Viaggi con bambini

#Belgio: I 4 e più motivi per cui Bruxelles mi ha sorpresa

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Particolare della Grand-Place illuminata di notte – Bruxelles

Il weekend lungo in Belgio è stata una scelta di cuore e, soprattutto, una scelta low-cost, dettata dalla necessità di viaggiare contenendo i costi. Come meta si è rivelata però una sorpresa e ha superato ogni aspettativa. Quindi, più che farvi un elenco scarno su cosa vedere, vi racconterò alcune delle ragioni per cui Bruxelles e il Belgio in generale, mi hanno sorpresa! Prima però, vi racconto esattamente perché la scelta è ricaduta su Bruxelles questa volta.

Come vi ho accennato, questo viaggio è stato in primis una scelta di cuore.

Immaginatevi due persone che si amano e che, per i casi della vita, al momento, si trovino a vivere in due Paesi diversi, a distanza di moltissimi km. Immaginate che, queste due persone, con tanta caparbietà e determinazione portino avanti la loro storia da tanti anni e che, in nome di ciò, stiano sopportando la temporanea distanza e che, per riuscire a farlo, spendano un bel po’ di soldini fissi, una volta al mese, per sostenere il viaggio Italia – Spagna o viceversa (in alta stagione a volte arriva anche a 300 euro un week end andata e ritorno).

A questo punto, immaginate che, una delle due persone adori tanto viaggiare (una a caso eh!) e che se le inventi di tutti colori pur di vedere posti nuovi.
Ecco, così è partorita l’idea:

“Se invece di vederci da me o da te, ci vedessimo in un terzo posto X, economico, e con i soldi risparmiati sul viaggio pagassimo l’albergo? Questo ci permetterebbe di vedere un posto nuovo spendendo dei soldi che avremmo speso ugualmente solo per vederci!”.

Ecco come la mia mente malata ha partorito l’idea di cercare la meta più economica, in un paese non ancora visitato, e incontrarci direttamente lì! Il resto lo ha fatto skyscanner, che – come meta più economica per quelle date – suggeriva Bruxelles (40 euro andata e ritorno).

E, siccome quando un’idea mi si insinua nella mente è difficile che la molli, lo abbiamo fatto davvero! Ed eccoci qui! In questa foto eravamo a Gand (o Gent se vi piace di più).

Di Gand vi parlerò con calma però, perché se ci penso, ancora mi emoziona, e devo assolutamente dedicargli un post a parte!!!

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Gand – Belgio

Fatta questa premessa, capirete che la meta è stata scelta per convenienza economica. Per quanto volessi comunque vedere prima o poi il Belgio, non era in cima alla mia wish list, ma forse è stato un bene perché si è rivelato una vera e propria sorpresa inaspettata!

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Cattedrale di Bruxelles – Belgio

A questo punto, è arrivato il momento di spiegarvi in cosa mi ha sorpreso questo Paese e perché sono tornata super entusiasta dal week-end belga.

1 – Non è vero che non c’è niente da vedere

Una delle idee con cui eravamo partiti alla volta di Bruxelles è che non ci fosse molto da vedere (ragione per cui mi sono organizzata per fare anche tappa a Gand e Bruges). Niente di più falso… alla fine ci siamo resi conto che, anche 3 giorni interi a Bruxelles, ci avrebbero comunque tenuti impegnati pienamente, se avessimo voluto scoprirla per bene e visitarla con attenzione.

Oltre al fatto che è ricca di musei interessanti e particolari, come quello di Scienze naturali (dove c’è una bellissima sezione dedicata solo alle tantissime specie di dinosauri), il museo dei fumetti, il Museo impressionista di Magritte, il museo del cioccolato (il Belgio è la patria del cioccolato e delle praline), ha molte cose che, se avessimo avuto più tempo, avremmo visitato con piacere.

