#Belgio: I 4 e più motivi per cui Bruxelles mi ha sorpresa

Il weekend lungo in Belgio è stata una scelta di cuore e, soprattutto, una scelta low-cost, dettata dalla necessità di viaggiare contenendo i costi. Come meta si è rivelata però una sorpresa e ha superato ogni aspettativa. Quindi, più che farvi un elenco scarno su cosa vedere, vi racconterò alcune delle ragioni per cui Bruxelles e il Belgio in generale, mi hanno sorpresa! Prima però, vi racconto esattamente perché la scelta è ricaduta su Bruxelles questa volta.

Come vi ho accennato, questo viaggio è stato in primis una scelta di cuore.

Immaginatevi due persone che si amano e che, per i casi della vita, al momento, si trovino a vivere in due Paesi diversi, a distanza di moltissimi km. Immaginate che, queste due persone, con tanta caparbietà e determinazione portino avanti la loro storia da tanti anni e che, in nome di ciò, stiano sopportando la temporanea distanza e che, per riuscire a farlo, spendano un bel po’ di soldini fissi, una volta al mese, per sostenere il viaggio Italia – Spagna o viceversa (in alta stagione a volte arriva anche a 300 euro un week end andata e ritorno).

A questo punto, immaginate che, una delle due persone adori tanto viaggiare (una a caso eh!) e che se le inventi di tutti colori pur di vedere posti nuovi.
Ecco, così è partorita l’idea:

“Se invece di vederci da me o da te, ci vedessimo in un terzo posto X, economico, e con i soldi risparmiati sul viaggio pagassimo l’albergo? Questo ci permetterebbe di vedere un posto nuovo spendendo dei soldi che avremmo speso ugualmente solo per vederci!”.

Ecco come la mia mente malata ha partorito l’idea di cercare la meta più economica, in un paese non ancora visitato, e incontrarci direttamente lì! Il resto lo ha fatto skyscanner, che – come meta più economica per quelle date – suggeriva Bruxelles (40 euro andata e ritorno).

E, siccome quando un’idea mi si insinua nella mente è difficile che la molli, lo abbiamo fatto davvero! Ed eccoci qui! In questa foto eravamo a Gand (o Gent se vi piace di più).

Di Gand vi parlerò con calma però, perché se ci penso, ancora mi emoziona, e devo assolutamente dedicargli un post a parte!!!

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Gand – Belgio

Fatta questa premessa, capirete che la meta è stata scelta per convenienza economica. Per quanto volessi comunque vedere prima o poi il Belgio, non era in cima alla mia wish list, ma forse è stato un bene perché si è rivelato una vera e propria sorpresa inaspettata!

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Cattedrale di Bruxelles – Belgio

A questo punto, è arrivato il momento di spiegarvi in cosa mi ha sorpreso questo Paese e perché sono tornata super entusiasta dal week-end belga.

1 – Non è vero che non c’è niente da vedere

Una delle idee con cui eravamo partiti alla volta di Bruxelles è che non ci fosse molto da vedere (ragione per cui mi sono organizzata per fare anche tappa a Gand e Bruges). Niente di più falso… alla fine ci siamo resi conto che, anche 3 giorni interi a Bruxelles, ci avrebbero comunque tenuti impegnati pienamente, se avessimo voluto scoprirla per bene e visitarla con attenzione.

Oltre al fatto che è ricca di musei interessanti e particolari, come quello di Scienze naturali (dove c’è una bellissima sezione dedicata solo alle tantissime specie di dinosauri), il museo dei fumetti, il Museo impressionista di Magritte, il museo del cioccolato (il Belgio è la patria del cioccolato e delle praline), ha molte cose che, se avessimo avuto più tempo, avremmo visitato con piacere.

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Museo di scienze naturali – Bruxelles

Non sono minimamente pentita di aver tolto del tempo a Bruxelles per vedere Bruges e Gand perché sono due posti che mi sono rimasti davvero nel cuore, ma confermo che a Bruxelles, anche trascorrendoci tre giorni pieni, non ci saremmo annoiati (ovviamente dipende anche dai gusti. Noi avevamo abbastanza pane per i nostri denti).

Un’altra cosa che avremmo fatto con piacere, se avessimo avuto più tempo, è una caccia al tesoro per scovare tutti i murales della città (essendo la patria anche del fumetto ce ne sono tantissimi!). Se passate all’ufficio del turismo e chiedete informazioni a riguardo vi danno una mappa in cui sono indicati tutti i punti in cui potete trovarli! Noi siamo riusciti a vederne giusto qualcuno perché ce lo siamo trovati davanti passeggiando per il centro ma, seguendo le indicazioni, si potrebbe passare piacevolmente il tempo a scovarli (anche perché quasi sempre sono dietro ai palazzi, quindi, senza sapere dove sono, ci si potrebbe passarci a pochi passi e non vederli).

Insomma, la caccia ai murales è una cosa simpatica da fare a Bruxelles, ancora di più se girate con dei bambini al seguito, secondo me!

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2 – La gentilezza delle persone

Un’altra cosa che mi ha sorpreso di Bruxelles è stata l’estrema gentilezza e disponibilità delle persone del posto. Non che pensassi di trovare delle persone scontrose, ma ho sempre associato mentalmente ai paesi freddi un modo di fare un po’ più distaccato e freddo (probabilmente sbagliando alla grande). Nel caso dei belgi mi sono ricreduta totalmente e ho avuto l’ennesima dimostrazione di quanto i luoghi comuni spesso lascino davvero il tempo che trovano (una delle cose meravigliose che ti insegna viaggiare: non credere a nulla che non vedi con i tuoi occhi. Il mondo è molto più vario di quanto le etichette che si mettono a cose e persone possano mostrare. Bisogna lasciarsi sorprendere ed essere disposti a stravolgere qualunque idea, per farsene continuamente di nuove).

Ma torniamo al popolo Belga che è entrato, a pieno diritto, tra i miei preferiti in assoluto, per cordialità e disponibilità.

In soli tre giorni ci hanno fermato per ben 4 o 5 volte per chiedere se avevamo bisogno di aiuto in qualcosa. Appena ci vedevano minimamente perplessi, si avvicinavano e ci chiedevano “Can I help you?”. Dopo la terza/quarta volta che ci è capitato ci siamo guardati increduli l’un l’altro con un gran sorriso sul viso chiedendoci: “Ma davvero ci ha quasi rincorsi per aiutarci?”. Che bello essere sorpresi così! 

Posso capire la cordialità quando chiedi informazioni, ma addirittura si avvicinavano senza che chiedessimo aiuto, con una disponibilità che ci ha lasciati a bocca aperta (vi dico solo che ci hanno perfino prestato un telefono volontariamente per farci fare una telefonata dal numero belga per semplificarci la vita).

Insomma, dopo l’esperienza a Praga e Budapest, dove effettivamente abbiamo trovato un’atteggiamento totalmente opposto, in Belgio ci hanno sorpreso. Persone simpaticissime e gentilissime!

Tra l’altro, il venditore di una specie di caramelle buonissime che abbiamo assaggiato a Gand (quello del negozio di questa foto), ci ha fatto ridere anche un sacco. Nemmeno vi dico come ci ha convinti a provarle! Vi dico solo che ha cominciato con qualcosa del tipo “come non sapete cosa sono???” E da lì ha cominciato a elencarci tutte le ragioni per cui dovevamo assolutamente provarle! Le abbiamo comprate più perché ci ha ispirato simpatia quell’uomo, che per per la reale curiosità che ci ispiravano quelle caramelle e, invece, ecco un’altra sorpresa di questo viaggio… erano buonissime!

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Inserisci una didascalia

Mi sembra si chiamassero cuberdon e sono delle caramelle ripiene a forma di piramide (alcuni dicono naso), tipiche della cittadina belga di Gand.

Noi le abbiamo viste di tutti i colori, a seconda del sapore di frutta che avevano (verdi, gialli, viola, arancioni… ). Le vendevano anche in piccole bustine con dentro una per ogni gusto, per dar la possibilità di provarli tutti. Io ne ho assaggiata solo una per curiosità e l’ho trovata buonissima, anche se estremamente dolce (non adatta decisamente ai diabetici!).

L’esterno è duro e zuccheroso mentre l’interno, a base di sciroppo, è gommoso, o appunto, “sciropposo”. È questo che rende queste caramelle così particolari: hanno il cuore morbido. Ve ne mostro una.

 

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Cuberdon di Gand

3Anche a Bruxelles c’è un interessantissimo free tour in italiano

Amo organizzare i miei viaggi fai da te, comprare una guida, crearmi degli itinerari e scoprire ogni nuovo posto al mio ritmo, però, dopo aver provato per curiosità i tour del Tour italiano a Praga e quello di Sfumature di Budapest a Budapest, sono diventata una vera fan di questi tour, organizzati da italiani che vivono sul posto e che in un paio d’ore ti portano alla scoperta della città, spiegandoti un po’ di storia, raccontandoti aneddoti e facendoti notare cose a cui probabilmente non avresti fatto caso da solo, e che invece ti vengono mostrate attraverso gli occhi di un italiano come te, che sul posto ci vive ogni giorno. Da italiana residente all’estero capisco quanto il punto di vista sia diverso da quello di una guida normale o di un locale.

La sorpresa è stata che non pensavamo che anche a Bruxelles ci fosse la possibilità dei free tour in italiano (sempre per quell’idea sbagliata che avevamo che a Bruxelles non ci fosse molto da vedere). Invece ci sbagliavamo! Avendone fatti già in altre città, quando siamo passati davanti alla Cattedrale e abbiamo visto un gruppetto che seguiva un ragazzo con l’ombrellino tricolore, abbiamo subito riconosciuto lo stile e ci siamo avvicinati per chiedere informazioni. Ci è stato detto che avremmo trovato il prossimo tour la mattina dopo nella piazza principale (la famosa Grand-Place), intorno alle 10.30/10.45. Ovviamente la mattina dopo ci siamo presentati in piazza per il tour e non ce ne siamo pentiti: come gli altri, è stato molto interessante. Abbiamo gironzolato per un paio d’ore col gruppo e poi siamo partiti alla volta di Gand dopo pranzo.

I ragazzi che organizzano i tour in italiano a Bruxelles hanno un sito web e una pagina fb. Se volete cercarli si chiamano: A zonzo tour. In alternativa, andate in piazza di mattina e li troverete sicuramente lì con l’ombrellino tricolore!

A proposito della Grand-Place: è davvero stupenda di giorno e di notte. Ovunque giriate lo sguardo vi lascia a bocca aperta!

