Portogallo – Nazaré e l’Oceano a un palmo di naso!

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Oceano e spiaggia dei surfisti fotografata dalla scaletta del faro

Avete mai provato quella sensazione di libertà che riempie totalmente i polmoni, che vi fa sentire in pace con l’universo e che vi da l’impressione che il tempo si sia fermato?

Ecco, io credo di averla sperimentata sulla spiaggia di Nazaré, in Portogallo, qualche anno fa. Parlo della spiaggia dei Surfisti, quella a cui si arriva andando verso il faro (quindi non quella al centro del paesino). La gente del posto mi ha raccontato che d’inverno lì le onde raggiungono livelli altissimi e che per questo quella spiaggia ha anche vinto qualche premio. Io ci sono stata in pieno agosto e non posso confermarlo, ma posso assicurare che anche in estate il colpo d’occhio che si prova su quella spiaggia deserta è straordinario!

Ogni volta che ci ripenso mi rivedo lì, sola, davanti alla potenza dell’oceano sconfinato e mi sento davvero in pace col mondo… è una sensazione inspiegabile. A volte penso che una tale emozione sia dovuta al fatto che io adoro il mare e che quello fu il mio primo contatto vero con l’Oceano, ma poi mi rispondo da sola che non è così, non può essere questa l’unica ragione. Ne ho visti altri di posti in cui l’Oceano si mostrava davanti a me nella sua maestosità, e non nego di essermi ogni volta emozionata, ma MAI ho sperimentato la stessa sensazione che mi ha trasmesso quella spiaggia lì e che mi trasmette tutte le volte che ci ripenso o che sfoglio le fotografie di quel viaggio. Non posso credere che la ragione si riduca tutta alla mia prima volta con l’Oceano, anche se credo che l’elemento sorpresa abbia avuto il suo peso indubbiamente. Personalmente credo che quella spiaggia sia magica (di certo lo sarà sempre per me). Lì la potenza dell’oceano esplode in tutta la sua bellezza come se non avesse limiti o confini, non distingui più dove finisci tu e dove comincia lui… è un incontro d’anime che non può lasciare indifferenti!

Se ripenso a Nazaré comunque, mi rendo conto che non è solo quella spiaggia che la rende deliziosa. A renderla speciale è l’insieme dei suoi colori, la cortesia e la semplicità delle persone che la animano, l’atmosfera che si respira appena ci si mette piede, e tante piccole cose a cui le parole non potrebbero mai render giustizia… Nazaré è questo e altre meraviglie che conservo nel cuore e nel mio personale album dei ricordi, che di tanto in tanto sfoglio e che mi piace condividere.

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Nazaré – Centro

Nazaré è stata stata una delle meravigliose tappe del tour on the road del Portogallo che ho realizzato qualche estate fa e che ogni tanto mi piace rivivere.

Uso il termine realizzato non a caso, perché quel viaggio è stato proprio la realizzazione di un sogno che coltivavo da tempo e che mi ha dato la possibilità di conoscere un Paese che ha tanto – ma davvero tanto – da raccontare, da mostrare, da conoscere. E, se ripenso a tutte le difficoltà affrontate per realizzarlo, quasi non ci credo di esserci riuscita.

Ancora una dimostrazione che Se puoi sognarlo, puoi farlo.

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Ma vi parlerò con più dettagli e poco per volta di questo Paese che mi ha conquistata, sempre seguendo il flusso libero dei miei pensieri. Mi piace che i ricordi e i racconti seguano l’istinto perché questo li rende veri e autentici, come le sensazioni che ogni luogo visitato mi trasmette. E il Portogallo è un mondo da scoprire passo passo… solo così si può sperare di rendergli giustizia come merita! 🙂

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Spiaggia dei surfisti – Nazaré
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Barcelona, un sogno ed un biglietto di sola andata…

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Gabbiano al tramonto – Port Vell

Oggi vi parlo un po’ di me, di un salto, dei sogni e del coraggio che a volte serve per renderli realtà. Mi allontano un po’ dall’Andalucia e dai miei racconti di viaggi, ma neanche troppo dato che resto ancora nella magica terra spagnola, che amo e che mi ospita da quasi un anno e mezzo. Forse non ne ho fatto ancora cenno, ma dal 19 gennaio del 2015 è cominciata per me l’avventura da “espatriata”, da cittadina straniera a Barcelona, una città che adoro da quando la prima volta la visitai, nel lontano 1998, ad appena 18 anni. Chi lo avrebbe detto allora che a distanza di un bel po’ di anni mi ci sarei trasferita!

Beh, in realtà mi ero concessa di sognarlo qualche volta, ma era uno di quei pensieri che dopo dieci minuti richiudi in un cassetto facendo spallucce e sospirando tra le labbra un “magari”… Ed invece eccomi qui. Ci ho messo un po’, ma alla fine ho dimostrato a me stessa che Se puoi sognarlo, puoi farlo, basta solo volerlo davvero ed avere il coraggio di saltare, con le dovute protezioni, ma non troppe da impedirti di godere l’ebbrezza del volo! 🙂

Da questo deriva il titolo del mio Blog, che rappresenta questo slancio positivo, legato alla mia ferma convinzione che, in qualunque cosa, basta un po’ di coraggio (a volte più di un po’) e determinazione e quel “Magari” sussurrato può magicamente trasformarsi in un “perché no?”.

Avevo sempre sognato di comprare il famoso biglietto di sola andata, quello con il quale parti e non sai quando e se torni, quello che suggerisce avventura, nuovi percorsi, nuove scoperte, nuove persone, ma che nasconde anche tanti timori, dubbi, perplessità. Era una di quelle cose che sentivo dentro da sempre ma che in fondo quasi non osavo nemmeno confessare a me stessa. Ho sempre adorato viaggiare, è una delle mie più grandi passioni da sempre (uno dei motivi per cui ho studiato lingue) ed ho sempre fatto di tutto per vedere qualunque posto, da quelli più vicini a quelli più lontani: qualunque luogo  nasconde delle sorprese e delle cose che vale la pena conoscere o vedere, anche se si trova dietro l’angolo.