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Museo di scienze naturali – Bruxelles

Non sono minimamente pentita di aver tolto del tempo a Bruxelles per vedere Bruges e Gand perché sono due posti che mi sono rimasti davvero nel cuore, ma confermo che a Bruxelles, anche trascorrendoci tre giorni pieni, non ci saremmo annoiati (ovviamente dipende anche dai gusti. Noi avevamo abbastanza pane per i nostri denti).

Un’altra cosa che avremmo fatto con piacere, se avessimo avuto più tempo, è una caccia al tesoro per scovare tutti i murales della città (essendo la patria anche del fumetto ce ne sono tantissimi!). Se passate all’ufficio del turismo e chiedete informazioni a riguardo vi danno una mappa in cui sono indicati tutti i punti in cui potete trovarli! Noi siamo riusciti a vederne giusto qualcuno perché ce lo siamo trovati davanti passeggiando per il centro ma, seguendo le indicazioni, si potrebbe passare piacevolmente il tempo a scovarli (anche perché quasi sempre sono dietro ai palazzi, quindi, senza sapere dove sono, ci si potrebbe passarci a pochi passi e non vederli).

Insomma, la caccia ai murales è una cosa simpatica da fare a Bruxelles, ancora di più se girate con dei bambini al seguito, secondo me!

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2 – La gentilezza delle persone

Un’altra cosa che mi ha sorpreso di Bruxelles è stata l’estrema gentilezza e disponibilità delle persone del posto. Non che pensassi di trovare delle persone scontrose, ma ho sempre associato mentalmente ai paesi freddi un modo di fare un po’ più distaccato e freddo (probabilmente sbagliando alla grande). Nel caso dei belgi mi sono ricreduta totalmente e ho avuto l’ennesima dimostrazione di quanto i luoghi comuni spesso lascino davvero il tempo che trovano (una delle cose meravigliose che ti insegna viaggiare: non credere a nulla che non vedi con i tuoi occhi. Il mondo è molto più vario di quanto le etichette che si mettono a cose e persone possano mostrare. Bisogna lasciarsi sorprendere ed essere disposti a stravolgere qualunque idea, per farsene continuamente di nuove).

Ma torniamo al popolo Belga che è entrato, a pieno diritto, tra i miei preferiti in assoluto, per cordialità e disponibilità.

In soli tre giorni ci hanno fermato per ben 4 o 5 volte per chiedere se avevamo bisogno di aiuto in qualcosa. Appena ci vedevano minimamente perplessi, si avvicinavano e ci chiedevano “Can I help you?”. Dopo la terza/quarta volta che ci è capitato ci siamo guardati increduli l’un l’altro con un gran sorriso sul viso chiedendoci: “Ma davvero ci ha quasi rincorsi per aiutarci?”. Che bello essere sorpresi così! 

Posso capire la cordialità quando chiedi informazioni, ma addirittura si avvicinavano senza che chiedessimo aiuto, con una disponibilità che ci ha lasciati a bocca aperta (vi dico solo che ci hanno perfino prestato un telefono volontariamente per farci fare una telefonata dal numero belga per semplificarci la vita).

Insomma, dopo l’esperienza a Praga e Budapest, dove effettivamente abbiamo trovato un’atteggiamento totalmente opposto, in Belgio ci hanno sorpreso. Persone simpaticissime e gentilissime!

Tra l’altro, il venditore di una specie di caramelle buonissime che abbiamo assaggiato a Gand (quello del negozio di questa foto), ci ha fatto ridere anche un sacco. Nemmeno vi dico come ci ha convinti a provarle! Vi dico solo che ha cominciato con qualcosa del tipo “come non sapete cosa sono???” E da lì ha cominciato a elencarci tutte le ragioni per cui dovevamo assolutamente provarle! Le abbiamo comprate più perché ci ha ispirato simpatia quell’uomo, che per per la reale curiosità che ci ispiravano quelle caramelle e, invece, ecco un’altra sorpresa di questo viaggio… erano buonissime!