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Anche la Cattedrale l’ho trovata davvero molto bella comunque!

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Cattedrale di Bruxelles by night

4 – La versione femminile del manneken pis 

Un’altra sorpresa è stata scoprire che esiste una versione femminile del manneken pis (anche una versione animale in realtà, ma quella non siam riusciti a vederla). Già l’idea in sé che il simbolo di una città fosse una statuina di un bambino che fa la pipì ci faceva abbastanza sorridere, la scoperta che ne avessero creato anche una versione femminile è stata davvero una sorpresa! L’avevo letto prima di andare, ma vederla mi ha fatto sorridere davvero.

Non mi ha sorpreso la grandezza della statua del Manneken pis solo perché ci ero andata preparata. Avevo letto su alcuni blog che è molto piccola, quindi mi aspettavo effettivamente che fosse inferiore alle aspettative. La statua simbolo della città effettivamente è davvero molto piccola!

Mi è dispiaciuto solo non poterla vedere “vestita”. Ci hanno spiegato che solitamente, per qualunque evento o ricorrenza, qualcuno gli regala un vestito nuovo e la statuina lo indossa letteralmente. Ci hanno detto che c’è perfino un museo che conserva tutti gli abiti che negli anni sono stati regalati a questa statua (sembra siano circa 800). Questa è un’altra cosa che avremmo fatto se avessimo avuto più tempo per stare a Bruxelles (ribadisco, non ci saremmo annoiati! È un posto ricco di curiosità e musei fuori dal comune).

Eccolo qui, in tutta la sua “grandezza“! Come ci è stato fatto notare, molte delle rappresentazioni che se ne fanno, sono più grandi dell’originale! E questo è tutto un dire.

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Munneken Pis – Bruxelles

La leggenda racconta che durante una guerra, un bambino abbia fatto la pipì sulla miccia di una bomba spegnendola e salvando così tutta la città. Da allora è diventato il simbolo di Bruxelles.

Ho trovato questa leggenda simpatica almeno quanto gli abitanti del Paese. 🙂

Questa è la versione femminile del Munneken Pis. Sembra sia stata costruita per portare i turisti in un vicoletto ai tempi poco conosciuto e migliorare quindi l’economia dei ristoranti della zona.

La fantasia e l’ironia sono altre cose che non mancano a questo Paese.

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Jeanneke Pis – Bruxelles
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Natale a Barcellona: Il Tió de Nadal, il Caganer e la Cavalcata de los Reyes Magos

 

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Natale a Barcellona

Vi siete mai chiesti com’è il Natale a Barcellona? Ci siete mai stati? Conoscete le tradizioni che qui sono legate al periodo natalizio?

Ho scattato questa foto l’anno scorso, dal centro commerciale Mare Magnum, quello che si trova al termine della Rambla del Mar. È uno scatto che mi piace molto perché mette insieme tre cose che adoro: il Natale, i tramonti e il mare. Un mix perfetto. Sarei rimasta un bel pezzo a osservare il mare da quella prospettiva, ma – col passare dei minuti – avrei perso una delle tre perché il sole sarebbe calato e addio mix perfetto… quindi, ho preferito scattare una foto prima che fosse troppo tardi.

La perfezione a volte è questione di attimi, istanti. Quindi, CARPE DIEM e, come ho già detto altre volte, menomale che esiste la fotografia! Cos’altro potrebbe immortalare un attimo come questo e renderlo eterno?

Ma se continuo di questo passo divago e mi perdo. Torniamo al Natale a Barcellona. Il Natale qui è ricco di eventi, di mercatini e di cose da fare, ma quali sono le tradizioni legate al periodo di Natale? Voglio raccontarvene qualcuna.

Il Tió de Nadal

Se siete stati qui in Catalunya nel periodo di Natale sicuramente vi siete trovati davanti (soprattutto nei mercatini, ma non solo) un tronco dal volto simpatico, coperto da una copertina rossa, con accanto un bastone. Di solito se ne vedono di tutte le dimensioni, ma anche di diversi materiali. Diciamo che l’originale è un vero è proprio tronco a cui è stato disegnato il volto. È un’immagine che a me ha trasmesso simpatia dal primo momento ma, prima di raccontarvi la tradizione a cui è legato, ve lo mostro. Purtroppo al momento non ho delle foto migliori, ma spero riescano a darvi l’idea di com’è!

Questi sono dei Tió de Nadal fatti con dei tronchi veri. Come vi dicevo, ne ho visto anche altre versioni “alternative”. Quest’anno, per esempio, io me ne sono comprata uno di peluche! Non sono riuscita a resistere alla tentazione… sono tre anni che lo vedo e, alla terza, ci sono cascata!

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Torniamo alla tradizione. Da quello che mi hanno raccontato, Tió de Nadal in catalano significa ceppo di Natale, o qualcosa del genere.

Ma perché la coperta? Perché il bastone?

Tradizione vuole che i bambini coprano il tió per tutto il periodo natalizio perché non prenda freddo e che il giorno di Natale gli cantino una canzoncina, mentre con il bastone gli percuotono la schiena per costringerlo a tirar fuori i regali (non sono ancora riuscita a comprendere la ragione di questa “violenza” se devo dirvela tutta, ma la tradizione è proprio così). Finita la canzoncina, smettono di picchiarlo col bastone, alzano la coperta e trovano sotto di essa dei regali. Insomma, il tió non è altro che una sorta di zio che porta i regali a Natale, una versione rivisitata del classico Babbo Natale.

La differenza sostanziale, a mio parere, è che di solito Babbo Natale si risparmia le bastonate!

Se siete curiosi, la canzoncina è questa qui:

« Caga tió
ametlles i torró
no caguis arangades
que són massa salades
caga torrons
que són més bons
Caga tió
ametlles i torró
si no vols cagar
et donaré un cop de bastó
Caga tió! »

Insomma, fondamentalmente lo si costringe a “tirar fuori” i regali a colpi di bastone. Quando me l’hanno raccontata mi ha sorpresa parecchio. Personalmente, trovo un’immagine poco educativa insegnare a un bambino che per ottenere ciò che vuole deve prendere il tronco a bastonate, però è una tradizione e qui è molto radicata, quindi la mia modestissima opinione di straniera espatriata lascia il tempo che trova.

Quando ho provato a spiegare la mia opinione mi hanno guardata in modo bizzarro, come se davvero non vedessero dov’è il problema. Credo che per loro sia così naturale perché è sempre stato così che non si siano nemmeno mai chiesti il perché o se fosse educativo o meno. Le tradizioni in fondo son tradizioni e si prendono per ciò che sono.

Quello che posso dare per certo è che il mio tió di peluche non lo prenderò mai a bastonate!

Il Caganer

Un’altra figura che è inevitabile vedere nei mercatini e in ogni dove qui a Barcellona nel periodo natalizio è il Caganer. La parola non inganna, è esattamente ciò che sembra. Il Caganer è una statuina legata al folklore catalano che di solito si mette nel presepe. Quello che rende particolare questa statuina è che è rappresentata sempre  accovacciata, nella classica posizione di chi è intento a fare le sue “necessità“.

Questa è un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ sorpresa la prima volta. La prima domanda che mi è saltata in testa dopo averci riso sù è stata: perché?

Intanto ve la mostro. Questo è l’originale, dal quale poi sono nate infinite varianti. È costituito da un ometto con il classico cappellino catalano e la camicia bianca con la cintura rossa (stesso cappellino usato anche dal tió de Nadal).

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Da questa versione “classica” sono nate infinite varianti più moderne del Caganer.

Oggi è infatti possibile trovare, nella stessa medesima posizione e nello stesso stile, la statuina di personaggi famosi, di cartoni animati, di calciatori… Insomma, tutto ciò che la vostra fantasia può immaginare, probabilmente esiste già in versione caganer!

Io sono davvero rimasta impressionata. Dal papa al presidente americano, da Spongebob al gondoliere di  Venezia… non si salva nessuno!!! Guardate un po’.

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Ormai quando giro per le bancarelle a Natale qui, non riesco a non fermarmi per vedere cosa si sono inventati come Caganer. Ho trovato perfino una versione degli scacchi a tema. Ci ho riso per dieci minuti buoni quando l’ho vista!!!

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Da curiosa inguaribile ovviamente mi sono documentata un po’, per capire il perché del caganer. Tirando le somme, ciò che ho capito è che fondamentalmente è un simbolo di buona fortuna. Non è una novità che non c’è fertilizzante migliore di questo per concimare la terra e che dalle nostre parti si dica che porti fortuna calpestare degli escrementi. Insomma, non è che una versione differente e simpatica dello stesso concetto. Quindi, se dovessero regalarvi un caganer, non vi starebbero prendendo in giro ma augurando che la fortuna vi assista.

Ho trovato persino il Tió de Nadal in versione Caganertradizione nella tradizione insomma! Devo ammettere che, superata la sorpresa iniziale, il caganer è una figura che mi ha sempre fatto sorridere un sacco e che trovo indubbiamente originale.

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Caganer – Barcelona

Cavalcata de los Reyes Magos

Altra tradizione legata al periodo di Natale, o meglio all’epifania qui a Barcellona,  è quella della Cavalcata de Los Reyes Magos. Io sono riuscita a vederla per la prima volta solo quest’anno perché, per una cosa o un’altra, ero sempre da qualche altra parte alla befana. Sono contenta di esserci riuscita alla fine perché ne sono rimasta impressionata. Credo che, almeno una volta nella vita, vada vista se si vuole davvero comprendere lo spirito delle tradizioni di questo paese.

Ma cos’è esattamente? Inizio col mostrarvi qualche foto scattata al volo, anche se – a causa della poca luce e della tantissima folla – la qualità non è il massimo.

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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona
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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona

La cavalcata si tiene il 5 gennaio ogni anno e rappresenta fondamentalmente l’arrivo dei Re Magi in città, pronti a portare doni e caramelle a tutti i bambini (insomma l’epifania vissuta con la reale immagine dei Magi che vengono a portar doni). La versione cattolica della nostra befana insomma, seppure la sfilata non abbia assolutamente nulla di religioso. È una vera e propria festa.

Ma perché è così speciale?

Innanzitutto è speciale l’atmosfera che quel giorno si respira ovunque in città. Tutti sono allegri e festeggiano il giorno dei Reyes forse anche più del Natale (almeno questa è la percezione che ne ho avuto io da quando vivo qui). Perfino a lavoro il più delle volte ho visto concedere a tutti la giornata intensiva, per permettere a chiunque lo volesse di assistere alla Cavalcata. È un giorno in cui si respira allegria in ogni dove.

