solo i contorni prima ed a cui dai forma e colore poi…

Credo sia impossibile descrivere quello che per me vuol dire viaggiare, visitare, conoscere, scoprire… è tutto legato alle sensazioni, alle emozioni che provo. Si fa fatica a tradurlo in parole.

Ma torniamo al salto ed al mio biglietto di sola andata. Beh, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare ed un po’ di sano gusto per il rischio, quindi non è stato facile lasciare tutto e partire, ricominciare tutto da capo, sola, in terra straniera, ma – come cita un film che mi è piaciuto molto – “Se non hai mai tentato, non hai mai vissuto”… ci sono cose per cui vale la pena rischiare, prendere un lungo respiro, chiudere gli occhi e saltare! Ed è così che, nel giro di una settimana, ho preso una delle mie tante decisioni istintive, quelle dettate dal cuore, dal luccichio nei miei occhi ogni volta che soppesavo l’idea di farlo davvero… ho visto il treno che passava e, senza pensarci due volte, ho comprato il mio biglietto di sola andata: direzione Barcelona, per la quarta volta nella mia vita, la prima volta per restarci.

In realtà sono partita con l’idea di star qui 2/3 mesi per “vedere come va”, per “sperimentare cosa si prova”, “per mettermi alla prova”, per tirare fuori quel sogno chiuso da tanto in un cassetto e provare a renderlo realtà, perché avevo bisogno di nuovi stimoli, perché volevo conoscermi ancora di più, e per mille altre ragioni se ci penso, ma prima di ogni altra cosa perché lo dovevo a me stessa. Ne ho passate tante e avevo bisogno di dimostrare a me stessa che se davvero vuoi, puoi. Ed eccomi qui, straniera in terra catalana (tempo fa avrei detto spagnola, ma in onore dei catalani che mi ospitano e che so che ci tengono, voglio avere questa piccola attenzione…).

In ogni caso, a dimostrazione del fatto che è bello anche non programmarla la vita, dopo un anno e mezzo circa sono ancora qui, sempre più innamorata di questa città e sempre più contenta della decisione presa. Non so dire se ci resterò a vita o quanto ci resterò, mi piace vivere giorno per giorno, in base al flusso delle emozioni che ciò che mi circonda mi da, ma so che al momento ci sto davvero bene e che compiere quel salto, mettendo da parte per un attimo le mille paure e i mille dubbi che avrebbero potuto farmi desistere, è stata una delle cose migliori che abbia fatto nella mia vita. Ogni tanto è fondamentale ricordare a se stessi che “Se puoi sognarlo, puoi farlo” e che i Magari, possono davvero diventare “Perché no?” quando lo si vuole davvero… 🙂

La Torre dell’Oro e il Real Alcazar di Siviglia

Sfogliare tra gli album di fotografie mi piace da morire. Non solo per il fatto che farlo mi riporta alla mente ricordi, ma anche perché la memoria li riporta a volte indietro in modo casuale, seguendo istinto e sensazioni. La foto crea un input, poi le immagini vanno da sé nella mente, seguendo una loro bizzarra logica.

Ed è proprio a questa sorta di logica selvaggia alla quale mi sto affidando in questi giorni per descrivere il mio più recente viaggio. Non sto seguendo l’ordine cronologico dei luoghi che ho visitato, ma una sorta di filo conduttore dettato dal puro istinto… un po’ come mi capita in tutte le cose più importanti nella mia vita. Penso, penso, penso, rifletto e perdo il sonno, ma poi le decisioni più importanti, quelle che contano davvero, le prendo sempre basandomi sull’istinto del momento, sulle sensazioni… e difficilmente mi sbaglio.

Ma questo è un altro discorso.

Volevo tornare invece a Siviglia. Ho più di una volta in questi giorni accennato al fatto che mi avesse decisamente impressionato il Real Alcazar. Bene, credo sia arrivato il momento di dedicargli qualche riga.

Il primo giorno a Siviglia, come già accennato, mi dovetti rassegnare all’idea di rimandare la visita di Cattedrale e Giralda al dì successivo per le ragioni già spiegate, quindi – dopo aver accontentato lo stomaco che brontolava – abbiamo studiato il piano di battaglia per il pomeriggio.  All’ufficio del turismo ci avevano dato un foglio utilissimo in cui erano indicati orari e prezzi di un po’ tutto ciò che c’era da visitare in città. L’abbiamo studiato un po’ e abbiamo notato che la Torre dell’Oro era gratuita quel giorno e che si poteva visitare perfino il Real Alcazar gratuitamente dalle 18 in poi (forse le 19, non sono sicura).