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Inserisci una didascalia

Mi sembra si chiamassero cuberdon e sono delle caramelle ripiene a forma di piramide (alcuni dicono naso), tipiche della cittadina belga di Gand.

Noi le abbiamo viste di tutti i colori, a seconda del sapore di frutta che avevano (verdi, gialli, viola, arancioni… ). Le vendevano anche in piccole bustine con dentro una per ogni gusto, per dar la possibilità di provarli tutti. Io ne ho assaggiata solo una per curiosità e l’ho trovata buonissima, anche se estremamente dolce (non adatta decisamente ai diabetici!).

L’esterno è duro e zuccheroso mentre l’interno, a base di sciroppo, è gommoso, o appunto, “sciropposo”. È questo che rende queste caramelle così particolari: hanno il cuore morbido. Ve ne mostro una.

 

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Cuberdon di Gand

3Anche a Bruxelles c’è un interessantissimo free tour in italiano

Amo organizzare i miei viaggi fai da te, comprare una guida, crearmi degli itinerari e scoprire ogni nuovo posto al mio ritmo, però, dopo aver provato per curiosità i tour del Tour italiano a Praga e quello di Sfumature di Budapest a Budapest, sono diventata una vera fan di questi tour, organizzati da italiani che vivono sul posto e che in un paio d’ore ti portano alla scoperta della città, spiegandoti un po’ di storia, raccontandoti aneddoti e facendoti notare cose a cui probabilmente non avresti fatto caso da solo, e che invece ti vengono mostrate attraverso gli occhi di un italiano come te, che sul posto ci vive ogni giorno. Da italiana residente all’estero capisco quanto il punto di vista sia diverso da quello di una guida normale o di un locale.

La sorpresa è stata che non pensavamo che anche a Bruxelles ci fosse la possibilità dei free tour in italiano (sempre per quell’idea sbagliata che avevamo che a Bruxelles non ci fosse molto da vedere). Invece ci sbagliavamo! Avendone fatti già in altre città, quando siamo passati davanti alla Cattedrale e abbiamo visto un gruppetto che seguiva un ragazzo con l’ombrellino tricolore, abbiamo subito riconosciuto lo stile e ci siamo avvicinati per chiedere informazioni. Ci è stato detto che avremmo trovato il prossimo tour la mattina dopo nella piazza principale (la famosa Grand-Place), intorno alle 10.30/10.45. Ovviamente la mattina dopo ci siamo presentati in piazza per il tour e non ce ne siamo pentiti: come gli altri, è stato molto interessante. Abbiamo gironzolato per un paio d’ore col gruppo e poi siamo partiti alla volta di Gand dopo pranzo.

I ragazzi che organizzano i tour in italiano a Bruxelles hanno un sito web e una pagina fb. Se volete cercarli si chiamano: A zonzo tour. In alternativa, andate in piazza di mattina e li troverete sicuramente lì con l’ombrellino tricolore!

A proposito della Grand-Place: è davvero stupenda di giorno e di notte. Ovunque giriate lo sguardo vi lascia a bocca aperta!

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Anche la Cattedrale l’ho trovata davvero molto bella comunque!

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Cattedrale di Bruxelles by night

4 – La versione femminile del manneken pis 

Un’altra sorpresa è stata scoprire che esiste una versione femminile del manneken pis (anche una versione animale in realtà, ma quella non siam riusciti a vederla). Già l’idea in sé che il simbolo di una città fosse una statuina di un bambino che fa la pipì ci faceva abbastanza sorridere, la scoperta che ne avessero creato anche una versione femminile è stata davvero una sorpresa! L’avevo letto prima di andare, ma vederla mi ha fatto sorridere davvero.

Non mi ha sorpreso la grandezza della statua del Manneken pis solo perché ci ero andata preparata. Avevo letto su alcuni blog che è molto piccola, quindi mi aspettavo effettivamente che fosse inferiore alle aspettative. La statua simbolo della città effettivamente è davvero molto piccola!

