Bruges e Gand: i due gioielli del Belgio

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Tra i canali di Bruges

Mi ero ripromessa di parlare di Bruges e Gand nell’articolo su Bruxelles e il Belgio, ma solo ora, dopo circa un anno, mi son decisa a farlo. Come sempre attendo che l’ispirazione venga istintiva, senza forzature, nel totale spirito di questo Blog.

Oggi un po’ di influenza e una giornata libera e particolarmente fredda, mi han portato a rinchiudermi in casa al calduccio e tornare con i ricordi a questo viaggio, che risale giusto ad un annetto fa. Mi sono persa nelle fotografie e da lì è nato il desiderio di condividere un po’ di sensazioni legate a quel weekend in Belgio.

Come già accennato nell’altro post, la scoperta di questo paese si è rivelata una sorpresa. Fu una scelta fatta senza troppe aspettative che mi ha dato invece la possibilità di conoscere posti che mi son rimasti particolarmente nel cuore. Bruxelles fu una scoperta, ma, i ricordi a cui sono particolarmente legata quando ripenso a quel viaggio, sono legati in particolar modo a Gand e Bruges, che abbiamo raggiunto in treno direttamente da Bruxelles. Due posti ricchi di vera e propria magia.

Nota pratica: Bruxelles e Bruges sono distanti tra loro circa un’oretta di treno. Gand è a circa metà strada tra le due.

Quando penso a Bruges, la prima cosa che mi ritorna in mente sono i suoi canali, quell’atmosfera grigia che si sposava alla perfezione con l’ambiente circostante, le casette color mattone, quell’atmosfera lenta e silenziosa che sembrava catapuntarti in una fiaba. Il tempo dava l’impressione di esser totalmente fermo o di scorrere ad un ritmo lento, tutto suo.

Ho visitato più di una città attraversata dai canali, ma Bruges ha una magia tutta sua. Forse per i suoi colori, per il grigiore e la nebbiolina, per la forma e il colore delle case, per la serenità che vi si respira… non so spiegarlo. Se ci ripenso sento ancora la sensazione speciale che mi ha trasmesso. Riesco a riviverla attraverso ricordi senza difficoltà, come se fosse passato un solo giorno.

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Bruges

L’ho girata con calma perché è una piccola cittadina, eppure è uno di quei posti in cui ritornerei ancora, anche solo per riprovare la sua atmosfera e scattare altre foto, ad ogni angolo, ogni scorcio. Mi piacerebbe godermi la lettura di un libro seduta sull’erba, davanti a un canale e lasciarmi cullare da quel senso di malinconia che la circonda e la rende speciale.

L’albergo in cui ho alloggiato aveva la finestra proprio davanti a un canale, ad un’altezza che dava l’impressione di essere a pelo d’acqua (effettivamente si apriva appena sopra al livello dell’acqua). Purtroppo non ricordo il nome dell’albergo, ma ho notato che ce n’erano vari su questo stile.

Il risveglio è stato una meraviglia. C’erano delle oche che nuotavano proprio davanti alla finestra, l’acqua del canale era calmissima, poco più in là si scorgeva un ponticello con dei ciclisti che lo attraversavano lentamente. Sembrava un quadro d’autore.

Il mio pensiero di quel mattino fu: “Mi sono svegliata in una fiaba”.

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Bruges non è solo canali e romanticismo, ma anche storia e forse è proprio l’unione queste cose che l’ha resa ai miei occhi così affascinante. La Piazza del Mercato è un gioiellino e, osservandola con un po’ di immaginazione, si può tornare indietro nel tempo e rivederla pullulante di vita e piena di mercanti e gente pronta a comprare e vendere.

Oggi è piena di turisti, ma io son riuscita a immaginarla come poteva essere al tempo…

Unico rimpianto è non essere riuscita a visitare il Museo che si trova proprio in quella piazza. L’ho notato quando ormai mi toccava andar via. Ecco un motivo in più per tornare a Bruges.

Quella della foto che vi mostro ora, invece, era una stradina che portava alla Piazza del Mercato.

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Un solo appunto: se volete cenare, entrate in un ristorante non più tardi delle 20.00. Almeno a Febbraio, provare a cenare alle 21.00 fu un’impresa. Cucine già tutte chiuse! Non me lo aspettavo, essendo Bruges una cittadina piena di turisti, ma non ci fu modo di riuscire a mangiare se non in un Fast food purtroppo.

Bruges si presta perfettamente alle foto. Era impossibile tenere a bada la voglia di fotografare ogni angolino, ogni scorcio… è una meraviglia per gli occhi!

Gand è apparentemente meno conosciuta di Bruges, ma è altrettanto un gioiellino, se non di più, perché è anche meno affollata di turisti. Anche lì, con la macchina fotografica tra le mani, mi sono sentita una bambina al luna park… non sapevo dove guardare e cosa fotografare. Un’altra cittadina piena di incanto che mi ha riempito gli occhi di meraviglia.

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Non mi aspettavo che Gand fosse così bella quindi non ho calcolato bene i tempi ma, se riesco a tornarci, voglio avere il tempo di visitarne il castello, che ho trovato purtroppo chiuso all’arrivo in città.

Gand è stata una tappa improvvisata tra Bruxelles e Bruges, quindi ci ho passato solo un pomeriggio. Il castello a quell’ora si poteva guardare solo da fuori. Se avessi saputo che era così bella, avrei provato ad anticipare un po’ i tempi… ma in fondo, in un week end lungo, era difficile far di più. Un altro ottimo motivo per tornare in Belgio!

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Castello a Gand

Anche a Gand c’erano dei canali, ma la cittadina è diversa da Bruges. Tutto è concentrato nel centro ma, è così piena di cose belle, che io camminavo a naso in su senza sapere dove guardare! Forse proprio perché non me l’aspettavo, mi ha sorpresa ancora di più. Le due cittadine sono dei gioiellini, ricchi di storia e di magia, ma le sensazioni che mi hanno trasmesso sono differenti.

Di certo entrambe sono entrate a pieno titolo nei miei posti del cuore.

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Un’ultima cosa: se vi piacciono i libri storici in stile “La Cattedrale del Mare” o “I Pilastri della terra” e volete immergervi nell’atmosfera del Belgio dei tempi dei mercanti, vi consiglio un libro intitolato “Il maestro della luce“. Leggerlo a distanza di alcuni mesi dal ritorno dal Belgio, mi ha fatto rivivere quei posti, catapultandomi nell’atmosfera del tempo e regalando ai miei ricordi di quel viaggio qualcosa di ancora più speciale.