Ho sempre immaginato ogni posto visitato, ogni nuova città scoperta, come una figurina da incollare in un album da milioni di pagine che ha il vantaggio di non finire mai…ci sarà sempre una pagina da riempire, una nuova immagine da fissare nella memoria, come una foto sul tuo personale album del mondo, di cui intravedi solo i contorni prima ed a cui dai forma e colore poi…

Credo sia impossibile descrivere quello che per me vuol dire viaggiare, visitare, conoscere, scoprire… è tutto legato alle sensazioni, alle emozioni che provo. Si fa fatica a tradurlo in parole.

Ma torniamo al salto ed al mio biglietto di sola andata. Beh, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare ed un po’ di sano gusto per il rischio, quindi non è stato facile lasciare tutto e partire, ricominciare tutto da capo, sola, in terra straniera, ma – come cita un film che mi è piaciuto molto – “Se non hai mai tentato, non hai mai vissuto”… ci sono cose per cui vale la pena rischiare, prendere un lungo respiro, chiudere gli occhi e saltare! Ed è così che, nel giro di una settimana, ho preso una delle mie tante decisioni istintive, quelle dettate dal cuore, dal luccichio nei miei occhi ogni volta che soppesavo l’idea di farlo davvero… ho visto il treno che passava e, senza pensarci due volte, ho comprato il mio biglietto di sola andata: direzione Barcelona, per la quarta volta nella mia vita, la prima volta per restarci.

In realtà sono partita con l’idea di star qui 2/3 mesi per “vedere come va”, per “sperimentare cosa si prova”, “per mettermi alla prova”, per tirare fuori quel sogno chiuso da tanto in un cassetto e provare a renderlo realtà, perché avevo bisogno di nuovi stimoli, perché volevo conoscermi ancora di più, e per mille altre ragioni se ci penso, ma prima di ogni altra cosa perché lo dovevo a me stessa. Ne ho passate tante e avevo bisogno di dimostrare a me stessa che se davvero vuoi, puoi. Ed eccomi qui, straniera in terra catalana (tempo fa avrei detto spagnola, ma in onore dei catalani che mi ospitano e che so che ci tengono, voglio avere questa piccola attenzione…).

In ogni caso, a dimostrazione del fatto che è bello anche non programmarla la vita, dopo un anno e mezzo circa sono ancora qui, sempre più innamorata di questa città e sempre più contenta della decisione presa. Non so dire se ci resterò a vita o quanto ci resterò, mi piace vivere giorno per giorno, in base al flusso delle emozioni che ciò che mi circonda mi da, ma so che al momento ci sto davvero bene e che compiere quel salto, mettendo da parte per un attimo le mille paure e i mille dubbi che avrebbero potuto farmi desistere, è stata una delle cose migliori che abbia fatto nella mia vita. Ogni tanto è fondamentale ricordare a se stessi che “Se puoi sognarlo, puoi farlo” e che i Magari, possono davvero diventare “Perché no?” quando lo si vuole davvero… 🙂

La Torre dell’Oro e il Real Alcazar di Siviglia

Sfogliare tra gli album di fotografie mi piace da morire. Non solo per il fatto che farlo mi riporta alla mente ricordi, ma anche perché la memoria li riporta a volte indietro in modo casuale, seguendo istinto e sensazioni. La foto crea un input, poi le immagini vanno da sé nella mente, seguendo una loro bizzarra logica.

Ed è proprio a questa sorta di logica selvaggia alla quale mi sto affidando in questi giorni per descrivere il mio più recente viaggio. Non sto seguendo l’ordine cronologico dei luoghi che ho visitato, ma una sorta di filo conduttore dettato dal puro istinto… un po’ come mi capita in tutte le cose più importanti nella mia vita. Penso, penso, penso, rifletto e perdo il sonno, ma poi le decisioni più importanti, quelle che contano davvero, le prendo sempre basandomi sull’istinto del momento, sulle sensazioni… e difficilmente mi sbaglio.

Ma questo è un altro discorso.

Volevo tornare invece a Siviglia. Ho più di una volta in questi giorni accennato al fatto che mi avesse decisamente impressionato il Real Alcazar. Bene, credo sia arrivato il momento di dedicargli qualche riga.

Il primo giorno a Siviglia, come già accennato, mi dovetti rassegnare all’idea di rimandare la visita di Cattedrale e Giralda al dì successivo per le ragioni già spiegate, quindi – dopo aver accontentato lo stomaco che brontolava – abbiamo studiato il piano di battaglia per il pomeriggio.  All’ufficio del turismo ci avevano dato un foglio utilissimo in cui erano indicati orari e prezzi di un po’ tutto ciò che c’era da visitare in città. L’abbiamo studiato un po’ e abbiamo notato che la Torre dell’Oro era gratuita quel giorno e che si poteva visitare perfino il Real Alcazar gratuitamente dalle 18 in poi (forse le 19, non sono sicura).