Mi è dispiaciuto solo non poterla vedere “vestita”. Ci hanno spiegato che solitamente, per qualunque evento o ricorrenza, qualcuno gli regala un vestito nuovo e la statuina lo indossa letteralmente. Ci hanno detto che c’è perfino un museo che conserva tutti gli abiti che negli anni sono stati regalati a questa statua (sembra siano circa 800). Questa è un’altra cosa che avremmo fatto se avessimo avuto più tempo per stare a Bruxelles (ribadisco, non ci saremmo annoiati! È un posto ricco di curiosità e musei fuori dal comune).

Eccolo qui, in tutta la sua “grandezza“! Come ci è stato fatto notare, molte delle rappresentazioni che se ne fanno, sono più grandi dell’originale! E questo è tutto un dire.

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Munneken Pis – Bruxelles

La leggenda racconta che durante una guerra, un bambino abbia fatto la pipì sulla miccia di una bomba spegnendola e salvando così tutta la città. Da allora è diventato il simbolo di Bruxelles.

Ho trovato questa leggenda simpatica almeno quanto gli abitanti del Paese. 🙂

Questa è la versione femminile del Munneken Pis. Sembra sia stata costruita per portare i turisti in un vicoletto ai tempi poco conosciuto e migliorare quindi l’economia dei ristoranti della zona.

La fantasia e l’ironia sono altre cose che non mancano a questo Paese.

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Jeanneke Pis – Bruxelles

Natale a Barcellona: Il Tió de Nadal, il Caganer e la Cavalcata de los Reyes Magos

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Natale a Barcellona

Vi siete mai chiesti com’è il Natale a Barcellona? Ci siete mai stati? Conoscete le tradizioni che qui sono legate al periodo natalizio?

Ho scattato questa foto l’anno scorso, dal centro commerciale Mare Magnum, quello che si trova al termine della Rambla del Mar. È uno scatto che mi piace molto perché mette insieme tre cose che adoro: il Natale, i tramonti e il mare. Un mix perfetto. Sarei rimasta un bel pezzo a osservare il mare da quella prospettiva, ma – col passare dei minuti – avrei perso una delle tre perché il sole sarebbe calato e addio mix perfetto… quindi, ho preferito scattare una foto prima che fosse troppo tardi.

La perfezione a volte è questione di attimi, istanti. Quindi, CARPE DIEM e, come ho già detto altre volte, menomale che esiste la fotografia! Cos’altro potrebbe immortalare un attimo come questo e renderlo eterno?

Ma se continuo di questo passo divago e mi perdo. Torniamo al Natale a Barcellona. Il Natale qui è ricco di eventi, di mercatini e di cose da fare, ma quali sono le tradizioni legate al periodo di Natale? Voglio raccontarvene qualcuna.

Il Tió de Nadal

Se siete stati qui in Catalunya nel periodo di Natale sicuramente vi siete trovati davanti (soprattutto nei mercatini, ma non solo) un tronco dal volto simpatico, coperto da una copertina rossa, con accanto un bastone. Di solito se ne vedono di tutte le dimensioni, ma anche di diversi materiali. Diciamo che l’originale è un vero è proprio tronco a cui è stato disegnato il volto. È un’immagine che a me ha trasmesso simpatia dal primo momento ma, prima di raccontarvi la tradizione a cui è legato, ve lo mostro. Purtroppo al momento non ho delle foto migliori, ma spero riescano a darvi l’idea di com’è!

Questi sono dei Tió de Nadal fatti con dei tronchi veri. Come vi dicevo, ne ho visto anche altre versioni “alternative”. Quest’anno, per esempio, io me ne sono comprata uno di peluche! Non sono riuscita a resistere alla tentazione… sono tre anni che lo vedo e, alla terza, ci sono cascata!