 

 

 

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#Belgio: I 4 e più motivi per cui Bruxelles mi ha sorpresa

Il weekend lungo in Belgio è stata una scelta di cuore e, soprattutto, una scelta low-cost, dettata dalla necessità di viaggiare contenendo i costi. Come meta si è rivelata però una sorpresa e ha superato ogni aspettativa. Quindi, più che farvi un elenco scarno su cosa vedere, vi racconterò alcune delle ragioni per cui Bruxelles e il Belgio in generale, mi hanno sorpresa! Prima però, vi racconto esattamente perché la scelta è ricaduta su Bruxelles questa volta.

Come vi ho accennato, questo viaggio è stato in primis una scelta di cuore.

Immaginatevi due persone che si amano e che, per i casi della vita, al momento, si trovino a vivere in due Paesi diversi, a distanza di moltissimi km. Immaginate che, queste due persone, con tanta caparbietà e determinazione portino avanti la loro storia da tanti anni e che, in nome di ciò, stiano sopportando la temporanea distanza e che, per riuscire a farlo, spendano un bel po’ di soldini fissi, una volta al mese, per sostenere il viaggio Italia – Spagna o viceversa (in alta stagione a volte arriva anche a 300 euro un week end andata e ritorno).

A questo punto, immaginate che, una delle due persone adori tanto viaggiare (una a caso eh!) e che se le inventi di tutti colori pur di vedere posti nuovi.
Ecco, così è partorita l’idea:

“Se invece di vederci da me o da te, ci vedessimo in un terzo posto X, economico, e con i soldi risparmiati sul viaggio pagassimo l’albergo? Questo ci permetterebbe di vedere un posto nuovo spendendo dei soldi che avremmo speso ugualmente solo per vederci!”.

Ecco come la mia mente malata ha partorito l’idea di cercare la meta più economica, in un paese non ancora visitato, e incontrarci direttamente lì! Il resto lo ha fatto skyscanner, che – come meta più economica per quelle date – suggeriva Bruxelles (40 euro andata e ritorno).

E, siccome quando un’idea mi si insinua nella mente è difficile che la molli, lo abbiamo fatto davvero! Ed eccoci qui! In questa foto eravamo a Gand (o Gent se vi piace di più).

Di Gand vi parlerò con calma però, perché se ci penso, ancora mi emoziona, e devo assolutamente dedicargli un post a parte!!!

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Gand – Belgio

Fatta questa premessa, capirete che la meta è stata scelta per convenienza economica. Per quanto volessi comunque vedere prima o poi il Belgio, non era in cima alla mia wish list, ma forse è stato un bene perché si è rivelato una vera e propria sorpresa inaspettata!

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Cattedrale di Bruxelles – Belgio

A questo punto, è arrivato il momento di spiegarvi in cosa mi ha sorpreso questo Paese e perché sono tornata super entusiasta dal week-end belga.

1 – Non è vero che non c’è niente da vedere

Una delle idee con cui eravamo partiti alla volta di Bruxelles è che non ci fosse molto da vedere (ragione per cui mi sono organizzata per fare anche tappa a Gand e Bruges). Niente di più falso… alla fine ci siamo resi conto che, anche 3 giorni interi a Bruxelles, ci avrebbero comunque tenuti impegnati pienamente, se avessimo voluto scoprirla per bene e visitarla con attenzione.

Oltre al fatto che è ricca di musei interessanti e particolari, come quello di Scienze naturali (dove c’è una bellissima sezione dedicata solo alle tantissime specie di dinosauri), il museo dei fumetti, il Museo impressionista di Magritte, il museo del cioccolato (il Belgio è la patria del cioccolato e delle praline), ha molte cose che, se avessimo avuto più tempo, avremmo visitato con piacere.

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Museo di scienze naturali – Bruxelles

Non sono minimamente pentita di aver tolto del tempo a Bruxelles per vedere Bruges e Gand perché sono due posti che mi sono rimasti davvero nel cuore, ma confermo che a Bruxelles, anche trascorrendoci tre giorni pieni, non ci saremmo annoiati (ovviamente dipende anche dai gusti. Noi avevamo abbastanza pane per i nostri denti).

Un’altra cosa che avremmo fatto con piacere, se avessimo avuto più tempo, è una caccia al tesoro per scovare tutti i murales della città (essendo la patria anche del fumetto ce ne sono tantissimi!). Se passate all’ufficio del turismo e chiedete informazioni a riguardo vi danno una mappa in cui sono indicati tutti i punti in cui potete trovarli! Noi siamo riusciti a vederne giusto qualcuno perché ce lo siamo trovati davanti passeggiando per il centro ma, seguendo le indicazioni, si potrebbe passare piacevolmente il tempo a scovarli (anche perché quasi sempre sono dietro ai palazzi, quindi, senza sapere dove sono, ci si potrebbe passarci a pochi passi e non vederli).

Insomma, la caccia ai murales è una cosa simpatica da fare a Bruxelles, ancora di più se girate con dei bambini al seguito, secondo me!

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2 – La gentilezza delle persone

Un’altra cosa che mi ha sorpreso di Bruxelles è stata l’estrema gentilezza e disponibilità delle persone del posto. Non che pensassi di trovare delle persone scontrose, ma ho sempre associato mentalmente ai paesi freddi un modo di fare un po’ più distaccato e freddo (probabilmente sbagliando alla grande). Nel caso dei belgi mi sono ricreduta totalmente e ho avuto l’ennesima dimostrazione di quanto i luoghi comuni spesso lascino davvero il tempo che trovano (una delle cose meravigliose che ti insegna viaggiare: non credere a nulla che non vedi con i tuoi occhi. Il mondo è molto più vario di quanto le etichette che si mettono a cose e persone possano mostrare. Bisogna lasciarsi sorprendere ed essere disposti a stravolgere qualunque idea, per farsene continuamente di nuove).

Ma torniamo al popolo Belga che è entrato, a pieno diritto, tra i miei preferiti in assoluto, per cordialità e disponibilità.

In soli tre giorni ci hanno fermato per ben 4 o 5 volte per chiedere se avevamo bisogno di aiuto in qualcosa. Appena ci vedevano minimamente perplessi, si avvicinavano e ci chiedevano “Can I help you?”. Dopo la terza/quarta volta che ci è capitato ci siamo guardati increduli l’un l’altro con un gran sorriso sul viso chiedendoci: “Ma davvero ci ha quasi rincorsi per aiutarci?”. Che bello essere sorpresi così! 