In ogni caso, ci siamo diretti prima alla torre, che si trova sulla sponda del fiume Guadalquivir e dalla quale abbiamo goduto di una bella vista sul fiume, e subito dopo a far fila per l’Alcazar. La Torre dell’Oro ha al suo interno un piccolo museo marinaro, che comprende anche alcuni modelli di galeoni sotto vetro. Carini per me, ma immagino di più per un appassionato del genere. Nella mia mente, mentre gironzolavo tra i reperti marinari, c’era già la frenesia di salire in cima e scattare delle foto al fiume dall’alto della torre… e vabbè, ognuno ha le sue passioni e le sue debolezze: la fotografia è una delle mie, soprattutto quando riguarda i paesaggi! Questa Torre mi ha ricordato un po’ la Torre di Belem di Lisbona, con la differenza che la Torre dell’Oro di Siviglia da sul fiume, mentre la seconda sull’Oceano se ben ricordo… Giusto una sottile sottile differenza!!! 😀

Dopo essere saliti ed aver scattato qualche foto, abbiamo preso direzione Alcazar, con l’idea che, essendo gratuito quella sera, tutti si sarebbero accalcati a far la fila e che quindi sarebbe stato meglio anticiparsi.

Non ci eravamo sbagliati di molto, solo che tutti abbiamo avuto la stessa idea e si è creata una situazione decisamente bizzarra. La fila, per quanto molto lunga, era altrettanto rapida, quindi ci siamo resi conto – noi come chi ci seguiva e chi ci precedeva – che saremmo arrivati al botteghino con un bel po’ di anticipo e che di conseguenza avremmo pagato comunque l’entrata!

Di conseguenza la scena si presentava più o meno così: molti che erano in fila avanti a noi si spostavano di lato e lasciavano passar la gente avanti, altri creavano una sorta di capannelle laterali riflettendo sul da farsi, la fila avanzava ma in realtà erano pochi quelli che proseguivano davvero perché nessuno voleva arrivare troppo presto! Alcuni valutavano perfino l’idea di rifarsi la lunghissima fila da capo (ammetto che per qualche istante abbiamo soppesato anche noi l’idea).

Alla fine però, complice il sole a picco che ci stava decisamente abbrustolendo ed il fatto che ho realizzato che dall’orario di entrata gratuita alla chiusura ci passava solo un’ora, abbiamo deciso che avremmo pagato il biglietto e saremmo entrati subito, fregandocene dell’entrata gratuita. Almeno così potevamo prenderci tutto il  tempo per goderci il palazzo ed i suoi giardini, senza dover correre per star dentro coi tempi… e devo dire che ne è valsa ampiamente la pena!!!

L’interno mi ha impressionata. Probabilmente perché non avevo ancora visto l’Alhambra di Granada, ma davanti ai porticati di chiara fattura Araba sono rimasta col naso in sù e la bocca aperta per un po’. Questo prima che mi prendesse la solita frenesia di immortalare con la macchina fotografica ogni arco e ogni colonna, da ogni prospettiva possibile. Una vera Meraviglia comunque.

Abbiamo successivamente attraversato delle stanze con degli Arazzi enormi degni di nota, ma il mio pensiero era ancora al porticato di archi lasciato alle mie spalle e ci è rimasto per un po’. Sono riuscita a “distrarmi” solo quando mi sono trovata all’esterno ed ho visto i  giardini. Abbiamo percorso una sorta di corridoio coperto ma aperto sui lati, che tagliava tutti i giardini dell’Alcazar e permetteva di averne una stupenda ed ampia visuale dall’alto.

Questo “camminamento coperto” (ha un nome ma non riesco a ricordarlo al momento) permette di ammirare a destra ed a sinistra i vari giardini, differenti tra loro ma che si susseguono uno dopo l’altro in perfetta armonia. C’è anche un piccolo labirinto di siepi che credo farebbe la gioia di ogni bambino. Io, che non sono ormai più bimba da un pezzo ma ne conservo l’entusiasmo, mi sarei cimentata volentieri ma – avendo già più volte “giocato” ad attraversare quello del Parco di Barcellona – questa volta ho lasciato stare, optando per la passeggiata alla scoperta del resto dei giardini.

Sinceramente sarei rimasta lì per ore, ma un po’ la stanchezza, un po’ l’avvicinarsi dell’ora di chiusura, mi hanno spinta a prendere la via dell’uscita. A quel punto, più che soddisfatti dalla visita dell’Alcazar, ci siamo persi nelle stupende e variopinte viuzze del Barrio di Santa Cruz in direzione delle Setas, i funghi giganti che fungono da Mirador/Belvedere (si tratta di una costruzione molto recente che sembra aver suscitato parecchie critiche in città) che ci han permesso di osservare il paesaggio di Siviglia dall’alto, approfittando di una prospettiva differente e decisamente originale.

 

 

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