Mi è piaciuta moltissimo l’immagine che trasmette ai bambini l’arrivo dei re magi. Anche noi festeggiamo la befana ma, da piccoli, mai abbiamo visto realmente questa persona arrivare in città, pronta a portar dei doni. Si sa che quella notte arriva la befana ma non la si vede davvero. Qui invece si vedono davvero i re magi che arrivano, quindi è tutto più reale. Si va lì ad accoglierli, li si si vede arrivare con tanto di corte al seguito e paggi che lanciano caramelle. Insomma, da bambino non puoi dire “non ci credo” se li hai visti davvero arrivare! Crea più magia secondo me…

Concretamente la cavalcata dei Re Magi consiste in una lunghissima sfilata di carri (se siete mai stati al Carnevale di Viareggio immaginatevi una cosa un po’ in quello stile). I carri percorrono tutta la città partendo dal porto di Barcellona dove arrivano, per poi entrare in città e sfilare per ore spostandosi da una parte all’altra della città (comincia verso le 16 e dura fino alle 21,30/22.00 circa). È costituita sia dai carri dei singoli re magi che da quelli della corte che ognuno di loro si porta dietro (immaginatevi tantissima gente travestita che danza, canta e fa festa).

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Cavalcata Reyes Magos 2018 – Barcellona

Come dicevo, per alcuni aspetti mi ha ricordato il Carnevale di Viareggio o quello di Cento, anche se qui il tema era totalmente diverso. Il primo carro, che precedeva tutti gli altri,  trasportava un’enorme stella cometa illuminata, e tutto si svolgeva in un clima di festa impressionante.

A far da coda a tutti questi carri, a fine sfilata, c’erano degli autobus turistici (avete presente quelli rossi che portano a fare il giro per le città? Proprio quelli.) ai lati dei quali erano stati applicati dei veri è propri cannoni che “sparavano” centinaia di caramelle sulla folla. Il sogno di ogni bambino insomma.

Ammetto che, vedendo la cavalcata personalmente, ho capito perché quella de Los Reyes è una giornata così allegra qui e perché sia tanto sentita. Immagino che chiunque sia stato bambino qui e abbia atteso l’arrivo dei re magi quando era piccolo non può che continuare a viverlo come un giorno decisamente speciale anche da adulto.

Insomma, le feste di Natale qui terminano in grande stile e, da quello che mi han raccontato, ogni paese, anche il più piccolo, ha la sua cavalcata il 5 gennaio.

Se avessi assistito a questo spettacolo prima di scrivere il post su cosa vedere a Barcellona con i bambinilo avrei inserito a pieno titolo tra le cose da fare assolutamente. Ovviamente se ci si trovasse qui il 5 gennaio!

In ogni caso Barcellona è ricca di storie e tradizioni interessantissime e originali, quindi, – nel caso vi trovaste qui in altri periodi dell’anno o foste semplicemente curiosi e amanti delle tradizioni come me –  potete trovare in altri post informazioni sulla festa di Sant Jordi e sulla festa di San Juan.

Vi mostro un’ultima foto che ho scattato a Barcellona a Natale dello scorso anno nella plaza del Ayuntamiento. Da amante di libri, oltre che di viaggi, ho adorato quest’immagine. Quest’anno non c’era perché ogni anno, in questa piazza, allestiscono delle decorazioni differenti. Quelle di quest’anno erano carine, ma non belle quanto quelle dell’anno scorso, che ho trovato decisamente poetiche…

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Plaza del Ayuntamiento – Natale 2016 – Barcelona

 

Sicilia: Taormina e le Gole dell’Alcantara in inverno

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Etna al tramonto a Taormina

Ho scattato questa foto a Taormina un paio di settimane fa durante il mio weekend in terra siciliana. Purtroppo la qualità della foto non rende al meglio lo spettacolo, ma vi assicuro che era stupenda la vista dell’Etna al tramonto… il fumo che fuoriusciva dal cratere sembrava quasi rosa. Bello, bello davvero.

Desideravo tornare a Taormina perché, quando un bel po’ di anni fa c’ero stata, ero di passaggio e non ero riuscita a girarla come avrei voluto. Nemmeno questa volta avevo moltissimo tempo, ma abbiamo provato a ottimizzarlo al meglio. In realtà temevo che, essendo inverno l’avremmo trovata spopolata, invece sono rimasta sorpresa da quanta gente ci fosse, nonostante il freddo.

Ovviamente non c’era la ressa che ci trovai andandoci in estate, ma questo è stato positivo, perché abbiamo potuto girarla godendoci la passeggiata, senza doverci far spazio tra la folla. Abbiamo girato per i negozietti, ci siamo seduti ad un bar davanti alla bellissima terrazza/belvedere che da sul mare, abbiamo visitato il Duomo (ancora aperto nonostante fosse ormai buio) e ci siamo goduti in serenità un bel tramonto.

A conti fatti, posso dire che è valsa la pena visitarla in inverno. Ha un fascino diverso, che non mi è dispiaciuto affatto, anzi!

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Piazza di Taormina in inverno

Se siete stati a Taormina, riconoscerete in questa foto la sua piazzetta col belvedere, Piazza IX aprile. Da qui ci siamo goduti una vista davvero spettacolare.

Quello che più mi ha impressionato di quel paesaggio è stato poter guardare il mare e, solo girando di poco lo sguardo, anche l’Etna in eruzione. Il contrasto di fuoco e acqua nella stessa immagine mi ha lasciata a bocca aperta.

L’unica cosa che rimpiango di Taormina è stato non riuscire a visitare il suo anfiteatro greco, perché quando siamo arrivati, purtroppo era già chiuso (erano intorno alle 16.30). Probabilmente in estate gli orari sono diversi. In ogni caso, se vi trovate da quelle parti, vi consiglio di controllare su internet gli orari di apertura.

In compenso, sono riuscita a visitare il Duomo.

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Duomo di Taormina

Questa è una foto del Duomo di Taormina by night. Si trova un po’ più avanti rispetto alla piazzetta con il belvedere. La prima volta che ci ero stata anni fa, me l’ero perso. Essendo un po’ di fretta, mi fermai a Piazza IX aprile, senza sapere che solo pochi passi più avanti avrei trovato il Duomo.

Questa volta invece, avendo più tempo per passeggiare, sono riuscita a passare all’ufficio del turismo che ci ha confermato che avremmo trovato ancora aperto il Duomo, anche se l’anfiteatro aveva già chiuso. Toccherà ritornarci, senza dubbio! Taormina è deliziosa, decisamente.

 

Se qualcuno dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?” risponderei senza esitazione: “Taormina”.

(Guy de Maupassant)

 

Ma perché siamo andati così tardi a Taormina?

La ragione per cui siamo arrivati tardi in realtà, è stata che di strada, abbiamo deciso di fare anche una tappa alle Gole dell’Alcantara, un posto che io considero davvero speciale.

Andare a Taormina e non passare a vedere le Gole è un gran peccato. Sono davvero a pochi km di distanza da Taormina e valgono decisamente una visita.

Anche lì c’ero stata anni fa, in estate, ma il desiderio di tornarci è stato più forte del tirare dritti verso Taormina… l’acqua mi richiama sempre, che sia mare, cascata o una semplice fontana. È sempre stato così.

Temevo che fossero chiuse in inverno, invece, per mia sorpresa, le ho trovate aperte (prima di deviare ho controllarto su internet). Non c’era moltissima gente ma era possibile entrare e fare tutto il percorso come in estate, a un prezzo decisamente ridotto.

Abbiamo pagato 7 euro a testa, mentre d’estate il prezzo è circa il doppio. È vero anche che d’estate è possibile fare tantissime attività e risalire anche il corso dell’acqua, ovviamente con l’attrezzatura adatta.

Se siete interessati a visitarle, trovate molte informazioni sul loro sito web:  Gole dell’Alcantara.

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Gole dell’Alcantara

Il biglietto di 7 euro comprendeva 2 cose:

  • Un percorso con il quale era possibile vedere e fotografare le Gole da varie angolazioni diverse. (Conviene mettere scarpe comode perché il sentiero è acciottolato, ma è una passeggiata che non prevede grandi difficoltà).
  • La possibilità di prendere un ascensore che portava giù a una spiaggetta. Da lì era possibile anche mettere i piedi in acqua o attraversare il pezzetto di torrente che portava all’altra sponda (noi siamo stati fortunati perché abbiamo trovato l’acqua bassa come in estate ma ci han detto che non è sempre così in inverno). L’acqua ovviamente è congelatissima, ma io i piedi dentro ce li ho messi lo stesso! Non potevo andar via senza provarci. Ovviamente ho resistito giusto il tempo di una foto e di rendermi conto che se fossi rimasta di più sarei diventata un cubetto di ghiaccio (la foto che dimostra che l’ho fatto davvero la trovate sul profilo instagram).

La forma delle rocce è davvero impressionante. La prossima volta, ci siamo già ripromessi di tornarci in estate, per poter provare il percorso in acqua. Dev’essere un vero spettacolo!

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Gole dell’Alcantara

Questa è la spiaggetta sulla quale è possibile scendere con l’ascensore compreso nel biglietto. In realtà ci han detto che è possibile anche scendere con delle scale gratuite (ho dimenticato il numero di scalini, ma posso assicurare che me lo hanno detto… forse il mio cervello ha resettato l’informazione dopo aver percepito che si parlava di un numero con almeno 3 cifre!!!).

In questo periodo dell’anno, in ogni caso, le scale per scendere erano chiuse quindi… nostro malgrado, siamo dovuti scendere e risalire con l’ascensore! 😀

Comunque scendere vale proprio la pena, perché ti dà una prospettiva delle gole totalmente diversa.

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Spiaggetta delle Gole dell’Alcantara

Consiglio vivamente una vacanza a Taormina e alle Gole dell’Alcantara, confermando che vale la pena anche andarci in inverno.

Non si potrà andare al mare, ma la Sicilia è un’isola che offre così tante bellezze che non ci si annoia nemmeno nei mesi freddi, in cui è possibile godere tra l’altro della tranquillità che solo i periodi di bassa stagione possono regalare.

 

Blogger Recognition Award

 

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Ancora una volta, a distanza di poco tempo dall’ultima volta, mi ritrovo a scrivere un post di ringraziamento. Questa volta però, il mio grazie va in particolar modo ad Ale di 50 sfumature di viaggio, che mi ha inserito nelle sue nomination per il Blogger Recognition Award… che dire? Ancora una volta grazie di vero cuore.