Posso capire la cordialità quando chiedi informazioni, ma addirittura si avvicinavano senza che chiedessimo aiuto, con una disponibilità che ci ha lasciati a bocca aperta (vi dico solo che ci hanno perfino prestato un telefono volontariamente per farci fare una telefonata dal numero belga per semplificarci la vita).

Insomma, dopo l’esperienza a Praga e Budapest, dove effettivamente abbiamo trovato un’atteggiamento totalmente opposto, in Belgio ci hanno sorpreso. Persone simpaticissime e gentilissime!

Tra l’altro, il venditore di una specie di caramelle buonissime che abbiamo assaggiato a Gand (quello del negozio di questa foto), ci ha fatto ridere anche un sacco. Nemmeno vi dico come ci ha convinti a provarle! Vi dico solo che ha cominciato con qualcosa del tipo “come non sapete cosa sono???” E da lì ha cominciato a elencarci tutte le ragioni per cui dovevamo assolutamente provarle! Le abbiamo comprate più perché ci ha ispirato simpatia quell’uomo, che per per la reale curiosità che ci ispiravano quelle caramelle e, invece, ecco un’altra sorpresa di questo viaggio… erano buonissime!

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Inserisci una didascalia

Mi sembra si chiamassero cuberdon e sono delle caramelle ripiene a forma di piramide (alcuni dicono naso), tipiche della cittadina belga di Gand.

Noi le abbiamo viste di tutti i colori, a seconda del sapore di frutta che avevano (verdi, gialli, viola, arancioni… ). Le vendevano anche in piccole bustine con dentro una per ogni gusto, per dar la possibilità di provarli tutti. Io ne ho assaggiata solo una per curiosità e l’ho trovata buonissima, anche se estremamente dolce (non adatta decisamente ai diabetici!).

L’esterno è duro e zuccheroso mentre l’interno, a base di sciroppo, è gommoso, o appunto, “sciropposo”. È questo che rende queste caramelle così particolari: hanno il cuore morbido. Ve ne mostro una.

 

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Cuberdon di Gand

3Anche a Bruxelles c’è un interessantissimo free tour in italiano

Amo organizzare i miei viaggi fai da te, comprare una guida, crearmi degli itinerari e scoprire ogni nuovo posto al mio ritmo, però, dopo aver provato per curiosità i tour del Tour italiano a Praga e quello di Sfumature di Budapest a Budapest, sono diventata una vera fan di questi tour, organizzati da italiani che vivono sul posto e che in un paio d’ore ti portano alla scoperta della città, spiegandoti un po’ di storia, raccontandoti aneddoti e facendoti notare cose a cui probabilmente non avresti fatto caso da solo, e che invece ti vengono mostrate attraverso gli occhi di un italiano come te, che sul posto ci vive ogni giorno. Da italiana residente all’estero capisco quanto il punto di vista sia diverso da quello di una guida normale o di un locale.

La sorpresa è stata che non pensavamo che anche a Bruxelles ci fosse la possibilità dei free tour in italiano (sempre per quell’idea sbagliata che avevamo che a Bruxelles non ci fosse molto da vedere). Invece ci sbagliavamo! Avendone fatti già in altre città, quando siamo passati davanti alla Cattedrale e abbiamo visto un gruppetto che seguiva un ragazzo con l’ombrellino tricolore, abbiamo subito riconosciuto lo stile e ci siamo avvicinati per chiedere informazioni. Ci è stato detto che avremmo trovato il prossimo tour la mattina dopo nella piazza principale (la famosa Grand-Place), intorno alle 10.30/10.45. Ovviamente la mattina dopo ci siamo presentati in piazza per il tour e non ce ne siamo pentiti: come gli altri, è stato molto interessante. Abbiamo gironzolato per un paio d’ore col gruppo e poi siamo partiti alla volta di Gand dopo pranzo.

I ragazzi che organizzano i tour in italiano a Bruxelles hanno un sito web e una pagina fb. Se volete cercarli si chiamano: A zonzo tour. In alternativa, andate in piazza di mattina e li troverete sicuramente lì con l’ombrellino tricolore!

A proposito della Grand-Place: è davvero stupenda di giorno e di notte. Ovunque giriate lo sguardo vi lascia a bocca aperta!

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Anche la Cattedrale l’ho trovata davvero molto bella comunque!

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Cattedrale di Bruxelles by night

4 – La versione femminile del manneken pis 

Un’altra sorpresa è stata scoprire che esiste una versione femminile del manneken pis (anche una versione animale in realtà, ma quella non siam riusciti a vederla). Già l’idea in sé che il simbolo di una città fosse una statuina di un bambino che fa la pipì ci faceva abbastanza sorridere, la scoperta che ne avessero creato anche una versione femminile è stata davvero una sorpresa! L’avevo letto prima di andare, ma vederla mi ha fatto sorridere davvero.

Non mi ha sorpreso la grandezza della statua del Manneken pis solo perché ci ero andata preparata. Avevo letto su alcuni blog che è molto piccola, quindi mi aspettavo effettivamente che fosse inferiore alle aspettative. La statua simbolo della città effettivamente è davvero molto piccola!

Mi è dispiaciuto solo non poterla vedere “vestita”. Ci hanno spiegato che solitamente, per qualunque evento o ricorrenza, qualcuno gli regala un vestito nuovo e la statuina lo indossa letteralmente. Ci hanno detto che c’è perfino un museo che conserva tutti gli abiti che negli anni sono stati regalati a questa statua (sembra siano circa 800). Questa è un’altra cosa che avremmo fatto se avessimo avuto più tempo per stare a Bruxelles (ribadisco, non ci saremmo annoiati! È un posto ricco di curiosità e musei fuori dal comune).

Eccolo qui, in tutta la sua “grandezza“! Come ci è stato fatto notare, molte delle rappresentazioni che se ne fanno, sono più grandi dell’originale! E questo è tutto un dire.

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Munneken Pis – Bruxelles

La leggenda racconta che durante una guerra, un bambino abbia fatto la pipì sulla miccia di una bomba spegnendola e salvando così tutta la città. Da allora è diventato il simbolo di Bruxelles.

Ho trovato questa leggenda simpatica almeno quanto gli abitanti del Paese. 🙂

Questa è la versione femminile del Munneken Pis. Sembra sia stata costruita per portare i turisti in un vicoletto ai tempi poco conosciuto e migliorare quindi l’economia dei ristoranti della zona.

La fantasia e l’ironia sono altre cose che non mancano a questo Paese.

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Jeanneke Pis – Bruxelles

Natale a Barcellona: Il Tió de Nadal, il Caganer e la Cavalcata de los Reyes Magos

 

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Natale a Barcellona

Vi siete mai chiesti com’è il Natale a Barcellona? Ci siete mai stati? Conoscete le tradizioni che qui sono legate al periodo natalizio?

