Spagna

Natale a Barcellona: Il Tió de Nadal, il Caganer e la Cavalcata de los Reyes Magos

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Natale a Barcellona

Vi siete mai chiesti com’è il Natale a Barcellona? Ci siete mai stati? Conoscete le tradizioni che qui sono legate al periodo natalizio?

Ho scattato questa foto l’anno scorso, dal centro commerciale Mare Magnum, quello che si trova al termine della Rambla del Mar. È uno scatto che mi piace molto perché mette insieme tre cose che adoro: il Natale, i tramonti e il mare. Un mix perfetto. Sarei rimasta un bel pezzo a osservare il mare da quella prospettiva, ma – col passare dei minuti – avrei perso una delle tre perché il sole sarebbe calato e addio mix perfetto… quindi, ho preferito scattare una foto prima che fosse troppo tardi.

La perfezione a volte è questione di attimi, istanti. Quindi, CARPE DIEM e, come ho già detto altre volte, menomale che esiste la fotografia! Cos’altro potrebbe immortalare un attimo come questo e renderlo eterno?

Ma se continuo di questo passo divago e mi perdo. Torniamo al Natale a Barcellona. Il Natale qui è ricco di eventi, di mercatini e di cose da fare, ma quali sono le tradizioni legate al periodo di Natale? Voglio raccontarvene qualcuna.

Il Tió de Nadal

Se siete stati qui in Catalunya nel periodo di Natale sicuramente vi siete trovati davanti (soprattutto nei mercatini, ma non solo) un tronco dal volto simpatico, coperto da una copertina rossa, con accanto un bastone. Di solito se ne vedono di tutte le dimensioni, ma anche di diversi materiali. Diciamo che l’originale è un vero è proprio tronco a cui è stato disegnato il volto. È un’immagine che a me ha trasmesso simpatia dal primo momento ma, prima di raccontarvi la tradizione a cui è legato, ve lo mostro. Purtroppo al momento non ho delle foto migliori, ma spero riescano a darvi l’idea di com’è!

Questi sono dei Tió de Nadal fatti con dei tronchi veri. Come vi dicevo, ne ho visto anche altre versioni “alternative”. Quest’anno, per esempio, io me ne sono comprata uno di peluche! Non sono riuscita a resistere alla tentazione… sono tre anni che lo vedo e, alla terza, ci sono cascata!

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Torniamo alla tradizione. Da quello che mi hanno raccontato, Tió de Nadal in catalano significa ceppo di Natale, o qualcosa del genere.

Ma perché la coperta? Perché il bastone?

Tradizione vuole che i bambini coprano il tió per tutto il periodo natalizio perché non prenda freddo e che il giorno di Natale gli cantino una canzoncina, mentre con il bastone gli percuotono la schiena per costringerlo a tirar fuori i regali (non sono ancora riuscita a comprendere la ragione di questa “violenza” se devo dirvela tutta, ma la tradizione è proprio così). Finita la canzoncina, smettono di picchiarlo col bastone, alzano la coperta e trovano sotto di essa dei regali. Insomma, il tió non è altro che una sorta di zio che porta i regali a Natale, una versione rivisitata del classico Babbo Natale.

La differenza sostanziale, a mio parere, è che di solito Babbo Natale si risparmia le bastonate!

Se siete curiosi, la canzoncina è questa qui:

« Caga tió
ametlles i torró
no caguis arangades
que són massa salades
caga torrons
que són més bons
Caga tió
ametlles i torró
si no vols cagar
et donaré un cop de bastó
Caga tió! »

Insomma, fondamentalmente lo si costringe a “tirar fuori” i regali a colpi di bastone. Quando me l’hanno raccontata mi ha sorpresa parecchio. Personalmente, trovo un’immagine poco educativa insegnare a un bambino che per ottenere ciò che vuole deve prendere il tronco a bastonate, però è una tradizione e qui è molto radicata, quindi la mia modestissima opinione di straniera espatriata lascia il tempo che trova.

Quando ho provato a spiegare la mia opinione mi hanno guardata in modo bizzarro, come se davvero non vedessero dov’è il problema. Credo che per loro sia così naturale perché è sempre stato così che non si siano nemmeno mai chiesti il perché o se fosse educativo o meno. Le tradizioni in fondo son tradizioni e si prendono per ciò che sono.

Quello che posso dare per certo è che il mio tió di peluche non lo prenderò mai a bastonate!

Il Caganer

Un’altra figura che è inevitabile vedere nei mercatini e in ogni dove qui a Barcellona nel periodo natalizio è il Caganer. La parola non inganna, è esattamente ciò che sembra. Il Caganer è una statuina legata al folklore catalano che di solito si mette nel presepe. Quello che rende particolare questa statuina è che è rappresentata sempre  accovacciata, nella classica posizione di chi è intento a fare le sue “necessità“.