Sapere che vi piace leggere ciò che scrivo e che magari lo trovate utile, non può che rendermi felice, perché da un senso a tutto… ma non mi dilungo con i ringraziamenti altrimenti mi perdo in chiacchiere e viene fuori un post lunghissimo (se desiderate leggere una mia lista di motivi per ringraziare, vi rimando all’articolo sulla top five di travel365).

Veniamo invece alle regole del Blogger Reconition Awards.

Sono poche e semplici:

  1. Ringraziare chi vi ha nominati sul proprio blog e sulla propria pagina di Facebook;
  2. Scrivere un post per ringraziare;
  3. Raccontare come è nato il vostro blog;
  4. Dare dei consigli ai nuovi blogger;
  5. Nominare quindici blog.

 

Chi sono e come nasce il mio blog

Mi chiamo Rita e sono blogger per passione: passione per la scrittura, passione per i viaggi, passione per la fotografia. Tre cose che, messe insieme, sono gli ingredienti perfetti per la nascita di un blog a mio parere ed è proprio così che è nato il mio.

Viaggiare è per me un bisogno da sempre, seppure non abbia potuto coltivare questa passione da piccola come avrei voluto. Ho cominciato a farlo seriamente quando ho raggiunto quel minimo di indipendenza economica che mi permettesse di staccare di tanto in tanto dalla routine e di andare alla scoperta di questo mondo tanto immenso ed affascinante che ci ospita.

Adoro conoscere ogni luogo, che sia dietro l’angolo o a tanti km di distanza, purché mi regali qualcosa di nuovo, mi arricchisca, stimoli in qualche modo la mia curiosità e la soddisfi. Questa è la ragione per cui amo definirmi “una curiosa del mondo“, perché alla base del mio amore per i viaggi e delle mie mille passioni c’è sempre stata un’inguaribile e insaziabile curiosità, voglia di imparare, di scoprire… e il mondo è una fonte inesauribile di stimoli per me!

Insomma, adoro scrivere (potrei farlo per ore!), adoro la fotografia (anche se non ho ancora una macchina fotografica degna di questo nome),  viaggiare è una delle mie più grandi passioni e credo che la condivisione, se usata nel giusto modo, sia una cosa meravigliosa. Trovo straordinario il poter condividere con altri ciò che ho visto, ho imparato, ho scoperto… crea una rete stupenda, che dovrebbe essere la base di questo mondo che ormai non ha più le barriere e le distanze di un tempo.

Questo blog è nato a Barcellona, la città in cui sono espatriata circa 3 anni fa (qui trovate l’articolo che parla del mio espatrio in terra catalana: Barcellona solo andata).

Ho cominciato a scrivere questo blog al ritorno da uno straordinario tour on the road in Andalusia fatto nella primavera del 2016. È nato sulla scia dell’entusiasmo di tutti i posti straordinari visitati nel sud della Spagna (tra i post più vecchi ne trovate infatti alcuni su Siviglia, Cordoba, Cadiz… ).

Pensandoci, di quel viaggio manca ancora un post su Granada e uno su Malaga ma, siccome ho sempre scritto seguendo l’istinto, non c’è sempre un filo temporale nei miei racconti. Mi lascio guidare dalle sensazioni del momento. Credo che la passione non vada mai ingabbiata in schemi, ma lasciata fluire libera e spontanea, come la scrittura… 🙂

Consigli ai nuovi blogger

Non ho grandi consigli da dare ai nuovi blogger perché non mi sento una guru in questo campo. Ho iniziato a scrivere per il piacere di farlo e continuo a farlo per la stessa ragione, anche se mi appassiona ogni tanto leggere qualcosa sul seo e sul blogging. Perché? Perché – come ho già detto – sono estremamente curiosa e perché mi piace imparare e dare il meglio di me in ciò che faccio, anche se nel mio piccolo.

Credo che alla base di un bel blog ci debba essere tanta spontaneità e sincerità. Quello dei blogger è un mondo talmente vasto che l’unica cosa che ci distingue da mille altri è essere semplicemente quello che siamo. Io parto sempre dall’idea che, se volessi leggere una guida senza un minimo di personalità, non andrei su un blog ma mi cercherei appunto una guida in libreria o in rete e che, se volessi leggere la trama di un libro senza un minimo di considerazioni personali, mi basterebbe cercare la trama nuda e cruda su internet. Il blog deve dare qualcosa in più secondo me. Questa è l’unica cosa che mi sento di consigliare a chi desidera scrivere un blog. Ovviamente questo è solo il mio modestissimo parere, da lettrice prima che da blogger. 🙂

Nominare altri 15 blog:

Questo credo sia il punto più difficile, perché seguo molti bei blog e sceglierne solo 15 non è facile. Ultimamente non riesco a stare al passo con tutti per semplice mancanza di tempo ma, quando posso, vi seguo con enorme piacere!

Ne nomino 15 come da regolamento, ma la lista dovrebbe essere molto più lunga!

  1. lillyslifestyle
  2. L’Orsa Nel Carro
  3. Viaggiatrice da grande
  4. Rivoglio la Barbie
  5. Il lettore curioso
  6. Mille splendidi libri blog
  7. Il pikaciccio
  8. Una veronica vagante
  9. Cuore ruotante
  10. Viaggiatore non per caso
  11. Scelgo un libro per bambini
  12. Non siamo food blogger
  13. Viaggiamo insieme
  14. Il mondo secondo Gipsy
  15. Mariarosariadiario

Avrei altri blog da citare, ma sicuramente ci saranno altre occasioni per farlo. Nel frattempo, ringrazio ancora chi mi ha nominato e tutti coloro che, passando di qui, lasciano sempre un segno o un saluto.

Vi abbraccio tutti.

Rita

Le mie impressioni su Valencia in 3 punti

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Parco di Gulliver – Valencia

Oggi mi allontano un po’ dall’Europa dell’Est, per tornare a parlare della calda nazione spagnola, che mi ospita da circa tre anni. Questa foto è stata scattata a Valencia, l’anno scorso, in un parco che è stato creato all’interno del letto di un fiume e che taglia in due una parte della città. Da quello che mi hanno spiegato, il corso originale del fiume  è stato deviato e nel suo letto è stato creato un lungo parco. È lì che è possibile trovare questa simpaticissima statua di Gulliver, sulla quale i bambini si divertono ad arrampicarsi. L’ho trovata decisamente originale e mi ha ricordato il libro letto da ragazzina.

È la prima volta che parlo di Valencia nonostante ci sia stata due volte, la prima per un rapido week end con un’amica e la seconda durante il viaggio on the road dell’Andalucia fatto l’anno scorso. Partimmo da Barcellona con la macchina e – avendo bisogno di una tappa per spezzare il viaggio – pensammo che Valencia fosse un’ottima opzione. Entrambe le volte non era un viaggio preparato (amo studiare una meta prima di andarci) quindi non ricordo nel dettaglio i nomi di tutto ciò che ho visto. Però posso raccontarvi le mie impressioni e mostrarvi delle foto, che di solito sono anche più eloquenti delle parole.

Se ripenso alla città di Valencia, le cose che mi vengono in mente principalmente sono riassumibili in 3 punti:

Il centro storico: l’ho trovato molto carino e molto vivo. Ha qualcosa che mi ricorda Barcellona, ovviamente in piccolo. La Cattedrale è molto bella e possiede tre portali di accesso: la Puerta del Los Hierros, la Puerta del Palau e la Puerta de los Apostoles. La prima è barocca, la seconda romanica e la terza gotica. Insomma è un mix di tutta la storia architettonica della città. Sembra che, precedentemente, al suo posto, vi fossero un tempio romano e una moschea.

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Cattedrale di Valencia

All’inizio, credevo che alla cattedrale vi si accedesse solo davanti, invece girandole intorno, la si può ammirare in tutta la sua bellezza.

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Cattedrale di Valencia

Questo è un particolare della Cattedrale che mi è piaciuto molto. Sembra quasi una sorta di colosseo dalla forma.

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Alle spalle della Cattedrale, continuando a camminare, ci si ritrova in questa piazza, con una grande fontana. Una zona molto viva e graziosa a mio parere.

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Un’altra cosa molto carina che ho visto nel centro storico di Valencia è l’Estación del nord. Si trova proprio accanto all’arena de toros di Valencia.

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Oltre ad essere molto bella esternamente, lo è anche all’interno. Le pareti dell’atrio sono tutte fatte di mattonelle dipinte (mi ricorda vagamente la Estação de São Bento a Porto con i suoi stupendi azulejos, di cui prima o poi scriverò qualcosa). Vale la pena entrare a dare un’occhiata.

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Interno Estación del nord – Valencia

La zona delle spiagge: è lì che ho dormito la prima volta che sono stata a Valencia. È una zona piena di ristorantini e alberghi, a due passi dalle ampie spiagge. È piacevole passeggiare sul lungo viale sia di giorno che di notte.

Consiglio pratico: Se ci andate in alta stagione e desiderate mangiare in uno dei  ristorantini sul lungomare (sono turistici ma può essere piacevole mangiare davanti alle spiagge), consiglio di prenotare un po’ prima. Per riuscire a mangiare una paella ne abbiamo dovuti girare tantissimi: erano tutti prenotati! Sapete che la paella originale è valenciana, vero? In teoria quella valenciana è con carne di coniglio, ma la fanno anche solo di pesce, di carne o di verdure.

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Lungomare di Valencia

La Ciutat de les Arts i les Ciències: credo che sia una delle cose che più mi ha impressionato di Valencia. In pratica sono una serie di edifici raccolti insieme in una zona che a me piace definire “futuristica“. Sembra di essere in uno di quei racconti del futuro in cui ti perdi tra navicelle spaziali e macchine volanti! Insomma, a me ha dato un po’ quest’impressione a primo impatto. In realtà sono raccolti in questa città delle scienze 5 differenti strutture, suddivise all’interno di tre aree tematiche: arte, scienza e natura. Uno di questi è un enorme acquario. C’è all’interno anche un ristorante “sottomarino”: il Ristorante Submarino L’Oceanografic. Io non ci ho mangiato, quindi non so esattamente come sia, però conto di farlo la prossima volta, se torno a Valencia. Mi ispira un sacco. Questo è il sito web dove è possibile comprare il biglietto online. Vi mostro qualche foto, giusto per darvi l’idea di com’è all’esterno. 

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Un’ultima cosa su Valencia. A parte la Paella Valenciana, vi consiglio di assaggiare l’horchata (orxata de xufa in valenciano). È una bibita fresca preparata con acqua, zucchero e il latte di un xufa appunto, un tubero. È molto buona e sembra abbia origini arabe.