Ho scattato questa foto l’anno scorso, dal centro commerciale Mare Magnum, quello che si trova al termine della Rambla del Mar. È uno scatto che mi piace molto perché mette insieme tre cose che adoro: il Natale, i tramonti e il mare. Un mix perfetto. Sarei rimasta un bel pezzo a osservare il mare da quella prospettiva, ma – col passare dei minuti – avrei perso una delle tre perché il sole sarebbe calato e addio mix perfetto… quindi, ho preferito scattare una foto prima che fosse troppo tardi.

La perfezione a volte è questione di attimi, istanti. Quindi, CARPE DIEM e, come ho già detto altre volte, menomale che esiste la fotografia! Cos’altro potrebbe immortalare un attimo come questo e renderlo eterno?

Ma se continuo di questo passo divago e mi perdo. Torniamo al Natale a Barcellona. Il Natale qui è ricco di eventi, di mercatini e di cose da fare, ma quali sono le tradizioni legate al periodo di Natale? Voglio raccontarvene qualcuna.

Il Tió de Nadal

Se siete stati qui in Catalunya nel periodo di Natale sicuramente vi siete trovati davanti (soprattutto nei mercatini, ma non solo) un tronco dal volto simpatico, coperto da una copertina rossa, con accanto un bastone. Di solito se ne vedono di tutte le dimensioni, ma anche di diversi materiali. Diciamo che l’originale è un vero è proprio tronco a cui è stato disegnato il volto. È un’immagine che a me ha trasmesso simpatia dal primo momento ma, prima di raccontarvi la tradizione a cui è legato, ve lo mostro. Purtroppo al momento non ho delle foto migliori, ma spero riescano a darvi l’idea di com’è!

Questi sono dei Tió de Nadal fatti con dei tronchi veri. Come vi dicevo, ne ho visto anche altre versioni “alternative”. Quest’anno, per esempio, io me ne sono comprata uno di peluche! Non sono riuscita a resistere alla tentazione… sono tre anni che lo vedo e, alla terza, ci sono cascata!

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Torniamo alla tradizione. Da quello che mi hanno raccontato, Tió de Nadal in catalano significa ceppo di Natale, o qualcosa del genere.

Ma perché la coperta? Perché il bastone?

Tradizione vuole che i bambini coprano il tió per tutto il periodo natalizio perché non prenda freddo e che il giorno di Natale gli cantino una canzoncina, mentre con il bastone gli percuotono la schiena per costringerlo a tirar fuori i regali (non sono ancora riuscita a comprendere la ragione di questa “violenza” se devo dirvela tutta, ma la tradizione è proprio così). Finita la canzoncina, smettono di picchiarlo col bastone, alzano la coperta e trovano sotto di essa dei regali. Insomma, il tió non è altro che una sorta di zio che porta i regali a Natale, una versione rivisitata del classico Babbo Natale.

La differenza sostanziale, a mio parere, è che di solito Babbo Natale si risparmia le bastonate!

Se siete curiosi, la canzoncina è questa qui:

« Caga tió
ametlles i torró
no caguis arangades
que són massa salades
caga torrons
que són més bons
Caga tió
ametlles i torró
si no vols cagar
et donaré un cop de bastó
Caga tió! »

Insomma, fondamentalmente lo si costringe a “tirar fuori” i regali a colpi di bastone. Quando me l’hanno raccontata mi ha sorpresa parecchio. Personalmente, trovo un’immagine poco educativa insegnare a un bambino che per ottenere ciò che vuole deve prendere il tronco a bastonate, però è una tradizione e qui è molto radicata, quindi la mia modestissima opinione di straniera espatriata lascia il tempo che trova.

Quando ho provato a spiegare la mia opinione mi hanno guardata in modo bizzarro, come se davvero non vedessero dov’è il problema. Credo che per loro sia così naturale perché è sempre stato così che non si siano nemmeno mai chiesti il perché o se fosse educativo o meno. Le tradizioni in fondo son tradizioni e si prendono per ciò che sono.

Quello che posso dare per certo è che il mio tió di peluche non lo prenderò mai a bastonate!

Il Caganer

Un’altra figura che è inevitabile vedere nei mercatini e in ogni dove qui a Barcellona nel periodo natalizio è il Caganer. La parola non inganna, è esattamente ciò che sembra. Il Caganer è una statuina legata al folklore catalano che di solito si mette nel presepe. Quello che rende particolare questa statuina è che è rappresentata sempre  accovacciata, nella classica posizione di chi è intento a fare le sue “necessità“.

Questa è un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ sorpresa la prima volta. La prima domanda che mi è saltata in testa dopo averci riso sù è stata: perché?

Intanto ve la mostro. Questo è l’originale, dal quale poi sono nate infinite varianti. È costituito da un ometto con il classico cappellino catalano e la camicia bianca con la cintura rossa (stesso cappellino usato anche dal tió de Nadal).

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Da questa versione “classica” sono nate infinite varianti più moderne del Caganer.

Oggi è infatti possibile trovare, nella stessa medesima posizione e nello stesso stile, la statuina di personaggi famosi, di cartoni animati, di calciatori… Insomma, tutto ciò che la vostra fantasia può immaginare, probabilmente esiste già in versione caganer!

Io sono davvero rimasta impressionata. Dal papa al presidente americano, da Spongebob al gondoliere di  Venezia… non si salva nessuno!!! Guardate un po’.

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Ormai quando giro per le bancarelle a Natale qui, non riesco a non fermarmi per vedere cosa si sono inventati come Caganer. Ho trovato perfino una versione degli scacchi a tema. Ci ho riso per dieci minuti buoni quando l’ho vista!!!

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Da curiosa inguaribile ovviamente mi sono documentata un po’, per capire il perché del caganer. Tirando le somme, ciò che ho capito è che fondamentalmente è un simbolo di buona fortuna. Non è una novità che non c’è fertilizzante migliore di questo per concimare la terra e che dalle nostre parti si dica che porti fortuna calpestare degli escrementi. Insomma, non è che una versione differente e simpatica dello stesso concetto. Quindi, se dovessero regalarvi un caganer, non vi starebbero prendendo in giro ma augurando che la fortuna vi assista.

Ho trovato persino il Tió de Nadal in versione Caganertradizione nella tradizione insomma! Devo ammettere che, superata la sorpresa iniziale, il caganer è una figura che mi ha sempre fatto sorridere un sacco e che trovo indubbiamente originale.