In ogni caso, ci siamo diretti prima alla torre, che si trova sulla sponda del fiume Guadalquivir e dalla quale abbiamo goduto di una bella vista sul fiume, e subito dopo a far fila per l’Alcazar. La Torre dell’Oro ha al suo interno un piccolo museo marinaro, che comprende anche alcuni modelli di galeoni sotto vetro. Carini per me, ma immagino di più per un appassionato del genere. Nella mia mente, mentre gironzolavo tra i reperti marinari, c’era già la frenesia di salire in cima e scattare delle foto al fiume dall’alto della torre… e vabbè, ognuno ha le sue passioni e le sue debolezze: la fotografia è una delle mie, soprattutto quando riguarda i paesaggi! Questa Torre mi ha ricordato un po’ la Torre di Belem di Lisbona, con la differenza che la Torre dell’Oro di Siviglia da sul fiume, mentre la seconda sull’Oceano se ben ricordo… Giusto una sottile sottile differenza!!! 😀

Dopo essere saliti ed aver scattato qualche foto, abbiamo preso direzione Alcazar, con l’idea che, essendo gratuito quella sera, tutti si sarebbero accalcati a far la fila e che quindi sarebbe stato meglio anticiparsi.

Non ci eravamo sbagliati di molto, solo che tutti abbiamo avuto la stessa idea e si è creata una situazione decisamente bizzarra. La fila, per quanto molto lunga, era altrettanto rapida, quindi ci siamo resi conto – noi come chi ci seguiva e chi ci precedeva – che saremmo arrivati al botteghino con un bel po’ di anticipo e che di conseguenza avremmo pagato comunque l’entrata!

Di conseguenza la scena si presentava più o meno così: molti che erano in fila avanti a noi si spostavano di lato e lasciavano passar la gente avanti, altri creavano una sorta di capannelle laterali riflettendo sul da farsi, la fila avanzava ma in realtà erano pochi quelli che proseguivano davvero perché nessuno voleva arrivare troppo presto! Alcuni valutavano perfino l’idea di rifarsi la lunghissima fila da capo (ammetto che per qualche istante abbiamo soppesato anche noi l’idea).

Alla fine però, complice il sole a picco che ci stava decisamente abbrustolendo ed il fatto che ho realizzato che dall’orario di entrata gratuita alla chiusura ci passava solo un’ora, abbiamo deciso che avremmo pagato il biglietto e saremmo entrati subito, fregandocene dell’entrata gratuita. Almeno così potevamo prenderci tutto il  tempo per goderci il palazzo ed i suoi giardini, senza dover correre per star dentro coi tempi… e devo dire che ne è valsa ampiamente la pena!!!

L’interno mi ha impressionata. Probabilmente perché non avevo ancora visto l’Alhambra di Granada, ma davanti ai porticati di chiara fattura Araba sono rimasta col naso in sù e la bocca aperta per un po’. Questo prima che mi prendesse la solita frenesia di immortalare con la macchina fotografica ogni arco e ogni colonna, da ogni prospettiva possibile. Una vera Meraviglia comunque.

Abbiamo successivamente attraversato delle stanze con degli Arazzi enormi degni di nota, ma il mio pensiero era ancora al porticato di archi lasciato alle mie spalle e ci è rimasto per un po’. Sono riuscita a “distrarmi” solo quando mi sono trovata all’esterno ed ho visto i  giardini. Abbiamo percorso una sorta di corridoio coperto ma aperto sui lati, che tagliava tutti i giardini dell’Alcazar e permetteva di averne una stupenda ed ampia visuale dall’alto.

Questo “camminamento coperto” (ha un nome ma non riesco a ricordarlo al momento) permette di ammirare a destra ed a sinistra i vari giardini, differenti tra loro ma che si susseguono uno dopo l’altro in perfetta armonia. C’è anche un piccolo labirinto di siepi che credo farebbe la gioia di ogni bambino. Io, che non sono ormai più bimba da un pezzo ma ne conservo l’entusiasmo, mi sarei cimentata volentieri ma – avendo già più volte “giocato” ad attraversare quello del Parco di Barcellona – questa volta ho lasciato stare, optando per la passeggiata alla scoperta del resto dei giardini.

Sinceramente sarei rimasta lì per ore, ma un po’ la stanchezza, un po’ l’avvicinarsi dell’ora di chiusura, mi hanno spinta a prendere la via dell’uscita. A quel punto, più che soddisfatti dalla visita dell’Alcazar, ci siamo persi nelle stupende e variopinte viuzze del Barrio di Santa Cruz in direzione delle Setas, i funghi giganti che fungono da Mirador/Belvedere (si tratta di una costruzione molto recente che sembra aver suscitato parecchie critiche in città) che ci han permesso di osservare il paesaggio di Siviglia dall’alto, approfittando di una prospettiva differente e decisamente originale.

 

 

Cordoba e le rovine di Al-Azahara

Ho già speso qualche parola su Cordoba, sulla sua straordinaria Moschea e l’Alcazar coi deliziosi giardini. Manca però un accenno all’ultima tappa in città, quella che ci siamo concessi prima di lasciarla a beneficio di Granada, dove ci attendeva l’Alhambra. Mi riferisco alle rovine di Medina Al -Azahara.

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Si tratta delle rovine di un’intera città che il Califfo fece costruire poco fuori dalle mura dell’antico centro del califfato di Cordoba. Io, personalmente, le ho ribattezzate come la Pompei versione araba, non perché ci sia una qualche relazione tra i due luoghi (se non nella mia fantasia) ma perché ho la mania di dare nomi alle cose in base alle sensazioni che mi danno! 🙂

In linea di massima sono delle rovine di cui è rimasto davvero poco in piedi (come tutte le rovine del resto!), ma è davvero affascinante camminarci in mezzo… se lasci lavorare la fantasia puoi immaginare per qualche istante quella che era una città fiorente riprender vita. Giri tra quelle che erano le stanze del califfo, quelle di coloro che abitavano il palazzo  e ti sembra di rivederli… beh, almeno per me è stato così. Non escludo che qualcun altro ci potrebbe vedere solo un ammasso di pietre, archi e colonne! Come in tutto, ovviamente, dipende dai punti di vista!