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Torniamo alla tradizione. Da quello che mi hanno raccontato, Tió de Nadal in catalano significa ceppo di Natale, o qualcosa del genere.

Ma perché la coperta? Perché il bastone?

Tradizione vuole che i bambini coprano il tió per tutto il periodo natalizio perché non prenda freddo e che il giorno di Natale gli cantino una canzoncina, mentre con il bastone gli percuotono la schiena per costringerlo a tirar fuori i regali (non sono ancora riuscita a comprendere la ragione di questa “violenza” se devo dirvela tutta, ma la tradizione è proprio così). Finita la canzoncina, smettono di picchiarlo col bastone, alzano la coperta e trovano sotto di essa dei regali. Insomma, il tió non è altro che una sorta di zio che porta i regali a Natale, una versione rivisitata del classico Babbo Natale.

La differenza sostanziale, a mio parere, è che di solito Babbo Natale si risparmia le bastonate!

Se siete curiosi, la canzoncina è questa qui:

« Caga tió
ametlles i torró
no caguis arangades
que són massa salades
caga torrons
que són més bons
Caga tió
ametlles i torró
si no vols cagar
et donaré un cop de bastó
Caga tió! »

Insomma, fondamentalmente lo si costringe a “tirar fuori” i regali a colpi di bastone. Quando me l’hanno raccontata mi ha sorpresa parecchio. Personalmente, trovo un’immagine poco educativa insegnare a un bambino che per ottenere ciò che vuole deve prendere il tronco a bastonate, però è una tradizione e qui è molto radicata, quindi la mia modestissima opinione di straniera espatriata lascia il tempo che trova.

Quando ho provato a spiegare la mia opinione mi hanno guardata in modo bizzarro, come se davvero non vedessero dov’è il problema. Credo che per loro sia così naturale perché è sempre stato così che non si siano nemmeno mai chiesti il perché o se fosse educativo o meno. Le tradizioni in fondo son tradizioni e si prendono per ciò che sono.

Quello che posso dare per certo è che il mio tió di peluche non lo prenderò mai a bastonate!

Il Caganer

Un’altra figura che è inevitabile vedere nei mercatini e in ogni dove qui a Barcellona nel periodo natalizio è il Caganer. La parola non inganna, è esattamente ciò che sembra. Il Caganer è una statuina legata al folklore catalano che di solito si mette nel presepe. Quello che rende particolare questa statuina è che è rappresentata sempre  accovacciata, nella classica posizione di chi è intento a fare le sue “necessità“.

Questa è un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ sorpresa la prima volta. La prima domanda che mi è saltata in testa dopo averci riso sù è stata: perché?

Intanto ve la mostro. Questo è l’originale, dal quale poi sono nate infinite varianti. È costituito da un ometto con il classico cappellino catalano e la camicia bianca con la cintura rossa (stesso cappellino usato anche dal tió de Nadal).

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Da questa versione “classica” sono nate infinite varianti più moderne del Caganer.

Oggi è infatti possibile trovare, nella stessa medesima posizione e nello stesso stile, la statuina di personaggi famosi, di cartoni animati, di calciatori… Insomma, tutto ciò che la vostra fantasia può immaginare, probabilmente esiste già in versione caganer!

Io sono davvero rimasta impressionata. Dal papa al presidente americano, da Spongebob al gondoliere di  Venezia… non si salva nessuno!!! Guardate un po’.

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Ormai quando giro per le bancarelle a Natale qui, non riesco a non fermarmi per vedere cosa si sono inventati come Caganer. Ho trovato perfino una versione degli scacchi a tema. Ci ho riso per dieci minuti buoni quando l’ho vista!!!