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Caganer – Barcelona

Cavalcata de los Reyes Magos

Altra tradizione legata al periodo di Natale, o meglio all’epifania qui a Barcellona,  è quella della Cavalcata de Los Reyes Magos. Io sono riuscita a vederla per la prima volta solo quest’anno perché, per una cosa o un’altra, ero sempre da qualche altra parte alla befana. Sono contenta di esserci riuscita alla fine perché ne sono rimasta impressionata. Credo che, almeno una volta nella vita, vada vista se si vuole davvero comprendere lo spirito delle tradizioni di questo paese.

Ma cos’è esattamente? Inizio col mostrarvi qualche foto scattata al volo, anche se – a causa della poca luce e della tantissima folla – la qualità non è il massimo.

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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona
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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona

La cavalcata si tiene il 5 gennaio ogni anno e rappresenta fondamentalmente l’arrivo dei Re Magi in città, pronti a portare doni e caramelle a tutti i bambini (insomma l’epifania vissuta con la reale immagine dei Magi che vengono a portar doni). La versione cattolica della nostra befana insomma, seppure la sfilata non abbia assolutamente nulla di religioso. È una vera e propria festa.

Ma perché è così speciale?

Innanzitutto è speciale l’atmosfera che quel giorno si respira ovunque in città. Tutti sono allegri e festeggiano il giorno dei Reyes forse anche più del Natale (almeno questa è la percezione che ne ho avuto io da quando vivo qui). Perfino a lavoro il più delle volte ho visto concedere a tutti la giornata intensiva, per permettere a chiunque lo volesse di assistere alla Cavalcata. È un giorno in cui si respira allegria in ogni dove.

Mi è piaciuta moltissimo l’immagine che trasmette ai bambini l’arrivo dei re magi. Anche noi festeggiamo la befana ma, da piccoli, mai abbiamo visto realmente questa persona arrivare in città, pronta a portar dei doni. Si sa che quella notte arriva la befana ma non la si vede davvero. Qui invece si vedono davvero i re magi che arrivano, quindi è tutto più reale. Si va lì ad accoglierli, li si si vede arrivare con tanto di corte al seguito e paggi che lanciano caramelle. Insomma, da bambino non puoi dire “non ci credo” se li hai visti davvero arrivare! Crea più magia secondo me…

Concretamente la cavalcata dei Re Magi consiste in una lunghissima sfilata di carri (se siete mai stati al Carnevale di Viareggio immaginatevi una cosa un po’ in quello stile). I carri percorrono tutta la città partendo dal porto di Barcellona dove arrivano, per poi entrare in città e sfilare per ore spostandosi da una parte all’altra della città (comincia verso le 16 e dura fino alle 21,30/22.00 circa). È costituita sia dai carri dei singoli re magi che da quelli della corte che ognuno di loro si porta dietro (immaginatevi tantissima gente travestita che danza, canta e fa festa).

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Cavalcata Reyes Magos 2018 – Barcellona

Come dicevo, per alcuni aspetti mi ha ricordato il Carnevale di Viareggio o quello di Cento, anche se qui il tema era totalmente diverso. Il primo carro, che precedeva tutti gli altri,  trasportava un’enorme stella cometa illuminata, e tutto si svolgeva in un clima di festa impressionante.

A far da coda a tutti questi carri, a fine sfilata, c’erano degli autobus turistici (avete presente quelli rossi che portano a fare il giro per le città? Proprio quelli.) ai lati dei quali erano stati applicati dei veri è propri cannoni che “sparavano” centinaia di caramelle sulla folla. Il sogno di ogni bambino insomma.

Ammetto che, vedendo la cavalcata personalmente, ho capito perché quella de Los Reyes è una giornata così allegra qui e perché sia tanto sentita. Immagino che chiunque sia stato bambino qui e abbia atteso l’arrivo dei re magi quando era piccolo non può che continuare a viverlo come un giorno decisamente speciale anche da adulto.

Insomma, le feste di Natale qui terminano in grande stile e, da quello che mi han raccontato, ogni paese, anche il più piccolo, ha la sua cavalcata il 5 gennaio.

Se avessi assistito a questo spettacolo prima di scrivere il post su cosa vedere a Barcellona con i bambinilo avrei inserito a pieno titolo tra le cose da fare assolutamente. Ovviamente se ci si trovasse qui il 5 gennaio!

In ogni caso Barcellona è ricca di storie e tradizioni interessantissime e originali, quindi, – nel caso vi trovaste qui in altri periodi dell’anno o foste semplicemente curiosi e amanti delle tradizioni come me –  potete trovare in altri post informazioni sulla festa di Sant Jordi e sulla festa di San Juan.

Vi mostro un’ultima foto che ho scattato a Barcellona a Natale dello scorso anno nella plaza del Ayuntamiento. Da amante di libri, oltre che di viaggi, ho adorato quest’immagine. Quest’anno non c’era perché ogni anno, in questa piazza, allestiscono delle decorazioni differenti. Quelle di quest’anno erano carine, ma non belle quanto quelle dell’anno scorso, che ho trovato decisamente poetiche…

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Plaza del Ayuntamiento – Natale 2016 – Barcelona

 

Sicilia: Taormina e le Gole dell’Alcantara in inverno

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Etna al tramonto a Taormina

Ho scattato questa foto a Taormina un paio di settimane fa durante il mio weekend in terra siciliana. Purtroppo la qualità della foto non rende al meglio lo spettacolo, ma vi assicuro che era stupenda la vista dell’Etna al tramonto… il fumo che fuoriusciva dal cratere sembrava quasi rosa. Bello, bello davvero.

Desideravo tornare a Taormina perché, quando un bel po’ di anni fa c’ero stata, ero di passaggio e non ero riuscita a girarla come avrei voluto. Nemmeno questa volta avevo moltissimo tempo, ma abbiamo provato a ottimizzarlo al meglio. In realtà temevo che, essendo inverno l’avremmo trovata spopolata, invece sono rimasta sorpresa da quanta gente ci fosse, nonostante il freddo.

Ovviamente non c’era la ressa che ci trovai andandoci in estate, ma questo è stato positivo, perché abbiamo potuto girarla godendoci la passeggiata, senza doverci far spazio tra la folla. Abbiamo girato per i negozietti, ci siamo seduti ad un bar davanti alla bellissima terrazza/belvedere che da sul mare, abbiamo visitato il Duomo (ancora aperto nonostante fosse ormai buio) e ci siamo goduti in serenità un bel tramonto.

A conti fatti, posso dire che è valsa la pena visitarla in inverno. Ha un fascino diverso, che non mi è dispiaciuto affatto, anzi!