Io dico sempre che il fascino delle cose dipende dagli occhi con cui le si guarda… 🙂

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Fatto sta che mi è piaciuto gironzolare tra le rovine e leggere passo passo, lungo il percorso, la spiegazione di quello che rappresentavano i resti di ciò che vedevo. Ovviamente le parti più belle sono quelle in cui sono stati ritrovati degli Archi ancora integri che fanno un gran bell’effetto a vedersi. Doveva essere all’epoca una gran bella città.

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Storicamente sembra che il Califfo l’abbia fatta costruire per ragioni politiche, ovvero per dar prova che il Califfato di Cordoba non era da meno di quello di Damasco e per mostrare ai suo nemici il suo potere. Storie più romanzate invece, affermano che in realtà questa città fosse stata costruita in onore della preferita tra le spose del Califfo, dalla quale la città prende il nome di Al – Azahara… io, da romantica quale sono, prendo per buona la seconda, ma questa è una scelta totalmente soggettiva!!  😀

Girarla tutta è stata un po’ una faticaccia perché è su vari livelli d’altezza, su una sorta di collinetta e noi eravamo già abbastanza stanchi dai giorni precedenti e dalla giornata, ma ne è valsa la pena fare un ultimo sforzo per visitarla prima di abbandonare la città per proseguire il nostro giro Andaluso.

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Noi ci siamo arrivati con la macchina ma, all’ufficio del turismo, ci hanno parlato di un autobus che da Cordoba centro porta direttamente a Medina Al-Azahara. Sembra che l’ultimo fosse intorno alle 5 del pomeriggio se ben ricordo, quindi, se ci si vuol andare senza macchina, tocca tener d’occhio gli orari dei bus.

In realtà, ormai quasi a destinazione, anche noi ad un certo punto abbiamo dovuto abbandonare la macchina a beneficio di un autobus, ma ce ne siamo accorti solo dopo essere arrivati inutilmente fino in cima, dove non c’era la minima possibilità di fermare la macchina. In pratica esiste un parcheggio, poco prima di arrivare in cima,  dove tocca fermare l’auto, comprare il biglietto (che comprende anche il bus) e attendere che arrivi questa navetta che ti porta sù in 5 minuti circa. Ce ne sono di frequentissime, quindi non ci è toccato attendere molto.

La visita ci ha soddisfatti ma ha risucchiato via le nostre ultime energie della giornata, quindi, terminata la visita delle rovine, abbiamo salutato Cordoba e ci siamo rimessi in marcia con destinazione Granada, sognando una stanza d’albergo dove poter riposare un po’ e ricaricarci per il giorno successivo…

L’Andalucia è un mondo da scoprire e non mi ha dato un attimo di tregua, ma forse anche per questo mi è rimasta tanto nel cuore: un’emozione e una scoperta continua! 😀

…Ma Córdoba non è solo la Mezquita.

Una delle sorprese del mio viaggio in Andalucia è stata Cordoba. Non perché sia una città che a primo impatto attiri particolarmente l’attenzione, anzi. All’apparenza è una città un po’ provinciale, molto legata alle tradizioni, una sorta di Paese un po’ più grande. Forse però proprio per questo mi ha sorpresa, perché – dopo una prima occhiata – mi ero fatta l’idea di una cittadina carina ma da cui non aspettarsi granché, a parte la Mezquita ovviamente… invece è stata una sorpresa progressiva, perché i suoi tesori son un po’ più nascosti.

Usciti dalla Moschea/Cattedrale e, dopo aver mangiato delle tapas davvero davvero deliziose in un posticino lì a due passi, abbiamo preso di nuovo in mano la mappa, con la chiara idea di dirigerci verso l’Alcazar de los Reyes cristianos. Non sapevo cosa aspettarmi, ma ero molto curiosa, soprattutto perché l’Alcazar di Siviglia mi aveva molto impressionata.

Abbiamo costeggiato la Mesquita e dopo pochi minuti ci siamo ritrovati davanti ad una grossa porta di pietra. Abbiamo cercato sulla mappa incuriositi ed abbiamo capito che si trattava della Puerta del Puente. In effetti oltrepassandola ci siamo trovati davanti ad un lungo ponte di pietra: il Puente romano sul fiume Guadalquivir.

Per raggiungere l’Alcazar non era necessario attraversare il fiume ma ho voluto farlo lo stesso, solo per il gusto di godermi il paesaggio da diverse prospettive ed approfittarne per scattare delle foto! Vi ho ritrovato un’atmosfera che sembrava senza tempo. Nell’attraversare il ponte di pietra e osservare il fiume e i resti di un mulino ormai malandato, si aveva l’impressione che tutto si fosse fermato ad un bel po’ di anni fa, forse secoli addirittura. Una sensazione stranissima, che però mi è piaciuta un sacco.

Venivamo da un bel po’ di giorni già pienissimi ed iniziavamo ad accusare un pochino di stanchezza, motivo per cui abbiamo deciso di abbandonare il ponte e proseguire verso la prossima meta:  l’Alcazar. Abbiamo riattraversato il ponte per tornare indietro e ci siamo trovati il Palazzo a poca distanza. Tutto è abbastanza vicino a Cordoba in verità.

Anche qui ci è toccata un po’ di fila, ma niente di eccessivo. Dopo poco più di un quarto d’ora eravamo dentro. L’interno non mi ha impressionato particolarmente, forse perché dopo aver visto quello di Siviglia, decisamente questo non ha retto il confronto, ma i giardini… una vera meraviglia! Credo trai più belli che io abbia visto in tutto il viaggio, insieme a quelli dell’Alhambra di Granada! Purtroppo abbiamo beccato a Cordoba l’unica giornata nuvolosa di tutti e dieci giorni ma, nonostante il tempo cupo, i giardini rendevano alla meraviglia lo stesso… non oso immaginare in una giornata di sole!