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Da curiosa inguaribile ovviamente mi sono documentata un po’, per capire il perché del caganer. Tirando le somme, ciò che ho capito è che fondamentalmente è un simbolo di buona fortuna. Non è una novità che non c’è fertilizzante migliore di questo per concimare la terra e che dalle nostre parti si dica che porti fortuna calpestare degli escrementi. Insomma, non è che una versione differente e simpatica dello stesso concetto. Quindi, se dovessero regalarvi un caganer, non vi starebbero prendendo in giro ma augurando che la fortuna vi assista.

Ho trovato persino il Tió de Nadal in versione Caganertradizione nella tradizione insomma! Devo ammettere che, superata la sorpresa iniziale, il caganer è una figura che mi ha sempre fatto sorridere un sacco e che trovo indubbiamente originale.

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Caganer – Barcelona

Cavalcata de los Reyes Magos

Altra tradizione legata al periodo di Natale, o meglio all’epifania qui a Barcellona,  è quella della Cavalcata de Los Reyes Magos. Io sono riuscita a vederla per la prima volta solo quest’anno perché, per una cosa o un’altra, ero sempre da qualche altra parte alla befana. Sono contenta di esserci riuscita alla fine perché ne sono rimasta impressionata. Credo che, almeno una volta nella vita, vada vista se si vuole davvero comprendere lo spirito delle tradizioni di questo paese.

Ma cos’è esattamente? Inizio col mostrarvi qualche foto scattata al volo, anche se – a causa della poca luce e della tantissima folla – la qualità non è il massimo.

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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona
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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona

La cavalcata si tiene il 5 gennaio ogni anno e rappresenta fondamentalmente l’arrivo dei Re Magi in città, pronti a portare doni e caramelle a tutti i bambini (insomma l’epifania vissuta con la reale immagine dei Magi che vengono a portar doni). La versione cattolica della nostra befana insomma, seppure la sfilata non abbia assolutamente nulla di religioso. È una vera e propria festa.

Ma perché è così speciale?

Innanzitutto è speciale l’atmosfera che quel giorno si respira ovunque in città. Tutti sono allegri e festeggiano il giorno dei Reyes forse anche più del Natale (almeno questa è la percezione che ne ho avuto io da quando vivo qui). Perfino a lavoro il più delle volte ho visto concedere a tutti la giornata intensiva, per permettere a chiunque lo volesse di assistere alla Cavalcata. È un giorno in cui si respira allegria in ogni dove.

Mi è piaciuta moltissimo l’immagine che trasmette ai bambini l’arrivo dei re magi. Anche noi festeggiamo la befana ma, da piccoli, mai abbiamo visto realmente questa persona arrivare in città, pronta a portar dei doni. Si sa che quella notte arriva la befana ma non la si vede davvero. Qui invece si vedono davvero i re magi che arrivano, quindi è tutto più reale. Si va lì ad accoglierli, li si si vede arrivare con tanto di corte al seguito e paggi che lanciano caramelle. Insomma, da bambino non puoi dire “non ci credo” se li hai visti davvero arrivare! Crea più magia secondo me…

Concretamente la cavalcata dei Re Magi consiste in una lunghissima sfilata di carri (se siete mai stati al Carnevale di Viareggio immaginatevi una cosa un po’ in quello stile). I carri percorrono tutta la città partendo dal porto di Barcellona dove arrivano, per poi entrare in città e sfilare per ore spostandosi da una parte all’altra della città (comincia verso le 16 e dura fino alle 21,30/22.00 circa). È costituita sia dai carri dei singoli re magi che da quelli della corte che ognuno di loro si porta dietro (immaginatevi tantissima gente travestita che danza, canta e fa festa).

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Cavalcata Reyes Magos 2018 – Barcellona

Come dicevo, per alcuni aspetti mi ha ricordato il Carnevale di Viareggio o quello di Cento, anche se qui il tema era totalmente diverso. Il primo carro, che precedeva tutti gli altri,  trasportava un’enorme stella cometa illuminata, e tutto si svolgeva in un clima di festa impressionante.