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Piazza di Taormina in inverno

Se siete stati a Taormina, riconoscerete in questa foto la sua piazzetta col belvedere, Piazza IX aprile. Da qui ci siamo goduti una vista davvero spettacolare.

Quello che più mi ha impressionato di quel paesaggio è stato poter guardare il mare e, solo girando di poco lo sguardo, anche l’Etna in eruzione. Il contrasto di fuoco e acqua nella stessa immagine mi ha lasciata a bocca aperta.

L’unica cosa che rimpiango di Taormina è stato non riuscire a visitare il suo anfiteatro greco, perché quando siamo arrivati, purtroppo era già chiuso (erano intorno alle 16.30). Probabilmente in estate gli orari sono diversi. In ogni caso, se vi trovate da quelle parti, vi consiglio di controllare su internet gli orari di apertura.

In compenso, sono riuscita a visitare il Duomo.

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Duomo di Taormina

Questa è una foto del Duomo di Taormina by night. Si trova un po’ più avanti rispetto alla piazzetta con il belvedere. La prima volta che ci ero stata anni fa, me l’ero perso. Essendo un po’ di fretta, mi fermai a Piazza IX aprile, senza sapere che solo pochi passi più avanti avrei trovato il Duomo.

Questa volta invece, avendo più tempo per passeggiare, sono riuscita a passare all’ufficio del turismo che ci ha confermato che avremmo trovato ancora aperto il Duomo, anche se l’anfiteatro aveva già chiuso. Toccherà ritornarci, senza dubbio! Taormina è deliziosa, decisamente.

 

Se qualcuno dovesse passare un solo giorno in Sicilia e chiedesse: “Cosa bisogna vedere?” risponderei senza esitazione: “Taormina”.

(Guy de Maupassant)

 

Ma perché siamo andati così tardi a Taormina?

La ragione per cui siamo arrivati tardi in realtà, è stata che di strada, abbiamo deciso di fare anche una tappa alle Gole dell’Alcantara, un posto che io considero davvero speciale.

Andare a Taormina e non passare a vedere le Gole è un gran peccato. Sono davvero a pochi km di distanza da Taormina e valgono decisamente una visita.

Anche lì c’ero stata anni fa, in estate, ma il desiderio di tornarci è stato più forte del tirare dritti verso Taormina… l’acqua mi richiama sempre, che sia mare, cascata o una semplice fontana. È sempre stato così.

Temevo che fossero chiuse in inverno, invece, per mia sorpresa, le ho trovate aperte (prima di deviare ho controllarto su internet). Non c’era moltissima gente ma era possibile entrare e fare tutto il percorso come in estate, a un prezzo decisamente ridotto.

Abbiamo pagato 7 euro a testa, mentre d’estate il prezzo è circa il doppio. È vero anche che d’estate è possibile fare tantissime attività e risalire anche il corso dell’acqua, ovviamente con l’attrezzatura adatta.

Se siete interessati a visitarle, trovate molte informazioni sul loro sito web:  Gole dell’Alcantara.

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Gole dell’Alcantara

Il biglietto di 7 euro comprendeva 2 cose:

  • Un percorso con il quale era possibile vedere e fotografare le Gole da varie angolazioni diverse. (Conviene mettere scarpe comode perché il sentiero è acciottolato, ma è una passeggiata che non prevede grandi difficoltà).
  • La possibilità di prendere un ascensore che portava giù a una spiaggetta. Da lì era possibile anche mettere i piedi in acqua o attraversare il pezzetto di torrente che portava all’altra sponda (noi siamo stati fortunati perché abbiamo trovato l’acqua bassa come in estate ma ci han detto che non è sempre così in inverno). L’acqua ovviamente è congelatissima, ma io i piedi dentro ce li ho messi lo stesso! Non potevo andar via senza provarci. Ovviamente ho resistito giusto il tempo di una foto e di rendermi conto che se fossi rimasta di più sarei diventata un cubetto di ghiaccio (la foto che dimostra che l’ho fatto davvero la trovate sul profilo instagram).

La forma delle rocce è davvero impressionante. La prossima volta, ci siamo già ripromessi di tornarci in estate, per poter provare il percorso in acqua. Dev’essere un vero spettacolo!

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Gole dell’Alcantara

Questa è la spiaggetta sulla quale è possibile scendere con l’ascensore compreso nel biglietto. In realtà ci han detto che è possibile anche scendere con delle scale gratuite (ho dimenticato il numero di scalini, ma posso assicurare che me lo hanno detto… forse il mio cervello ha resettato l’informazione dopo aver percepito che si parlava di un numero con almeno 3 cifre!!!).

In questo periodo dell’anno, in ogni caso, le scale per scendere erano chiuse quindi… nostro malgrado, siamo dovuti scendere e risalire con l’ascensore! 😀

Comunque scendere vale proprio la pena, perché ti dà una prospettiva delle gole totalmente diversa.

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Spiaggetta delle Gole dell’Alcantara

Consiglio vivamente una vacanza a Taormina e alle Gole dell’Alcantara, confermando che vale la pena anche andarci in inverno.

Non si potrà andare al mare, ma la Sicilia è un’isola che offre così tante bellezze che non ci si annoia nemmeno nei mesi freddi, in cui è possibile godere tra l’altro della tranquillità che solo i periodi di bassa stagione possono regalare.

 

Blogger Recognition Award

 

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Ancora una volta, a distanza di poco tempo dall’ultima volta, mi ritrovo a scrivere un post di ringraziamento. Questa volta però, il mio grazie va in particolar modo ad Ale di 50 sfumature di viaggio, che mi ha inserito nelle sue nomination per il Blogger Recognition Award… che dire? Ancora una volta grazie di vero cuore.

Sapere che vi piace leggere ciò che scrivo e che magari lo trovate utile, non può che rendermi felice, perché da un senso a tutto… ma non mi dilungo con i ringraziamenti altrimenti mi perdo in chiacchiere e viene fuori un post lunghissimo (se desiderate leggere una mia lista di motivi per ringraziare, vi rimando all’articolo sulla top five di travel365).

Veniamo invece alle regole del Blogger Reconition Awards.

Sono poche e semplici:

  1. Ringraziare chi vi ha nominati sul proprio blog e sulla propria pagina di Facebook;
  2. Scrivere un post per ringraziare;
  3. Raccontare come è nato il vostro blog;
  4. Dare dei consigli ai nuovi blogger;
  5. Nominare quindici blog.

 

Chi sono e come nasce il mio blog

Mi chiamo Rita e sono blogger per passione: passione per la scrittura, passione per i viaggi, passione per la fotografia. Tre cose che, messe insieme, sono gli ingredienti perfetti per la nascita di un blog a mio parere ed è proprio così che è nato il mio.