Io l’ho assaggiata anche qui a Barcellona, ma non mi è piaciuta quanto l’originale valenciana. Ricordo che mi fecero anche vedere il tubero: è simile a una nocciolina all’apparenza. Se vi trovate da quelle parti, consiglio di assaggiarla, ma vi avviso, è molto dolce! 🙂

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Orxata natural – Valencia

 

Sono nella top 5 degli articoli più belli di ottobre per Travel365. Che dire? Grazie! 5 volte grazie!

 

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Questo è un post un po’ diverso dagli altri, perché un post di ringraziamento.

Questa mattina, mentre ero a lavoro, il mio telefono vibra sulla scrivania. Do un’occhiata rapida e vedo un’email di Travel 365. Credevo fosse quella che mi arriva per ricordarmi che posso candidare i miei post del mese, invece questa volta ci ho letto la parola “congratulazioni” e mi sono incuriosita.

In realtà avevo quasi dimenticato di aver candidato l’articolo su Praga, perché lo avevo pubblicato e poi non ci avevo pensato più. Quindi, il fatto che fosse stato votato e fosse rientrato nella top five del mese di ottobre non lo immaginavo proprio! Cosa dire? Grazie, 365 volte grazie!

  • Grazie perché il mondo dei travel blogger è tanto affascinante quanto immenso e, se un mio post può essere notato e apprezzato, anche in un piccolo angolino di questo mondo che amiamo percorrere in lungo e in largo, la cosa mi riempie di tanta soddisfazione.
  • Grazie perché amo scrivere, lo faccio nel tempo libero quando riesco a ritagliarmi un po’ di tempo tra i mille doveri della vita di ogni giorno e queste sono quelle piccole soddisfazioni che mi danno la grinta per continuare fare una cosa che amo e provare a mostrare il mondo attraverso i miei occhi e le mie sensazioni.
  • Grazie perché sul sito Travel 365 sono i travel blogger stessi a votare quindi, se qualcuno che fa quello che faccio io e che ama quello che io amo, apprezza ciò che scrivo e l’impegno e la passione che ci metto a farlo, per me è una soddisfazione doppia. Siamo tutti malati della stessa Wanderlust in fondo.
  • Grazie perché, nonostante fossi a lavoro, sommersa dalle cose da fare e con un’insopportabile influenza addosso, siete riusciti a regalarmi un sorriso e a migliorarmi la giornata. 🙂
  • Grazie perché queste piccole cose mi ricordano che i sogni non vanno mai abbandonati, che le passioni vanno coltivate e che, non importa se nella maggior parte dei casi non si vince nulla di concreto a scrivere un articolo su un blog, ma se qualcuno legge, se apprezza, se trova anche semplicemente utile ciò che pubblichi, in fondo hai già vinto qualcosa che nulla potrà mai comprare: la soddisfazione di essere riuscita a trasmettere qualcosa… e non è poco!

Ma ora basta, non mi dilungo più altrimenti rischio davvero di arrivare a 365 grazie di questo passo! 😀

Insomma, il mio post vuole essere un grazie non solo per chi ha votato l’articolo, ma per ogni singola persona che passa di qua, legge, lascia un saluto o un semplice like e che da un senso a questa mia passione.

Dimenticavo, l’articolo di Travel365 è questo.

Quello su Praga invece, che mi ha regalato questa piccola soddisfazione, è questo quì.

Buona giornata e buon week end a chiunque passi di quì!

Rita

#Ungheria – Cosa vedere a Budapest, a parte il Parlamento e il Bastione dei pescatori?

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Grande Sinagoga di Budapest

Nei due post precedenti su Budapest, avevo accennato al fatto che questa città avesse altre bellezze a parte il meraviglioso Parlamento e il suggestivo Bastione dei Pescatori, di cui vi ho già raccontato. Ma cos’altro nasconde Budapest, che valga la pena vedere? In verità, molto più di quanto si pensi.

Se avete un minimo di conoscenza di questa capitale saprete già che è divisa dal Danubio in due parti: Buda e Pest. Sulla riva di Buda si trova la collina con il castello, il bastione dei pescatori e la chiesa di Mattia. Su quella di Pest invece è concentrata la parte più viva della città e la vita notturna più accesa.

Noi abbiamo dormito a Pest. Avevamo una stanza nel quartiere ebraico, quasi di fronte alla Grande Sinagoga, quindi a poca distanza da piazza Deák. Abbiamo prenotato su booking.com come facciamo sempre e ci siamo trovati benissimo perché eravamo in una zona centralissima e piena di vita. La stanza non era il massimo a dire il vero, quindi non mi sento di consigliarvela, però la zona sì, perché da lì ci siamo spostati per arrivare un po’ ovunque: è super collegata, quindi comodissima. Nella piazza Deák, oltre a un bus che vi porta sulla collina di Buda, trovate anche la fermata della metro.

Il quartiere ebraico è pieno di sinagoghe. A differenza di Praga, non siamo riusciti a visitarle tutte internamente per mancanza di tempo, ma il giro del quartiere ebraico è stato ugualmente super interessante. Questo grazie anche ad Aron, un ragazzo italo-ungherese che organizza dei tour in italiano per la città e che ci ha fatto scoprire tantissime cose di Budapest, che probabilmente non avremmo apprezzato a pieno.

Non siamo soliti fare tour come questi però, sia a Praga che a Budapest abbiamo voluto sperimentarli questa volta e ci siamo trovati talmente bene che, se ce ne capitasse l’occasione, ripeteremmo probabilmente l’esperienza.

Con Aron la sensazione è stata quella di avere un amico in zona che ci faceva da cicerone per la città, un cicerone molto preparato a dirla tutta. Tanto che, prima di andare via, siamo passati a fargli un saluto, dispiaciuti all’idea di andarcene senza ringraziarlo un’ultima volta.

Abbiamo trovato in lui un ragazzo di una gentilezza fuori dal comune. Pensate che gli abbiamo chiesto info su un locale in cui volevamo cenare e si è proposto di telefonare personalmente per prenotarci un tavolo. Un dettaglio che ci è rimasto impresso. Si è comportato davvero come farebbe un amico, nonostante non lo avessimo mai visto prima. Se volete info sui suoi tour, potete trovarlo anche su FB. Questa è la sua pagina: Sfumature di Budapest.  Potete anche mandargli un messaggio, di solito risponde prestissimo.

Info pratica: il nome del locale dove siamo stati a cena è Sir Lancelot. Potete dare un’occhiata al sito: http://sirlancelot.hu/.  Si tratta di un locale in stile medievale, dove mettono in scena spettacoli in costume dell’epoca durante tutta la cena. A noi è piaciuto da morire e ci abbiamo mangiato dell’ottima carne. Conviene prenotare per trovare posto.

Tornando al quartiere ebraico, sono rimasta impressionata dalla Grande Sinagoga, chiamata anche Sinagoga Dohány, dal nome della strada del quartiere in cui si trova. L’ho trovata bellissima. Sembra sia il più grande edificio di culto ebraico d’Europa e che possa accogliere fino a 3000 persone. È la seconda nel mondo, dopo quella di New York.

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Questo la dice lunga sulle bellezze di Budapest: ha la seconda sinagoga più grande del mondo e il secondo parlamento più grande d’Europa dopo quello di Bucarest, vi sembra poco?

Ma la Grande Sinagoga non è l’unica del quartiere ebraico di Pest. Vi mostro una foto di altre due sinagoghe, una accanto all’altra, totalmente differenti nello stile.

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Sinagoghe – Quartiere ebraico di Pest

Altro particolare del quartiere ebraico che mi ha colpito sono i murales. Ce ne sono di vario tipo, a mio parere tutti molto belli. Aron ci ha raccontato il significato di alcuni di essi, ma non voglio rovinarvi la sorpresa, quindi vi lascio giusto qualche foto.

Ovviamente la zona di Pest non si limita al solo quartiere ebraico. Proseguendo verso piazza Deák, ci si ritrova nel pieno centro della vita cittadina, dove trovate anche il viale più turistico della città: Andrássy út. È lì che si trova anche l’Hard Rock café di Budapest.

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Andrássy út – Pest

Uno dei palazzi che vi consiglio di non perdere invece durante la visita al quartiere di Pest è quello dell’Opera di Budapest.

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Io l’ho trovato davvero bello, soprattutto all’interno. Vi mostro l’ingresso, zona in cui è possibile accedere senza pagare.

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Altra cosa da non perdere a Pest è la Piazza degli eroi, una piazza molto vasta, circondata da un colonnato e con al centro un grande obelisco. Purtroppo noi non ce la siamo goduta come avremmo voluto perché quel giorno il termomentro segnava ben 42 gradi (erano i primi di agosto) e il sole cadeva a picco sull’intera piazza, ma è valsa ugualmente la pena vederla.

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Alle spalle della piazza c’è un parco, all’interno del quale vi è un altro dei miei posti preferiti a Budapest: il Castello Vajdahunyad.

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Il parco Varosliget è circondato da un lago che si trasforma in una pista di pattinaggio in inverno e il castello sembra uno di quelli usciti dalle fiabe.

Curiosità: In realtà il castello Vajdahunyad non è reale. Venne realizzato originalmente in legno e cartapesta per una celebrazione e solo successivamente fu ricostruito in muratura. Nel realizzarlo furono combinati insieme più stili, dal gotico al barocco.  All’interno ospita attualmente il Museo dell’Agricoltura, uno dei più grandi d’Europa (altro primato).

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Se mi fermassi qui, avrei già abbastanza motivi per dire che Budapest è una città ricca di bellezze e di tesori da scoprire, ma siccome c’è ancora tanto da dire sulla capitale ungherese, per non dilungarmi troppo, provo a riassumervi almeno altre 4 cose che vale assolutamente la pena vedere a Budapest.

  • L’isola Margherita: è una vera e propria isoletta al centro del Danubio che rappresenta un’oasi di pace in città. È per lo più occupata da un parco, all’interno del quale si trova una fontana luminosa che noi abbiamo letteralmente adorato. Somiglia molto alla fontana luminosa di Barcellona ma, il modo in cui l’acqua danza a ritmo di musica in quella di Budapest ricorda dei veri e propri fuochi d’artificio! Abbiamo trascorso qualche ora a guardarla, soprattutto quando è diventato buio e i colori hanno iniziato a dare spettacolo. Consigliata al 100%.

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    Fontana sull’Isola Margherita – Budapest
  • Basilica di Santo Stefano: è l’edificio religioso più grande d’Ungheria. Sembra che possa contenere più di 8.500 persone. 