A far da coda a tutti questi carri, a fine sfilata, c’erano degli autobus turistici (avete presente quelli rossi che portano a fare il giro per le città? Proprio quelli.) ai lati dei quali erano stati applicati dei veri è propri cannoni che “sparavano” centinaia di caramelle sulla folla. Il sogno di ogni bambino insomma.

Ammetto che, vedendo la cavalcata personalmente, ho capito perché quella de Los Reyes è una giornata così allegra qui e perché sia tanto sentita. Immagino che chiunque sia stato bambino qui e abbia atteso l’arrivo dei re magi quando era piccolo non può che continuare a viverlo come un giorno decisamente speciale anche da adulto.

Insomma, le feste di Natale qui terminano in grande stile e, da quello che mi han raccontato, ogni paese, anche il più piccolo, ha la sua cavalcata il 5 gennaio.

Se avessi assistito a questo spettacolo prima di scrivere il post su cosa vedere a Barcellona con i bambinilo avrei inserito a pieno titolo tra le cose da fare assolutamente. Ovviamente se ci si trovasse qui il 5 gennaio!

In ogni caso Barcellona è ricca di storie e tradizioni interessantissime e originali, quindi, – nel caso vi trovaste qui in altri periodi dell’anno o foste semplicemente curiosi e amanti delle tradizioni come me –  potete trovare in altri post informazioni sulla festa di Sant Jordi e sulla festa di San Juan.

Vi mostro un’ultima foto che ho scattato a Barcellona a Natale dello scorso anno nella plaza del Ayuntamiento. Da amante di libri, oltre che di viaggi, ho adorato quest’immagine. Quest’anno non c’era perché ogni anno, in questa piazza, allestiscono delle decorazioni differenti. Quelle di quest’anno erano carine, ma non belle quanto quelle dell’anno scorso, che ho trovato decisamente poetiche…

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Plaza del Ayuntamiento – Natale 2016 – Barcelona

 

#Scatti dall’Italia: Grazzano Visconti, un luogo fuori dal tempo

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Grazzano Visconti – Italia

Da un po’ di tempo penso di postare qualcosa sull’Italia e sui tanti graziosissimi posti che ho visitato. Solo che, ultimamente, quando torno in Italia lo faccio per far visita alla famiglia, quindi, quelli che ho fatto nel nostro stupendo Paese, sono viaggi un po’ lontani nel tempo e i ricordi purtroppo sbiadiscono

È anche vero però che le sensazioni restano, così come restano dei ricordi anche se vaghi e, soprattutto, restano delle fotografie.

Ho girato molto anche l’Italia e sarebbe un peccato non condividere un po’ dei miei ricordi vissuti lì prima di espatriare. Quindi, ho deciso che di tanto in tanto pubblicherò degli scatti di luoghi dell’Italia che ho visitato, accompagnati da quanche ricordo. Non saranno racconti dettagliatissimi magari, ma faranno comunque onore al nostro bel Paese, che ne ha tante di meraviglie da mostrare.

Oggi comincio con qualche scatto da un posticino dove più volte son tornata quando vivevo a Reggio Emilia, un borgo che considero davvero speciale: Grazzano Visconti.

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Si tratta di un borghetto medievale che, se ben ricordo (ma non ci metterei la mano sul fuoco) non è reale, nel senso che è stato costruito in un’epoca successiva.  In ogni caso, seppure non lo fosse, l’idea la da perfettamente.

A Grazzano si respira decisamente un’atmosfera fuori dal tempo!

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È un posto che sembra uscito da una fiaba o da un racconto Fantasy medievale (e io adoro il fantasy, i castelli, i draghi, il medioevo e tutto ciò che gli gira intorno).

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Molti negozietti lì vendono fate, draghi, folletti e tutto quello che può richiamare il mondo fantasy medievale, comprese spade e archi con frecce. Insomma un posto in cui per un po’ ci si allontana dalla realtà e ci si immerge in una sorta di fiaba.