Viaggiare è per me un bisogno da sempre, seppure non abbia potuto coltivare questa passione da piccola come avrei voluto. Ho cominciato a farlo seriamente quando ho raggiunto quel minimo di indipendenza economica che mi permettesse di staccare di tanto in tanto dalla routine e di andare alla scoperta di questo mondo tanto immenso ed affascinante che ci ospita.

Adoro conoscere ogni luogo, che sia dietro l’angolo o a tanti km di distanza, purché mi regali qualcosa di nuovo, mi arricchisca, stimoli in qualche modo la mia curiosità e la soddisfi. Questa è la ragione per cui amo definirmi “una curiosa del mondo“, perché alla base del mio amore per i viaggi e delle mie mille passioni c’è sempre stata un’inguaribile e insaziabile curiosità, voglia di imparare, di scoprire… e il mondo è una fonte inesauribile di stimoli per me!

Insomma, adoro scrivere (potrei farlo per ore!), adoro la fotografia (anche se non ho ancora una macchina fotografica degna di questo nome),  viaggiare è una delle mie più grandi passioni e credo che la condivisione, se usata nel giusto modo, sia una cosa meravigliosa. Trovo straordinario il poter condividere con altri ciò che ho visto, ho imparato, ho scoperto… crea una rete stupenda, che dovrebbe essere la base di questo mondo che ormai non ha più le barriere e le distanze di un tempo.

Questo blog è nato a Barcellona, la città in cui sono espatriata circa 3 anni fa (qui trovate l’articolo che parla del mio espatrio in terra catalana: Barcellona solo andata).

Ho cominciato a scrivere questo blog al ritorno da uno straordinario tour on the road in Andalusia fatto nella primavera del 2016. È nato sulla scia dell’entusiasmo di tutti i posti straordinari visitati nel sud della Spagna (tra i post più vecchi ne trovate infatti alcuni su Siviglia, Cordoba, Cadiz… ).

Pensandoci, di quel viaggio manca ancora un post su Granada e uno su Malaga ma, siccome ho sempre scritto seguendo l’istinto, non c’è sempre un filo temporale nei miei racconti. Mi lascio guidare dalle sensazioni del momento. Credo che la passione non vada mai ingabbiata in schemi, ma lasciata fluire libera e spontanea, come la scrittura… 🙂

Consigli ai nuovi blogger

Non ho grandi consigli da dare ai nuovi blogger perché non mi sento una guru in questo campo. Ho iniziato a scrivere per il piacere di farlo e continuo a farlo per la stessa ragione, anche se mi appassiona ogni tanto leggere qualcosa sul seo e sul blogging. Perché? Perché – come ho già detto – sono estremamente curiosa e perché mi piace imparare e dare il meglio di me in ciò che faccio, anche se nel mio piccolo.

Credo che alla base di un bel blog ci debba essere tanta spontaneità e sincerità. Quello dei blogger è un mondo talmente vasto che l’unica cosa che ci distingue da mille altri è essere semplicemente quello che siamo. Io parto sempre dall’idea che, se volessi leggere una guida senza un minimo di personalità, non andrei su un blog ma mi cercherei appunto una guida in libreria o in rete e che, se volessi leggere la trama di un libro senza un minimo di considerazioni personali, mi basterebbe cercare la trama nuda e cruda su internet. Il blog deve dare qualcosa in più secondo me. Questa è l’unica cosa che mi sento di consigliare a chi desidera scrivere un blog. Ovviamente questo è solo il mio modestissimo parere, da lettrice prima che da blogger. 🙂

Nominare altri 15 blog:

Questo credo sia il punto più difficile, perché seguo molti bei blog e sceglierne solo 15 non è facile. Ultimamente non riesco a stare al passo con tutti per semplice mancanza di tempo ma, quando posso, vi seguo con enorme piacere!

Ne nomino 15 come da regolamento, ma la lista dovrebbe essere molto più lunga!

  1. lillyslifestyle
  2. L’Orsa Nel Carro
  3. Viaggiatrice da grande
  4. Rivoglio la Barbie
  5. Il lettore curioso
  6. Mille splendidi libri blog
  7. Il pikaciccio
  8. Una veronica vagante
  9. Cuore ruotante
  10. Viaggiatore non per caso
  11. Scelgo un libro per bambini
  12. Non siamo food blogger
  13. Viaggiamo insieme
  14. Il mondo secondo Gipsy
  15. Mariarosariadiario

Avrei altri blog da citare, ma sicuramente ci saranno altre occasioni per farlo. Nel frattempo, ringrazio ancora chi mi ha nominato e tutti coloro che, passando di qui, lasciano sempre un segno o un saluto.

Vi abbraccio tutti.

Rita

Le mie impressioni su Valencia in 3 punti

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Parco di Gulliver – Valencia

Oggi mi allontano un po’ dall’Europa dell’Est, per tornare a parlare della calda nazione spagnola, che mi ospita da circa tre anni. Questa foto è stata scattata a Valencia, l’anno scorso, in un parco che è stato creato all’interno del letto di un fiume e che taglia in due una parte della città. Da quello che mi hanno spiegato, il corso originale del fiume  è stato deviato e nel suo letto è stato creato un lungo parco. È lì che è possibile trovare questa simpaticissima statua di Gulliver, sulla quale i bambini si divertono ad arrampicarsi. L’ho trovata decisamente originale e mi ha ricordato il libro letto da ragazzina.

È la prima volta che parlo di Valencia nonostante ci sia stata due volte, la prima per un rapido week end con un’amica e la seconda durante il viaggio on the road dell’Andalucia fatto l’anno scorso. Partimmo da Barcellona con la macchina e – avendo bisogno di una tappa per spezzare il viaggio – pensammo che Valencia fosse un’ottima opzione. Entrambe le volte non era un viaggio preparato (amo studiare una meta prima di andarci) quindi non ricordo nel dettaglio i nomi di tutto ciò che ho visto. Però posso raccontarvi le mie impressioni e mostrarvi delle foto, che di solito sono anche più eloquenti delle parole.

Se ripenso alla città di Valencia, le cose che mi vengono in mente principalmente sono riassumibili in 3 punti:

Il centro storico: l’ho trovato molto carino e molto vivo. Ha qualcosa che mi ricorda Barcellona, ovviamente in piccolo. La Cattedrale è molto bella e possiede tre portali di accesso: la Puerta del Los Hierros, la Puerta del Palau e la Puerta de los Apostoles. La prima è barocca, la seconda romanica e la terza gotica. Insomma è un mix di tutta la storia architettonica della città. Sembra che, precedentemente, al suo posto, vi fossero un tempio romano e una moschea.