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  • Ponte delle catene: è il ponte più vecchio e indubbiamente anche il più noto di Budapest. Fu costruito per collegare le due parti della città e fatto poi saltare in aria durante la seconda guerra mondiale. Solo successivamente fu ricostruito. Noi ci siamo passati con il bus salendo sulla collina di Buda ma lo abbiamo anche ammirato durante il nostro giro notturno in battello sul Danubio (altra cosa che consiglio vivamente di fare).
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Ponte delle catene – Budapest (foto presa in prestito dal web)
  • Scarpe sulla riva del Danubio: sono un memoriale. Le scarpe si trovano a pochi passi dal Parlamento di Budapest e ricordano un massacro di cittadini ebrei compiuto durante la seconda guerra mondiale. Gli ebrei venivano trascinati lungo il fiume Danubio, legati a gruppi di tre e uccisi con un colpo alla nuca; i cadaveri venivano poi gettati nel fiume. Conoscendone il significato, fa decisamente un certo effetto vedere lì delle scarpe…

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Spero di aver dato almeno un po’ un’idea di quante bellezze racchiuda Budapest. A me ha decisamente stupito. Me l’aspettavo bella, ma non così tanto. È stata una scoperta continua e, se riuscissi a tornarci, so che ancora avrebbe tanto da raccontarmi e da mostrarmi. Uno di quei rari casi in cui tornerei in un posto, seppure l’ho già visitato, perché so che avrei ancora tanto da scoprirvi.

 

Ungheria – Budapest, la collina di Buda e il Bastione dei pescatori

Ho cominciato a parlare di Budapest in un altro postdedicandomi a dare delle info sul suo Parlamento ma, se dicessi che le bellezze della stupenda capitale magiara si limitano solo a questo, le farei un torto enorme. Il bastione dei pescatori, la chiesa di Mattia, il Ponte delle catene, la Piazza degli Eroi sono solo alcune delle meraviglie che nasconde la città ungara per eccellenza. Budapest è questo e molto di più…

Ma andiamo per gradi. Una delle prime cose che mi tornano in mente quando ripenso a Budapest, è la collina di Buda e il suo stupendo Bastione dei pescatori.

Ma cos’è esattamente il Bastione dei Pescatori?

Potrei cominciare col rispondere che è uno dei miei posti preferiti a Budapest, ma non vi sarebbe di grande aiuto a capire di che si tratta. Per dare una definizione più utile, direi che possiamo considerarlo un belvedere, perché è situato in un punto alto della collina di Buda, dal quale è possibile godere di un meraviglioso panorama sul Danubio e sul Parlamento.

Strutturalmente è un vero e proprio bastione, costruito sulla collina del castello, a pochi passi dalla chiesa di Mattia. Ha preso il nome di bastione dei pescatori perché, nel Medioevo, era proprio la corporazione dei pescatori quella che si occupava di difendere questo tratto delle mura.

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Bastione dei pescatori – Budapest

Io l’ho adorato appena l’ho visto. Ne avevo sentito parlare molto, soprattutto quando ho iniziato a documentarmi sulla città e a organizzare il viaggio, ma è una di quelle cose che di Budapest mi ha sorpreso: l’ho trovato molto più bello di quanto mi aspettassi. Forse perché mi aspettavo un semplice belvedere, o forse perché quell’insieme di torrette di mattoni chiari che affacciano sul Danubio sono state un bellissimo colpo d’occhio appena le ho viste.

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Bastione dei pescatori – Budapest

Un consiglio: secondo me, il momento migliore per salire sulla collina del castello di Buda, è poco prima del tramonto, perché a quell’ora è possibile scattare delle foto con la luce, godersi il panorama di giorno, senza per questo perdersi l’atmosfera suggestiva che si crea poco più tardi, quando inizia a calar la sera e i lampioni mano mano si accendono: uno spettacolo da non perdere, soprattutto per i più romantici.

Le mie foto non ne rendono a pieno la bellezza, ma vi assicuro che merita davvero.

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Bastione dei pescatori al calar della sera – Budapest

Proprio accanto al bastione dei pescatori, c’è la bellissima Chiesa di Mattia.

Ne approfitto per darvi un consiglio pratico: se decidete di salire sul bastione di pomeriggio e volete visitare la chiesa, tenete in considerazione che, dopo un certo orario, non è più possibile entrare. È difficile visitarla anche di sabato, perché vi celebrano spesso dei matrimoni. Noi ci siamo trovati lì di venerdì sera e di sabato mattina e in entrambe le occasioni l’abbiamo trovata chiusa. Abbiamo provato più volte a chiedere di lasciarci guardare almeno da fuori l’interno, ma non c’è stato verso: non ci hanno permesso di avvicinarci per sbirciare nemmeno un secondo. Quindi, se volete visitarla, il mio consiglio è controllare bene gli orari di apertura al pubblico.

In ogni caso, già da fuori fa un gran bell’effetto.

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Chiesa di Mattia – Pest

Io l’ho trovata davvero stupenda. In modo particolare sono rimasta affascinata dal tetto e dai suoi colori. Non smettevo di fotografarlo da ogni angolazione!

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Chiesa di Mattia – Budapest

Per raggiungere il Bastione dei pescatori e la chiesa di Mattia sulla collina del castello di Buda, è possibile prendere un bus che arriva fino alla piazza davanti alla chiesa. Il bus parte proprio dal centro di Budapest, a pochi passi dal tempio protestante di piazza Deák.

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Chiesa di Mattia – Budapest

Questa è parte della vista che si può godere dall’alto del Bastione dei Pescatori.

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Parlamento di Budapest visto dal Bastione dei pescatori

Ovviamente l’edificio enorme che vedete è il Parlamento di Budapest. È il secondo parlamento più grande d’Europa, dopo quello di Bucarest. Trovate maggiori info sul Parlamento in questo post: Parlamento di Budapest.

Come accennavo all’inizio, la bellezza di Budapest non si limita solo alla collina di Buda e al Parlamento, ma preferisco non dilungarmi troppo in un unico post e dedicare ad ogni racconto e ogni ricordo il tempo che merita, lasciandomi guidare sempre un po’ dall’istinto e dai ricordi. Quindi, tornerò a parlare delle meraviglie della capitale ungherese in un’altra occasione.

A presto!

#Praga: i miei 7 motivi per tornarci e un po’ di info utili

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Nel mio ultimo post su Praga e il Ponte Carlo, avevo promesso di tornare a scrivere di questa meravigliosa città, di dare qualche info pratica e spiegare perché vorrei tornare a visitarla. Siccome per me promessa è debito, eccomi a scrivere nuovamente della stupenda capitale della Repubblica Ceca.

Non amo fare elenchi, però – in casi come questo – sono decisamente adatti. Quindi, comincio il mio nuovo post su Praga elencandovi le ragioni per cui desidero tornarci.

1 – La prima ragione per cui voglio tornare a Praga è per rivederla d’inverno con il freddo e, se sono fortunata, con la neve. Il fatto di averla visitata in estate non mi dispiace, perché mi sono goduta un suo volto limpido, accompagnato dal cielo azzurro e da una temperatura che, a parte picchi di caldo – soprattutto nella giornata in cui abbiamo visitato Nove Mesto – ci ha permesso di girare un po’ ovunque senza battere i denti. Però Praga l’ho sempre immaginata con la neve e, quella sua atmosfera romantica, credo possa apparire ancora più speciale d’inverno. Ho voglia di girare per le sue strade e tornare sul Ponte Carlo, con sciarpa e cappotto… non so spiegare perché. Potrebbe sembrare follia ma, nel momento stesso in cui ho messo piede in città, ho sentito che dovevo tornarci in inverno. Magari me ne pentirò, ripensando con malinconia alle temperature estive, però sento che avrei conosciuto Praga solo a metà senza rivederla in pieno inverno.

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2 – La seconda ragione per cui desidero tornare a Praga è che grazie anche al “Tour italiano Praga”, ragazzi italiani che vivono lì e che organizzano dei Tour stupendi per la città, ho cominciato ad appassionarmi moltissimo anche alla storia di questa capitale, di cui conoscevo davvero poco prima. Quindi, da quando sono tornata, presa un po’ anche dalla malinconia di questa città che mi ha rapito il cuore, ho messo in lista tra i libri da leggere alcuni ambientati nella capitale ceca, così quando ci tornerò ne saprò di più e potrò apprezzarne ancor di più l’atmosfera e le sfumature.

Se conoscete qualche libro che parli di Praga o che vi sia ambientato, una segnalazione su un bel libro è sempre gradita!

A proposito: consiglio vivamente i tour con i ragazzi del Tour Italiano Praga: sono preparatissimi e sanno coinvolgere moltissimo mentre ti portano alla scoperta di una città che ha davvero tanto da raccontare. Li trovate nella piazza principale di Stare Mesto, con l’ombrellino tutto tricolore. Avvicinatevi anche solo per chiedere info, sono gentilissimi! Questa è la loro pagina FB: https://www.facebook.com/TourItalianoPraga/. Io ho fatto il tour di Stare Mesto, quello di Nove Mesto, quello di Mala Strana e del Castello e quello del quartiere ebraico con le sinagoghe… e ne sono valsi tutti estremamente la pena! Mi spiace solo di non essere riuscita a fare quelli che organizzavano fuori città per mancanza di tempo… ma questo è un altro motivo per tornarci!

3 –  Un’altra delle ragioni per cui devo assolutamente tornare a Praga, sono senza ombra di dubbio i Trdlo! Dei dolci buonissimi che vendono in vari punti del centro città e che non avevo mai assaggiato da nessun’altra parte… sono davvero deliziosi! Ne ho assaggiato anche una versione con il gelato quest’estate. Se solo ci penso… addio sana alimentazione!!! Successivamente li ho visti anche a Budapest nella zona dell’Hard Rock café, ma avevano un nome totalmente diverso, che sinceramente ho dimenticato.

In ogni caso, sono inconfondibili perché sono cotti su delle griglie, tipo pollo allo spiedo. Vi consiglio di assaggiarli. Io, almeno una volta nella vita, devo mangiarne un altro! Quindi, non posso non tornarci! Ve li mostro in foto, così non potete sbagliarvi.

Questa è la versione con il gelato!

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E questo è il modo in cui li preparano:

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Trdlo a Praga

4 – Mi sono innamorata dell’Art Noveau Liberty dei palazzi di Praga.  La costante dei miei pochi giorni nella capitale Ceca, è stata che non riuscivo a guardare avanti a me mentre camminavo, (rischiando di sbattere rovinosamente da qualche parte!) perché passavo la maggior parte del tempo con lo sguardo rivolto verso l’alto ad osservare gli stupendi palazzi che si susseguivano per tutto il centro storico di Praga. Era impossibile non lasciarsi conquistare… sono di colori differenti l’uno dall’altro, diversi a volte anche nella forma, eppure creano una scia di totale armonia che mi ha lasciata a bocca aperta.