Vasche circondate da fiori multicolori, aiuole… una vera delizia per gli occhi! Mi sono divertita a fare un bel po’ di foto… e davvero rimpiango solo il fatto che non vi fosse il sole: tutti quei colori e giochi d’acqua avrebbero reso dieci volte di più! Ma già così, mi hanno conquistata decisamente! E dato che il resto dei dieci giorni il tempo è stato perfetto, lamentarmi sarebbe davvero superfluo!  😀

(Sembra che in questi giardini sia avvenuto anche uno degli storici incontri tra i re Cattolici Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia con Cristoforo Colombo, tanto che vi sono delle statue tra le siepi che ricordano l'”evento”).

Purtroppo l’inizio della pioggia ci costringe a lasciare i giardini abbastanza in fretta. Scatto qualche altra foto al volo e poi ci dirigiamo verso l’esterno. Per fortuna siamo riusciti a goderceli prima, quindi, va bene così!

La pioggia per fortuna è cosa da poco, quindi possiamo permetterci di dirigerci verso la successiva meta: le rovine di Al – Azahara… ma, anche quelle, meritano menzione a sé! 🙂

 

 

La straordinaria Mezquita di Córdoba…

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Mesquita di Córdoba

Sfoglio ancora le foto del viaggio nel Sud della Spagna e i ricordi mi allontanano per qualche istante da Siviglia per riportarmi alla mente un’altra Meraviglia che si è guadagnata senza il minimo dubbio un posto nella mia Top Ten Andalusa, insieme alla piazza di Siviglia, ovvero La Mezquita – Cattedrale di Cordoba.

Ne avevo sentito parlare tantissimo, ne avevo letto e da anni pianificavo di visitarla, ma l’effetto che mi ha fatto entrarci e vederla dal vivo… non sarà semplice tradurlo in parole!

Ma cominciamo dal principio. Cartina alla mano e con la ferma intenzione di visitare questa tanto famosa Mezquita, ci ritroviamo a percorrere una stradina graziosissima, stretta e dai muri bianchi e gialli, dove molti dei portoni, bar, negozietti erano addobbati all’esterno con vasi di fiori colorati, per lo più  appesi alle pareti. Un effetto molto molto grazioso in verità!

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Cordoba – Direzione Mezquita

Arrivati a destinazione (possiamo averci messo al massimo 10 minuti dalla piazza dove c’è l’ufficio del turismo) e oltrepassata l’entrata, ci ritroviamo in un patio con delle fontane, dove un bel po’ di turisti era in fila per il biglietto. Non era una fila lunghissima solo che, arrivati al botteghino per fare il biglietto ci dicono che si può pagare solo in contanti… e ovviamente non ne avevamo abbastanza! Eravamo andati tranquilli con la carta bancomat.

La cosa positiva è che il tizio dietro il vetro ci dice che, se andiamo a prelevare al bancomat appena fuori dal patio, possiamo poi saltare la fila senza doverla ripetere: insomma, possiamo presentarci lateralmente al botteghino per pagare e prendere i biglietti direttamente. Così abbiamo fatto ovviamente, anche se temo che le persone in fila che ci han visto prendere il biglietto lateralmente, senza sapere che avevamo già fatto una volta la nostra fila, ci avranno presi per dei raccomandati o scostumati che, senza il minimo rispetto, saltavano la fila… ma pazienza! La nostra coscienza era super pulita! Abbiamo fatto la fila come tutti 😀 Eppure quanto mi è parso strano che in un posto turistico come quello non avessero un bancomat! In ogni caso, tutto risolto!

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Esterno Mezquita di Codoba

Con i biglietti stretti nella mano, ci avviamo finalmente verso l’entrata della Mezquita con una piccola mappa che ci han dato per poter seguire i punti indicati dall’audioguida. Oltrepassato l’uscio però, siamo rimasti a bocca aperta al punto che, per un po’, la mappa l’abbiamo totalmente ignorata, a beneficio della semplice contemplazione di quello che avevamo davanti agli occhi: una serie di archi di pietra rossiccia che si ripetevano più e più volte dando l’idea di non terminare mai. Da quel che ho letto, l’idea era proprio quella di rappresentare in qualche modo l’ infinito… beh, ci sono riusciti alla grandissima! Un colpo d’occhio semplicemente SPETTACOLARE… peccato solo che le foto non rendano abbastanza!

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Mesquita di Codoba

Ma non avevo ancora visto nulla. Man mano che mi ci son addentrata ho scoperto le meraviglie che quel posto nasconde, rappresentate soprattutto dall’intensità del contrasto tra la cultura Araba e quella Cristiana, un contrasto che trova il suo culmine al centro della Moschea, dove – nel bel mezzo di questa serie di archi e colonne – ci si ritrova davanti ad una Cattedrale!!! Esatto… proprio una Cattedrale nella Moschea! 😀

In pratica, rispetto a molte altre moschee che, dopo la riconquista dei Cristiani (terminata con la presa di Granada del 1492), sono state distrutte per costruirci sopra una Cattedrale o una chiesa, la Moschea di Cordoba non è stata distrutta… almeno non del tutto. Si è abbattuta la parte centrale per costruirci al centro una Cattedrale, ma si è mantenuto tutto il resto… ed ecco che l’impressionante contrasto tra mondo arabo e cristiano tocca il suo culmine. Un contrasto che mi ha lasciata senza parole…

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Cattedrale nella Mesquita di Codoba

A pensarci, mi era capitato anni fa di vedere nella Basilica di Assisi una chiesetta nella Chiesa (parlo della Porziuncola costruita da San Francesco, attorno alla quale è stata poi costruita la Basilica)… ma una Cattedrale nel bel mezzo di una Moschea, beh, questa mi mancava davvero! Credo che sia una di quelle cose che vanno viste almeno una volta nella vita. A me ha davvero impressionato!!