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Cattedrale di Valencia

All’inizio, credevo che alla cattedrale vi si accedesse solo davanti, invece girandole intorno, la si può ammirare in tutta la sua bellezza.

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Cattedrale di Valencia

Questo è un particolare della Cattedrale che mi è piaciuto molto. Sembra quasi una sorta di colosseo dalla forma.

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Alle spalle della Cattedrale, continuando a camminare, ci si ritrova in questa piazza, con una grande fontana. Una zona molto viva e graziosa a mio parere.

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Un’altra cosa molto carina che ho visto nel centro storico di Valencia è l’Estación del nord. Si trova proprio accanto all’arena de toros di Valencia.

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Oltre ad essere molto bella esternamente, lo è anche all’interno. Le pareti dell’atrio sono tutte fatte di mattonelle dipinte (mi ricorda vagamente la Estação de São Bento a Porto con i suoi stupendi azulejos, di cui prima o poi scriverò qualcosa). Vale la pena entrare a dare un’occhiata.

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Interno Estación del nord – Valencia

La zona delle spiagge: è lì che ho dormito la prima volta che sono stata a Valencia. È una zona piena di ristorantini e alberghi, a due passi dalle ampie spiagge. È piacevole passeggiare sul lungo viale sia di giorno che di notte.

Consiglio pratico: Se ci andate in alta stagione e desiderate mangiare in uno dei  ristorantini sul lungomare (sono turistici ma può essere piacevole mangiare davanti alle spiagge), consiglio di prenotare un po’ prima. Per riuscire a mangiare una paella ne abbiamo dovuti girare tantissimi: erano tutti prenotati! Sapete che la paella originale è valenciana, vero? In teoria quella valenciana è con carne di coniglio, ma la fanno anche solo di pesce, di carne o di verdure.

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Lungomare di Valencia

La Ciutat de les Arts i les Ciències: credo che sia una delle cose che più mi ha impressionato di Valencia. In pratica sono una serie di edifici raccolti insieme in una zona che a me piace definire “futuristica“. Sembra di essere in uno di quei racconti del futuro in cui ti perdi tra navicelle spaziali e macchine volanti! Insomma, a me ha dato un po’ quest’impressione a primo impatto. In realtà sono raccolti in questa città delle scienze 5 differenti strutture, suddivise all’interno di tre aree tematiche: arte, scienza e natura. Uno di questi è un enorme acquario. C’è all’interno anche un ristorante “sottomarino”: il Ristorante Submarino L’Oceanografic. Io non ci ho mangiato, quindi non so esattamente come sia, però conto di farlo la prossima volta, se torno a Valencia. Mi ispira un sacco. Questo è il sito web dove è possibile comprare il biglietto online. Vi mostro qualche foto, giusto per darvi l’idea di com’è all’esterno. 

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Un’ultima cosa su Valencia. A parte la Paella Valenciana, vi consiglio di assaggiare l’horchata (orxata de xufa in valenciano). È una bibita fresca preparata con acqua, zucchero e il latte di un xufa appunto, un tubero. È molto buona e sembra abbia origini arabe.

Io l’ho assaggiata anche qui a Barcellona, ma non mi è piaciuta quanto l’originale valenciana. Ricordo che mi fecero anche vedere il tubero: è simile a una nocciolina all’apparenza. Se vi trovate da quelle parti, consiglio di assaggiarla, ma vi avviso, è molto dolce! 🙂

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Orxata natural – Valencia

 

Sono nella top 5 degli articoli più belli di ottobre per Travel365. Che dire? Grazie! 5 volte grazie!

 

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Questo è un post un po’ diverso dagli altri, perché un post di ringraziamento.

Questa mattina, mentre ero a lavoro, il mio telefono vibra sulla scrivania. Do un’occhiata rapida e vedo un’email di Travel 365. Credevo fosse quella che mi arriva per ricordarmi che posso candidare i miei post del mese, invece questa volta ci ho letto la parola “congratulazioni” e mi sono incuriosita.

In realtà avevo quasi dimenticato di aver candidato l’articolo su Praga, perché lo avevo pubblicato e poi non ci avevo pensato più. Quindi, il fatto che fosse stato votato e fosse rientrato nella top five del mese di ottobre non lo immaginavo proprio! Cosa dire? Grazie, 365 volte grazie!

  • Grazie perché il mondo dei travel blogger è tanto affascinante quanto immenso e, se un mio post può essere notato e apprezzato, anche in un piccolo angolino di questo mondo che amiamo percorrere in lungo e in largo, la cosa mi riempie di tanta soddisfazione.
  • Grazie perché amo scrivere, lo faccio nel tempo libero quando riesco a ritagliarmi un po’ di tempo tra i mille doveri della vita di ogni giorno e queste sono quelle piccole soddisfazioni che mi danno la grinta per continuare fare una cosa che amo e provare a mostrare il mondo attraverso i miei occhi e le mie sensazioni.
  • Grazie perché sul sito Travel 365 sono i travel blogger stessi a votare quindi, se qualcuno che fa quello che faccio io e che ama quello che io amo, apprezza ciò che scrivo e l’impegno e la passione che ci metto a farlo, per me è una soddisfazione doppia. Siamo tutti malati della stessa Wanderlust in fondo.
  • Grazie perché, nonostante fossi a lavoro, sommersa dalle cose da fare e con un’insopportabile influenza addosso, siete riusciti a regalarmi un sorriso e a migliorarmi la giornata. 🙂
  • Grazie perché queste piccole cose mi ricordano che i sogni non vanno mai abbandonati, che le passioni vanno coltivate e che, non importa se nella maggior parte dei casi non si vince nulla di concreto a scrivere un articolo su un blog, ma se qualcuno legge, se apprezza, se trova anche semplicemente utile ciò che pubblichi, in fondo hai già vinto qualcosa che nulla potrà mai comprare: la soddisfazione di essere riuscita a trasmettere qualcosa… e non è poco!

Ma ora basta, non mi dilungo più altrimenti rischio davvero di arrivare a 365 grazie di questo passo! 😀

Insomma, il mio post vuole essere un grazie non solo per chi ha votato l’articolo, ma per ogni singola persona che passa di qua, legge, lascia un saluto o un semplice like e che da un senso a questa mia passione.

Dimenticavo, l’articolo di Travel365 è questo.

Quello su Praga invece, che mi ha regalato questa piccola soddisfazione, è questo quì.

Buona giornata e buon week end a chiunque passi di quì!

Rita

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