Anche solo per un giro in centro tra i suoi palazzi Liberty, Praga vale una seconda visita, senza il minimo dubbio!

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5 – Non ho lasciato un segno del mio passaggio sul Muro di John Lennon.
Questa è un’altra ragione per cui devo tornare a Praga. Quando mi sono trovata davanti al muro, avrei voluto lasciare un segno, un cenno, una frasetta, o una semplice firma, ma non mi ero attrezzata di pennarello… quindi tocca che ci ritorni!!! 😀

Info pratiche: Potete trovare il muro attraversando il Ponte Carlo. Venendo dal centro e andando in direzione Mala Strana, poco prima che il ponte sia terminato, sulla sinistra, trovate delle scale che scendono su una strada. Una volta giù, prendete la prima traversa sulla destra e passerete davanti al Pub di Jonh Lennon: poco più avanti troverete anche il muro.

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Proprio di fronte al Pub di cui vi ho parlato, si trova un ristorantino troppo carino dove abbiamo mangiato benissimo e dove sono stati gentilissimi. Ve lo consiglio vivamente, soprattutto se cercate un posto romantico. È proprio accanto alla ruota di un mulino con un folletto… non potete sbagliarvi! Il nome dovrebbe essere questo: Velkoprevorsky Mlyn. Ma per sicurezza vi lascio qualche foto. È sicuramente un posto che attira turisti, ma io ci ho mangiato molto bene e in un’atmosfera davvero suggestiva!

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6 – Nel tour delle Sinagoghe, per mancanza di tempo, mi sono saltata quella “vecchia”, la più antica. Il giro del quartiere ebraico lo abbiamo fatto l’ultimo giorno prima di partire per Vienna. Ci siamo soffermati molto nella Sinagoga accanto al Cimitero di Praga e nel cimitero stesso, che sono stati davvero una visita forte dal punto di vista emozionale. In quella Sinagoga le pareti bianche sono tappezzate di tutti i nomi degli ebrei cechi e moravi morti, rimasti vittime della persecuzione nazista. Sono stati scritti a mano 80.000 nomi.

Ho avuto l’istinto di mettere una mano su una parete ed ho provato una sensazione intensa. Sentivo il desiderio di stabilire un contatto, come a poter donare una carezza per lenire la sofferenza che quei nomi mi trasmettevano. Ma certe emozioni sono difficili da spiegare…

Nella Sinagoga Pinkas sono conservati anche tantissimi disegni dei bambini che erano stati rinchiusi in un campo di concentramento: vederli è indubbiamente un’esperienza che non lascia indifferenti.
In ogni caso, tra questa sinagoga e il Cimitero ebraico, trascorremmo un bel po’ di tempo. Dedicammo il resto del tempo a girare le altre sinagoghe che erano comprese nel biglietto, senza accorgerci – fino all’ultimo momento – che nel ticket non era compresa la Sinagoga più antica (quella legata alla leggenda del Golem). Il tempo ormai stringeva, quindi… è saltata! Devo tornare a Praga per vederla. In compenso, abbiamo visitato la Sinagoga spagnola che è davvero molto bella.

Prima di mostrarvi qualche foto delle sinagoghe, un consiglio pratico: se fate il biglietto nelle singole sinagoghe si può pagare solo in contanti. Se invece volete pagare con bancomat, chiedete di indicarvi l’ufficio che fa anche i biglietti cumulativi (si trova nei vicoletti del quartiere ebraico). Ci risparmierete anche qualcosina!

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7 – Ho lasciato per ultimo il Ponte Carlo, perché ho parlato diffusamente nell’altro post (#Praga – Il Ponte Carlo al tramonto e i suoi musicisti: poesia pura) di quanto me ne sia innamorata. Ovviamente rientra a pieno titolo nelle mie personali motivazioni per tornare a Praga, prima o poi!

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Ci sarebbero tante altre cose da dire su Praga, sul perché l’ho adorata e perché vale una visita o una seconda e una terza, ma per ora mi son dilungata anche troppo… alla prossima! 🙂

#Praga – Il Ponte Carlo al tramonto e i suoi musicisti: poesia pura.

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È già passato un mese da quando ho visitato Praga, la capitale ceca da cui è partito il mio tour on the road di quest’estate, un tour che mi ha permesso di conoscere questa straordinaria città e quelle di Budapest e Vienna.

Praga ha avuto su di me un fascino speciale che ancora oggi non riesco a spiegare facilmente a chi mi chiede quale delle tre città io abbia preferito. Non posso dire che mi sia piaciuta più di Budapest, perché anche Budapest l’ho amata (è davvero stupenda oltre ogni aspettativa), ma con la città di Praga ho sentito una profonda sintonia a pelle. Mi ha colpita profondamente. La sua malinconia, il suo romanticismo, mi hanno stregata più di quanto abbia fatto in passato la città romantica per eccellenza, Parigi (senza togliere nulla alla straordinaria capitale francese che ho adorato).

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Quello di Praga l’ho trovato un romanticismo più malinconico, più profondo, derivante probabilmente dalla storia travagliata di questa città e di questo popolo, che ha tanto lottato per l’indipendenza dopo gli anni di oppressione fascista prima e comunista dopo. È una città che da poco ha cominciato ad assaporare il significato più vero della parola libertà e si sente. Forse per questo mi hanno emozionato tanto i musicisti sul Ponte Carlo… mi è sembrato che quella musica sussurrasse la parola libertà, non con prepotenza, sottovoce, con quella timidezza di chi quasi stenta a crederci ancora…

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Le sue sinagoghe, il cimitero ebraico, Nove Mesto e la famosa casa danzante, gli stupendi palazzi colorati, il castello con la bellissima Chiesa di Santo Stefano e mille altre cose rendono questa città un vero gioiellino, ma il Ponte Carlo… credo sia entrato nella mia top ten dei posti del cuore.

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Vi parlerò in altri post di tutto ciò che ho visto e anche del perché ho voglia di tornare a Praga, vi racconterò cosa ho mangiato di delizioso (dandovi anche qualche consiglio), ma non avrei potuto cominciare a parlarne, senza prima provare a trascrivere le sensazioni che mi ha trasmesso. Mi sarebbe sembrato di farle un torto! Quindi per ora mi fermo qui, lasciandovi le mie impressioni a pelle.

Credo che ci siano città che si visitano e si ammirano, altre che si amano semplicemente o che ci divertono e poi ci sono quelle che si sentono“. Come mi è capitato in passato con Lisbona,  io Praga l’ho sentita. Non potrei spiegarlo altrimenti. Il Ponte Carlo al tramonto, con i musicisti e i violinisti, l’ho trovata vera e propria POESIA.

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Provate a passeggiare sul ponte al calar del sole, fermatevi ad ascoltare un violista mentre osservate il Moldava che placido scorre sotto di voi illuminato dalle luci che annunciano il calar della sera e ditemi se questa non è poesia pura… io me ne sono innamorata perdutamente e in quei momenti avrei fermato il tempo, per vivere più a lungo quella sensazione di piacevole e romantica malinconia che mi ha stregata.

Cercherò di far seguire a questo dei post con qualche informazione più pratica sulla città.

Per ora vi lascio un consiglio: se potete, non perdete l’occasione di visitare la capitale ceca, ne vale davvero la pena.

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#Ungheria – Il Parlamento di Budapest: stupendo di giorno e di notte! Info e curiosità.

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Parlamento di Budapest

Sono tornata da poco da un viaggetto che mi ha portato a scoprire tre nuove capitali europee e che mi hanno affascinato ben oltre ogni aspettativa. Dalla foto probabilmente intuirete che una di queste 3 città è la splendida capitale dell’Ungheria: Budapest.

Comincio col raccontarvi qualcosa sul suo Parlamento perché, dopo alcuni giorni che cerco di metabolizzare tutto ciò che ho visto e vissuto, non riesco a trovare da dove cominciare… come si fa a concentrare il racconto di tante bellezze e meraviglie in un solo post? Secondo me non gli si renderebbe abbastanza giustizia, quindi direi che di post ne scriverò vari, cercando di raccontarvi passo passo emozioni, curiosità e qualche utile informazione di questo viaggio in piena estate nell’Europa dell’Est.

Direi che partire da quello che è uno dei più bei palazzi tra quelli che rappresentano la capitale urgherese, possa essere una buona idea, quindi comincio col presentarvi le mie impressioni sul Parlamento di Budapest.

È davvero bello come me lo immaginavo?

Sì, la risposta è decisamente sì. È bellissimo di giorno, in cui si ha la possibilità di ammirarlo in tutti i suoi particolari, è stupendo di notte, quando viene illuminato al punto da sembrare tutto d’oro zecchino, ed è molto bello e interessante anche all’interno.

Ma andiamo per gradi!

Il Parlamento di giorno:

Visitarlo esternamente per noi è stato un po’ un trauma perché ci siamo capitati nella giornata più calda dell’anno e, dato che è davvero grande, girarlo tutto intorno per fotografarlo e guardarlo dalle varie angolazioni non è stata un’impresa semplice! Anche perché la nostra visita era prenotata per il primo pomeriggio, quindi c’era il sole che cadeva a picco (abbiamo sfiorato a Budapest i 44 gradi nella prima settimana di agosto. Vi lascio solo immaginare quanto fosse piacevole camminare sotto il sole con queste temperature!). In ogni caso, la sua bellezza ci ha ripagato di tutto il caldo sofferto per ammirarlo!

Il Parlamento di Budapest è praticamente il secondo parlamento più grande al mondo (ci han detto che è secondo solo a quello di Bucarest per dimensioni) e posso crederci perché è enorme! Io mi sono sentita una formichina quando me lo son trovato davanti!

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Come noterete dalla foto era davvero tutto soleggiato… trovare un filo d’ombra sembrava un’utopia (in compenso, in tardo pomeriggio, questa stessa zona era totalmente ombreggiata!). Per scattare questa foto a ora di pranzo mi sono rifugiata sotto l’unico angoletto d’ombra che sono riuscita a trovare!

L’entrata al Parlamento è laterale. Rispetto alla foto che vedete (che ritrae la parte posteriore del palazzo) l’entrata si trova sulla destra. Ci sono delle scale da scendere e ci si trova dentro. La visita costa circa 7 euro (ovviamente si paga in fiorini ungheresi).