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Cattedrale dentro la Moschea di Cordoba

Dopo la Mesquita ed un pranzo delizioso a base di tapas, ho scoperto che questa città all’apparenza piccola e provinciale rispetto ad altre città andaluse come Siviglia o Granada, nascondeva altri tesori, come i meravigliosi Giardini dell’Alcazar che ho visitato dopo, il Ponte romano, le rovine di Al – Azahara. Ma, in fin dei conti, Cordoba è stata per molto la sede del califfato, immagino sia normale che l’influenza araba si senta così tanto.

Ma questa è un’altra storia! Per ora mi fermo qui. Per rendere giustizia ad ogni luogo, è giusto dedicare a ciascuno il suo tempo. 🙂

 

 

 

La Cattedrale di Siviglia e la Giralda

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Ho già accennato al fatto che di Siviglia mi abbia abbastanza impressionato Plaza de España ma non si esauriscono lì le meraviglie che propone questa calda città Andalusa.

Una volta lasciata la piazza e passeggiato per il giardino ad essa antistante, mappa alla mano, mi sono lanciata alla scoperta delle altre cose che rendono questa città una piccola grande Perla in Europa, almeno a mio parere.

Dopo aver camminato non più di un quarto d’ora / venti minuti circa ed aver ammirato un po’ del Parco Maria Luisa (quello di fronte alla piazza), inebriati dal profumo d’arancia e sorpresi dalla longevità di alcuni alberi decisamente secolari – a giudicare dalla grandezza delle stesse radici – arriviamo in quello che sembra il centro città, e che effettivamente lo è. Eccomi di fronte all’immensa Cattedrale di Siviglia! Sembra sia la terza per grandezza dopo San Pietro a Roma e San Paul a Londra e, in effetti, a guardarla già dall’esterno, l’impressione che da è che sia decisamente grande. Anche per fotografarla ho dovuto fare un bel po’ di passi indietro!

L’idea era di visitarla subito, anche perché son capitata lì in un giorno in cui il pomeriggio la visita era gratuita… nei fatti però le cose sono andate diversamente! Dopo aver constatato che la fila per entrare era lunghissima, mi sono avvicinata ed ho capito che per visitarla nel pomeriggio gratuitamente bisognava prenotarla online. Mi armo di pazienza, cerco un posticino all’ombra sugli scaloni di fronte all’entrata e con il cellulare provo a capirci qualcosa. Purtroppo non c’erano più posti per prenotarla online… visite a numero chiuso! Pazienza… toccherà pagare l’entrata, ma si opta per tornarci il giorno dopo considerando la fila che c’è ed il fatto che ormai mancava poco alla chiusura, dopo la quale,  come ormai mi era chiaro, potevano entrare solo gruppi con prenotazione.
Decidiamo quindi di mangiare e di dedicare il pomeriggio a visitare la torre dell’Oro (gratuita quel giorno) e l’Alcazar (ma a questo vorrei dedicare con calma un capitolo a sé perché lo merita… decisamente un’altra meraviglia!).

Ovviamente il giorno successivo torno per visitare la Cattedrale e mi tocca una bella fila lunga per poterci entrare! Nonostante però la coda ed il sole che a fine Aprile regalava i suoi 30 e più gradi, non mi è pesato attendere perché a pochi passi, perfettamente visibili, si erano raggruppati un gruppo di ballerini di Flamenco, che è stato un piacere per gli occhi guardare e che hanno reso l’attesa più che piacevole! In realtà, a dirla tutta, erano due ballerine ed un chitarrista che teneva loro il tempo, insieme a tutta la gente che circondandoli li aiutava a mantenere il ritmo vivo e che quindi, a suo modo, partecipava allo spettacolo improvvisato… ovviamente anch’io mi sono lasciata coinvolgere a battere le mani, quando non ero impegnata a far foto e video per immortalare il momento! 🙂

Terminata la fila, finalmente entro nella Cattedrale, dopo aver fatto alcune foto all’entrata che mi ha particolarmente impressionato (soprattutto nella forma del rosone ed alcuni particolari della facciata). Anche l’interno mi è piaciuto decisamente ma, se devo essere sincera, mi è piaciuta molto di più la Cattedrale di Granada, nonostante fosse un po’ più piccolina. Non per disprezzare questa che è indubbiamente un capolavoro, ma quella di Granada, a livello di sensazioni, mi ha dato qualcosa in più… non saprei dire al momento perché.

Nel biglietto era compresa anche la visita alla Giralda, che svetta sulla piazza come un gigante buono… e ovviamente sono salita ad ammirare il paesaggio dall’alto della sua cima. Il lato positivo è che non sono scale quelle che portano su, ma delle ampie rampe… 34 se ben ricordo! Sono state a suo tempo pensate così perhè vi si potesse salire a cavallo… ottima idea, così mi sono evitata una scalinata non da poco!!! 😀

In cima ci sono delle grandi campane. Anticamente era un Minareto, dal quale si chiamavano i fedeli a raccolta. In tempi cristiani ovviamente è stato trasformato in un campanile… il senso è rimasto in fondo lo stesso! Bella davvero. Dall’alto si gode di un bel paesaggio, quindi è valsa la pena salire!

Per ora mi fermo qui perché devo scappare a lavoro, ma le meraviglie di Siviglia e dell’Andalucia non si esauriscono qui… anzi!

Non mi resta che augurare buona vita e buona giornata a chi passasse di qui! 🙂

 

#Andalusia – Plaza de España di Siviglia: un dipinto animato.