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A Grazzano Visconti c’è anche un castello, che purtroppo non sono mai riuscita a visitare dentro. Non mi sono mai trovata lì all’orario giusto. Se volete visitarlo, vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito web.


Io lo usavo spesso per conoscere gli eventi , le manifestazioni e feste a tema che vi organizzavano. Ci sono stata per una serata a tema piratesco, molto graziosa. Ma so che ne fanno di diversi tipi.

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Eccoci: Io e il mio *Compagno di Viaggio preferito* in versione pirati!

Il borgetto di Grazzano Visconti si trova in provincia di Piacenza, in Emilia Romagna, quindi, se vi trovate da quelle parti e non l’avete fatto già, io una visitina ve la consiglierei… anche perché è piccino, quindi a meno che non vogliate trattenervi a mangiare in una trattoria e godervi un momento fuori dal tempo, se siete di passaggio, non ci mettete moltissimo a girarlo.

Io lo adoro… si vede? 😀

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Grazzano Visconti – Italia

Austria, poco distante da Innsbruck: Il Museo Swarovski del gigante e le sue camere delle meraviglie

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Ho scoperto questo Museo particolarissimo nel dicembre del 2011, quando decisi di trascorrere un weekend ad Innsbruck alla scoperta dei suoi mercatini di Natale.

Prima di partire, capitai su un sito che ne parlava e, siccome le cose fuori dal comune mi piacciono sempre un sacco, decisi di prender nota per passarci, nel caso fosse rimasto del tempo dopo il giro tra città e mercatini.

Per fortuna ce ne rimase, perché il Museo Swarowski di Innsbruck è uno dei più particolari che abbia mai visto (insieme a quello di Dalí a Figueres). Non lo avevo mai sentito nominare prima, quindi partivo senza alcuna aspettativa.

Si trova un po’ fuori da Innsbruck, in una località chiamata Wattens, ma ricordo che con l’auto ci mettemmo pochissimo ad arrivare. Immagino ci siano collegamenti che portino al museo, ma essendoci andata in macchina non mi preoccupai di informarmi. Sinceramente mi meraviglierei se non ce ne fossero.

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Sentiero che porta all’entrata del museo Swarowski – Wattens

Cos’ha di particolare questo museo?

Innanzitutto è molto grazioso già all’esterno. All’entrata c’è il volto di un gigante-fontana che da il benvenuto tra colonne di cristallo, allineate in una zona verde ben curata (si fa per dire che le colonne sono allineate perché in realtà sono tutte storte!).

Si dice che il gigante sia lì a far la guardia alle cosiddette Camere delle Meraviglie dei mondi di cristallo.

L’entrata del museo ha come sfondo le montagne autriache che aumentano il fascino del tutto…

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Entrata Museo Swarowski – Wattern

In inverno faceva il suo effetto, ma immagino che anche in primavera debba essere uno spettacolo. L’Austria è uno di quei posti che varrebbe la pena rivedere in differenti stagioni… sono certa che sembrerebbe di vedere sempre un posto diverso.

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Esterno Museo Swarowski

Il museo ospita Sedici camere delle meraviglie dove regna sovrana la più totale fantasia degli artisti che le hanno allestite. Non c’è una camera uguale ad un’altra e in ognuna ho avuto l’impressione di essere entrata nella mente di un folle!

Più che la visita ad un museo mi è sembrata un’esperienza sensoriale! C’è una camera, per esempio, dove sembra di essere all’interno di un cristallo…

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Un’altra in cui ci si trova al buio, circondati da forme geometriche illuminate.

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Altre ancora in cui si vedon danzare per la stanza oggetti, immagini…

 

 

Insomma ho trovato in questo museo le cose più bizzarre che mia fantasia potesse immaginare! 😀

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Lo consiglio a chi ama i posti un po’ fuori dal comune ed originali e, ovviamente, anche a chi viaggia con bambini… sicuramente si divertirebbero un mondo!