Alle 14.15 abbiamo trovato la possibilità di visitarlo con la guida in italiano e a noi è sembrata una scelta ottima, perché siamo stati accompagnati nelle varie stanze da una ragazza che ce le ha spiegate passo passo. Non era di madrelingua italiana ma si comprendeva perfettamente la spiegazione (magari parlassi io ungherese come lei parlava italiano!). La visita conviene prenotarla da internet. Il sito ufficiale è questo: https://www.jegymester.hu/ (ovviamente è possibile scegliere la versione del sito in inglese).

Il Parlamento non è visitabile per intero e la visita dura circa 45 minuti. È possibile fare foto all’interno tranne nella Sala della Corona, che sarebbe poi quella che dall’esterno appare come un gran cupolone! Una visita all’interno secondo me vale la pena farla… è bellissimo. Ci è stato detto che con i mattoni utilizzati per costruire il Parlamento, si sarebbe potuta costruire una piccola città. Mi è sembrata un po’ un’esagerazione, ma effettivamente, considerando la grandezza del palazzo, forse ci potrebbe anche stare. Chissà!

Altra curiosità che ci è stata raccontata è che quando han deciso di costruire il Parlamento, hanno indetto una sorta di gara. Quello che vediamo ora è il vincitore del primo posto tra i tre “primi classificati”. Il secondo e il terzo sono stati costruiti ugualmente e si trovano nella stessa piazza… con funzioni diverse ovviamente!

Se vi trovate in quella piazza e vi girate, lasciandovi alle spalle il Palazzo del Parlamento di Budapest, vi ritroverete davanti gli altri due palazzi (il secondo e il terzo classificato!). Inutile dire che sono felice abbia vinto questo perché è decisamente molto più bello!

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Ci è stato spiegato anche che le bandiere che sventolano all’esterno del Parlamento sono quelle dell’Ungheria e quella che rappresenta gli Ungheresi che vivono in Transilvania (un omaggio a loro insomma).

Vi mostro qualche foto dell’interno, giusto per darvi un’idea di com’è. Ovviamente mancano quelle della sala della corona, perché, come accennavo, era proibito scattar foto lì.

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Interno del Parlamento di Budapest
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Interno del Parlamento di Budapest

Ci sono 3 o 4 orari per visitare il Parlamento con la guida in italiano, però ovviamente sono soggetti a disponibilità, quindi prima si prenota più scelta si ha sull’orario. Quando abbiamo prenotato noi era rimasta la disponibilità solo per ora di pranzo.

 

 

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Altro dettaglio utile: il biglietto va stampato. Non ci si può presentare con la prenotazione su dispositivo elettronico. Mi han detto che a volte son gentili e lo stampano direttamente lì, ma sul biglietto stesso, al momento della prenotazione, viene indicato che è necessario che sia in formato cartaceo, quindi io consiglio di farlo prima! Noi siamo andati a stamparlo in una copisteria nel centro di Budapest e non vi dico l’impresa per capire cosa dicesse quel pc impostato tutto in ungherese!

Il Parlamento di notte:

Per quanto riguarda la versione del Parlamento by night i modi migliori che ho sperimentato per apprezzarlo in tutta la sua bellezza sono 2:

  • Un tour notturno sul Danubio. Noi abbiamo utilizzato la compagnia legenda e ci siamo trovati benissimo, perché nel tour di circa 50 minuti erano compresi una bibita e delle cuffie per ascoltare la spiegazione in italiano di tutto ciò che era possibile vedere dalla barca durante il tour. Davvero una bellissima esperienza che consiglio! Questo è il sito web da cui è possibile prenotare: https://legenda.hu/it.
  • Un giro sul tram 2 che costeggia tutto il Danubio e gira proprio intorno al Parlamento: è possibile vederlo di notte illuminato da vicinissimo!

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#Portogallo: Visita Lisbona, leggi Pessoa, ascolta il Fado e scopri un mondo…

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Torre di Belém – Lisbona

“La vita è quello che decidiamo di farne.
I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò che vediamo,
ma ciò che siamo”.
(F. Pessoa)

Quest’anno sto organizzando di trascorrere il mio compleanno in una capitale europea. Inevitabile quindi che i miei pensieri ritornino a un’altra capitale, a un altro compleanno. Era agosto del 2012 e scelsi di trascorrere il mio “giorno speciale” a Lisbona, la stupenda capitale del Portogallo (una delle tappe del famoso on the road fatto da nord a sud in bus).

Da tempo mi chiedo perché racconto di tanti viaggi ma non mi sono ancora soffermata a parlare di Lei, una città che mi è rimasta particolarmente nel cuore e che considero davvero speciale. Ho provato a darmi varie spiegazioni e – alla fine – sono giunta alla conclusione che sia proprio perché per me è speciale. Faccio fatica a raccontarla perché Lisbona non l’ho solo visitata, l’ho vissuta, sentita sulla pelle… come tutto il Portogallo del resto.

Ho sognato per anni un viaggio in Portogallo, da quando (a 19 anni) scelsi di studiare portoghese all’università, ma sono riuscita a farlo solo più di 10 anni dopo, per una ragione o un’altra. Quello per il Portogallo è stato un amore nato gradualmente, ma che piano piano si è insinuato sotto pelle, fino a radicarsi nel profondo.

La Spagna l’ho sempre amata, invece il Portogallo è stato un amore da adulta, che è maturato mano mano che la storia e la cultura di questo straordinario popolo di navigatori prendeva posto nel mio cuore.

Os Lusíadas di Camões, (il poema epico che narra le grandi gesta dei navigatori portoghesi), le poesie del mio amato Pessoa, la famosa saudade o la struggente musica del Fado tutte cose che non potevano non far breccia in un animo romantico e tormentato come il mio.

Un popolo tanto legato al mare, che è riuscito a inventare una parola “intraducibile” come Saudade, la famosa “presenza dell’assenza“, la profonda nostalgia di qualcosa che è assente ma presente nel ricordo. Come si fa a non amare una tale immagine poetica??  (Tra l’altro, da traduttrice, con una parola del genere ci vado a nozze!).

Un popolo coraggioso, che stretto dalla potenza della Spagna da un lato, ha saputo guardare oltre, verso l’oceano, sfruttando le proprie potenzialità per brillare di luce propria. Paese di esploratori, di viaggiatori, di coraggiosi avventurieri che si son presi le loro soddisfazioni con tenacia e determinazione. No, non avrei potuto non amarlo.

Ho visto a Lisbona tutto ciò che qualunque guida comune avrebbe segnalato, ma ho lasciato anche libero sfogo alle sensazioni, per provare a sentire sulla pelle un luogo tanto ricco di storia e fascino.

Ora però vi mostro un po’ di foto perché, se continuo di questo passo, mi lascio prender troppo la mano e non mi fermo più!!!

Nella stupenda capitale lusitana (dopo una lunghissima fila sotto il sole!) ho fatto il classico giro sul mitico tram 28, che si insinua in stradine strettissime in discesa e in salita e che sembra si diverta a sfidare la sorte perché, a una prima occhiata, mai si direbbe che in quei vicoli così stretti possa passarci qualcosa di un po’ più grosso di una macchina!

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Tram 28 – Lisbona

Straordinario il paesaggio di Lisbona che si gode dall’alto, salendo verso l’Alfama e sul Castello di São Jorge.

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Panorama Lisbona dall’alto

Ma anche quello che si può godere dal Mirador de Santa Justa che mi ha mostrato un altro volto di Lisbona dall’alto.

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Elevador de Santa Justa – Lisbona

L’ho guardata da tante prospettive, di giorno e di notte, e più la osservavo, più me ne innamoravo…

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Rossio by night dall’alto – Lisbona

Ho visitato lo straordinario Monastero dos Jerónimos e assaggiato i famosissimi Pasteis de Belém (una delizia di cui ho fatto scorpacciate durante tutta la mia permanenza nella capitale lusitana!).

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Monastero dos Jerónimos – Lisbona

Inutile dire che il monastero è stupendo fuori e dentro…

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Monastero dos Jerónimos – Lisboa
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Esterno Monastero dos Jerónimos – Lisboa

Sono salita sulla Torre di Belém (ricordo che allora era gratuita di domenica).

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Torre di Belém – Lisbona

Una volta salita, da fanatica di foto, ho cominciato a scattarne da ogni prospettiva possibile! Trovo che la Torre di Belém abbia un qualcosa della Torre dell’Oro di Siviglia, ma tra le due torri ho preferito quella di Lisbona, mi ha emozionata di più.

 

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A poca distanza dalla Torre de Belém sempre sulle rive del fiume Tago (rio Tejo come lo chiamano lì) si trova il Monumento delle Scoperte. Mi sono sentita davvero minuscola davanti a quest’altro colosso!

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Monumento delle Scoperte – Lisbona

Ho cenato in un ristorantino di pesce, in un’atmosfera estremamente allegra nel centro della città. Ho ascoltato un piccolo violinista di circa 10 anni suonare da vero artista e, attraversato l’Arco che collega la rua Augusta alla Praça do Comércio, mi son seduta sul molo, al lato opposto della piazza, ad ascoltare il rumore del mare di notte.

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Arco tra rua Augusta e Praça do Comércio

Mi sono emozionata ad ascoltare artisti di strada suonare il fado tra le mura del castello di São Jorge…

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Fado al Castello di São Jorge

Ho girato la città in cerca della famosa statua di Pessoa fuori al bar la Brasileira, per il solo gusto di fargli una foto. Lo so, è solo una statua… ma Pessoa è Pessoa, anche quando è solo una statua di pietra!

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Statua di Pessoa – Lisbona

Ho ammirato São Jorge di notte…

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São Jorge by night – Lisbona

Mi son persa tra le strade della città, lasciandomi cullare dalla sua magia.

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Rua Augusta – Lisbona

Mi sono divertita a visitare l’Oceanario, che è enorme e paragonabile solo all’Acquario di Genova a mio parere.

 

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Insomma, se non avete mai visitato Lisbona (e il Portogallo in genere), ve lo consiglio di cuore… troverete un mondo da scoprire. Il mio consiglio è viverla a pieno, ascoltandone la musica, inalandone i profumi, parlando con la gente, lasciandosi affascinare dai suoi straordinari azulejos. Ha un fascino tutto suo che non si può spiegare…

 

“Canto l’arme e i famosi cavalieri
Che sciolsero dal Tago armati legni,
E soldati magnanimi e nocchieri
Solcaro novi mar, fondaro regni,
E sott’astri d’incogniti emisferi,
Ciò che non era ardir d’umani ingegni,
Vinser nembi e procelle, e vider lieti
Correre l’aureo Gange in seno a Teti…”
(Intro Lusiadas – Camoes)

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