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Plaza de España di Siviglia

Non è passato molto da quando sono tornata dal mio bel tour on the road in Andalusia. Immagino che sia normale che ci ripensi spesso e che trascorra un bel po’ di tempo a riguardarmi le innumerevoli foto scattate durante il soggiorno in terra andalusa.

Era un viaggio che sognavo da tempo ma si è rivelato superiore alle mie aspettative, sia per l’incredibile bellezza dei molti luoghi visitati, che per le sensazioni che mi ha trasmesso. Ha stimolato intensamente tutti i miei sensi.

Sarebbe impossibile mettere per iscritto in toto quello che questo viaggio ha rappresentato per me e, soprattutto, descrivere – rendendogli giustizia – tutto quello che ho visto, quindi penso che lo farò “a puntate”: di tanto in tanto mi soffermerò su un particolare che mi ha colpito e ci scriverò sù due righe, così da rendergli il giusto tributo e, allo stesso tempo, concedermi un piccolo viaggio nei ricordi, riassaporando i profumi e sapori di cui l’Andalusia è madre e padrona.

Oggi tocca alla Piazza di Siviglia, la stupenda Plaza de España.  Mi sono soffermata un po’ a riguardare le foto e mi è sembrato di ritornare lì per alcuni istanti, di sentire nuovamente il rumore dell’acqua tra i suoi canali, di rivedere le barchette e le carrozze, perfettamente inserite nello scenario della piazza e nell’atmosfera che vi si respirava. Posso quasi risentire il profumo intenso d’arancia che regnava sovrano un po’ ovunque nel parco antistante la Piazza. A pensarci, un po’ tutta l’Andalusia è ricoperta di aranceti. Le Cattedrali o gli Alcazares non mancano quasi mai del proprio “Patio de los Naranjos”, che potrebbe considerarsi quasi una caratteristica peculiare dei loro splendidi giardini.

Mi ritorna alla mente la sensazione che ho provato quando mi sono ritrovata di fronte quella piazza… ancora una volta devo essere sembrata una bambina al parco giochi!

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Carrozza a Plaza de España di Siviglia

Dopo aver attraversato la Puerta de Aragón (già di per sé uno spettacolo), mi sono ritrovata nel bel mezzo di un colonnato e, sporgendo appena lo sguardo davanti a me… Meraviglia! Occhi sgranati e bocca da solito pesce lesso! L’avevo vista qualche volta in foto ma l’impressione che mi ha fatto quando me la sono trovata davanti non si può spiegare…

A pensarci, se dovessi provare a descrivere l’impressione che mi ha fatto Plaza de España, potrei dire che mi sono sentita come se fossi improvvisamente stata catapultata in una sorta di dipinto animato… stile quelli di Mary Poppins per capirci!!!

Tutto era in movimento, l’acqua, le barche, le carrozze, la gente che la popolava, eppure sembrava far parte di un quadro, perfetto in ogni suo dettaglio… letteralmente uno spettacolo per gli occhi!

Ne ho viste molte di cose belle durante questo ultimo tour ma Plaza de España de Sevilla credo rientri decisamente nella mia Top Ten! 🙂

Letteralmente incantevole, sotto ogni punto di vista!!

 

 

 

Tour Andalusia – Cadiz e il suo stupendo tramonto

 

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Tramonto a Cadiz

La fotografia che ho scelto di utilizzare come anteprima del Blog, l’ho scattata personalmente nella città di Cadiz, in Andalusia. La fotografia è una delle mie più grandi passioni, seppure non l’abbia mai approfondita come avrei voluto (mi piace pensare che ci sia ancora tempo per farlo). Non ho usato filtri di alcun tipo: quel tramonto era esattamente così come appare e come mi si è presentato davanti quando sono arrivata a lì, nel bel mezzo di un viaggio durato circa 10 giorni e nel quale ho goduto delle meraviglie del sud della Spagna, la magica ed incantevole Andalusia.

Stavamo percorrendo tutto il perimetro di quella che in realtà è una piccola penisola, quasi completamente circondata da mare, quando sono scesa di corsa giù dalla macchina ed ho cominciato a scattare foto, con l’entusiasmo che potrebbe avere un bambino se lo portassero nel Paese delle Meraviglie di Alice.

Devo ammettere che i tramonti mi han sempre fatto un po’ tutti quest’effetto e questo non ha fatto eccezione, anzi. Il primo istante resto sempre a bocca aperta come un pesce lesso,  con gli occhi luccicanti di meraviglia. Subito dopo, mi assale la frenesia di fare mille foto, da ogni angolatura, dall’alto, dal basso… come se potessi in qualche modo fissare ogni “volto” di quel tramonto per poi riviverlo…

Credo che sia anche per questo che amo la fotografia… ti permette di fissare un istante, che altrimenti passerebbe in un batter di ciglia, lasciando di sé solo la scia di un ricordo. Rende un istante immortale e permette di riviverlo mille volte.

Ma torniamo a quel pomeriggio a Cadiz… son rimasta lì a scattare foto fino a che il sole non è scomparso all’orizzonte, lasciando solo qualche pennellata di colore scarlatto tra le nuvole. Il venticello si faceva sentire, cosa che mi ha costretta a tornare in macchina battendo quasi i denti, ma con un sorriso da bimba felice sul viso: avevo le mie foto!

Sarà che venivo dall’entroterra ed erano alcuni giorni che non vedevo una città di mare, ma il paesaggio di Cadiz è stata una gradevole sorpresa, soprattutto all’ora del tramonto.

Il mattino dopo mi son concessa qualche ora per girare il paesino.

Hanno avuto la geniale idea di tracciare vari percorsi con delle frecce a terra di vari colori, che ti guidano nel tour della cittadina, in modo che tu possa seguire un itinerario o un altro (in base al tempo e ai tuoi interessi) senza perderti.

Non posso certo dire che mi sia dispiaciuto, con la sua atmosfera da paesino marinaro, il mercato del pesce, la piazza dei fiori, la Cattedrale e la piazzetta del comune piena di colori, ma, quando ci ripenso, quello che mi torna in mente con più intensità è il suo paesaggio al tramonto e le deliziose tapas mangiate in un posticino consigliatoci da un calabrese: un ragazzo che viveva lì da un po’ e che si guadagnava da vivere costruendo sculture di sabbia… un tipo molto simpatico. Le persone come lui, che vivono della loro Arte, mi piacciono un sacco: vivono di sogni e ne regalano, né più né meno, in cambio di qualche moneta che non cambia loro la vita ma che la rende più piacevole a chi li incrocia sulla propria strada. 🙂

Free Hugs – Abbracci gratis

Il mese scorso passeggiavo per il parco in compagnia di amici. Nell’uscire dal cancello in direzione della metro vedo un gruppetto di persone tutte allineate – potevano essere 5 o al massimo 6 – con le braccia aperte, accanto a dei cartelli con scritto “free hugs” (abbracci gratis). Sono rimasta sorpresa…li avevo sempre visti solo in tv, o avevo letto di loro in qualche articolo su internet. Mai avevo visto dal vivo persone che davvero regalassero abbracci per strada, al punto che mi ero quasi convinta che fosse una trovata pubblicitaria o una sorta di “leggenda metropolitana”.

Mi sono chiesta spesso cosa si potesse provare ad abbracciare uno sconosciuto, per il semplice piacere di regalare del calore e riceverne altrettanto, quindi non ci ho pensato nemmeno mezza volta ad avvicinarmi al gruppetto. Uno di loro mi guarda…io, appena un po’ imbarazzata, gli sorrido e sussurro un “posso?” a fior di labbra. Mi ricambia un sorriso e apre le braccia contento: è stato un abbraccio forte, durato qualche istante. Anzi, se dovessi definirlo meglio, più che con la parola forte, lo descriverei come “intenso”.

Ancora ci penso. Non ricordo nemmeno il viso di quel ragazzo, ma il calore di quell’abbraccio lo sento ancora. È stato più bello ancora di come mi aspettassi…stupendo, davvero stupendo.

Mi è rimasta una piccola riflessione che mi scalda…Credo che finché ci sarà qualcuno pronto a regalare un gesto spontaneo senza chiedere in cambio altro che calore, il male non vincerà, non del tutto almeno…e questo mi fa sorridere sul serio! 🙂

Il mio libro “speciale”: Pollyanna e il suo gioco della felicità.

L’altro giorno leggevo un post in un gruppo di lettori e mi è tornato alla mente un ricordo speciale.

Non è un mistero che io ami leggere: chi mi conosce sa che i libri son stati dei cari amici per me da sempre. Non ricordo nemmeno quale sia stato il mio primo libro, leggo da quando ho imparato a mettere insieme le parole praticamente! So però qual è stato quello che posso definire il mio “libro speciale“, e perché…quello che da ragazzina diventò per me un punto di riferimento, che, a suo modo, ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi e che mi ha aiutata indirettamente ad affrontare i momenti difficili da sempre.

A qualcuno forse verrà da ridere, qualche altro (forse gli amici di una vita se si troveranno per caso a leggere questo mio flusso di pensieri condivisi) potrebbe essere solleticato da qualche ricordo. A me, a ripensarci, sorridono occhi e cuore: si tratta della storia di Pollyanna. Se avete pazienza di leggere vi spiego perché.

Da ragazzina giocavo così tanto al suo “gioco della felicità“, mi impegnavo così tanto nella “sfida” di cercare il positivo in ogni cosa, che senza rendermene conto il suo “gioco” diventò una filosofia di vita per me, tanto che il soprannome di Pollyanna me lo portai dietro per anni. Quel modo di fare mi si radicò talmente sotto pelle che, ancora oggi che mi avvicino pericolosamente agli ANTA, lo metto in pratica…

Il gioco di Pollyanna mi ha aiutata ad affrontare tutte quelle situazioni in cui sarebbe stato molto più facile vedere tutto nero. Non ci penso tutte le volte, mi viene ormai naturale. Cercare in ogni cosa, soprattutto dove è più difficile, qualcosa per cui valga la pena sorridere, qualcosa di positivo… è diventato una parte di me.

Per questo quel libro è diventato un ricordo speciale e per questo oggi, quando qualcuno mi chiede come faccio anche nei momenti più difficili a provare a guardare positivo, ritorno spesso con la mente ad un semplice libro letto da ragazzina, ad un “gioco“…e sorrido. 🙂

 

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Parigi è sempre una buona idea -Nicolas Barreau

 

Approfitto del fatto che ne ho terminato oggi la lettura, per scrivere due righe su questo libro.

Non è un grande classico,  né uno di quei libri che devi leggere necessariamente nella vita. Appartiene a quella categoria di libri che si leggono tra un librone e un altro, per rilassarsi, o quando si ha voglia di qualcosa che metta di buon umore, di un po’ di sano ottimismo, di qualcosa che ci lasci una scia di positività colorandoci la giornata.

Semplice, scorrevolissimo, ma soprattutto delizioso. Delizioso nelle descrizioni come un dipinto color pastello. L’ho divorato in un giorno e mezzo. Un libro che per qualche ora mi ha fatto sentire l’atmosfera parigina, quella più romantica e delicata e mi ha fatto venire una gran voglia di tornarci a Parigi. È un romanticismo delicato, quello che parla di sogni che -se ci credi davvero – magari chissà, si avverano. In fondo un po’ tutti abbiamo bisogno di una carica di sano ottimismo ogni tanto…

È una favola moderna, raccontata in modo originale…ed io ammetto che ne avevo un gran bisogno. 🙂 

 

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