Questa è un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ sorpresa la prima volta. La prima domanda che mi è saltata in testa dopo averci riso sù è stata: perché?

Intanto ve la mostro. Questo è l’originale, dal quale poi sono nate infinite varianti. È costituito da un ometto con il classico cappellino catalano e la camicia bianca con la cintura rossa (stesso cappellino usato anche dal tió de Nadal).

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Da questa versione “classica” sono nate infinite varianti più moderne del Caganer.

Oggi è infatti possibile trovare, nella stessa medesima posizione e nello stesso stile, la statuina di personaggi famosi, di cartoni animati, di calciatori… Insomma, tutto ciò che la vostra fantasia può immaginare, probabilmente esiste già in versione caganer!

Io sono davvero rimasta impressionata. Dal papa al presidente americano, da Spongebob al gondoliere di  Venezia… non si salva nessuno!!! Guardate un po’.

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Ormai quando giro per le bancarelle a Natale qui, non riesco a non fermarmi per vedere cosa si sono inventati come Caganer. Ho trovato perfino una versione degli scacchi a tema. Ci ho riso per dieci minuti buoni quando l’ho vista!!!

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Da curiosa inguaribile ovviamente mi sono documentata un po’, per capire il perché del caganer. Tirando le somme, ciò che ho capito è che fondamentalmente è un simbolo di buona fortuna. Non è una novità che non c’è fertilizzante migliore di questo per concimare la terra e che dalle nostre parti si dica che porti fortuna calpestare degli escrementi. Insomma, non è che una versione differente e simpatica dello stesso concetto. Quindi, se dovessero regalarvi un caganer, non vi starebbero prendendo in giro ma augurando che la fortuna vi assista.

Ho trovato persino il Tió de Nadal in versione Caganertradizione nella tradizione insomma! Devo ammettere che, superata la sorpresa iniziale, il caganer è una figura che mi ha sempre fatto sorridere un sacco e che trovo indubbiamente originale.

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Caganer – Barcelona

Cavalcata de los Reyes Magos

Altra tradizione legata al periodo di Natale, o meglio all’epifania qui a Barcellona,  è quella della Cavalcata de Los Reyes Magos. Io sono riuscita a vederla per la prima volta solo quest’anno perché, per una cosa o un’altra, ero sempre da qualche altra parte alla befana. Sono contenta di esserci riuscita alla fine perché ne sono rimasta impressionata. Credo che, almeno una volta nella vita, vada vista se si vuole davvero comprendere lo spirito delle tradizioni di questo paese.

Ma cos’è esattamente? Inizio col mostrarvi qualche foto scattata al volo, anche se – a causa della poca luce e della tantissima folla – la qualità non è il massimo.

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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona
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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona

La cavalcata si tiene il 5 gennaio ogni anno e rappresenta fondamentalmente l’arrivo dei Re Magi in città, pronti a portare doni e caramelle a tutti i bambini (insomma l’epifania vissuta con la reale immagine dei Magi che vengono a portar doni). La versione cattolica della nostra befana insomma, seppure la sfilata non abbia assolutamente nulla di religioso. È una vera e propria festa.

Ma perché è così speciale?

Innanzitutto è speciale l’atmosfera che quel giorno si respira ovunque in città. Tutti sono allegri e festeggiano il giorno dei Reyes forse anche più del Natale (almeno questa è la percezione che ne ho avuto io da quando vivo qui). Perfino a lavoro il più delle volte ho visto concedere a tutti la giornata intensiva, per permettere a chiunque lo volesse di assistere alla Cavalcata. È un giorno in cui si respira allegria in ogni dove.

Mi è piaciuta moltissimo l’immagine che trasmette ai bambini l’arrivo dei re magi. Anche noi festeggiamo la befana ma, da piccoli, mai abbiamo visto realmente questa persona arrivare in città, pronta a portar dei doni. Si sa che quella notte arriva la befana ma non la si vede davvero. Qui invece si vedono davvero i re magi che arrivano, quindi è tutto più reale. Si va lì ad accoglierli, li si si vede arrivare con tanto di corte al seguito e paggi che lanciano caramelle. Insomma, da bambino non puoi dire “non ci credo” se li hai visti davvero arrivare! Crea più magia secondo me…

Concretamente la cavalcata dei Re Magi consiste in una lunghissima sfilata di carri (se siete mai stati al Carnevale di Viareggio immaginatevi una cosa un po’ in quello stile). I carri percorrono tutta la città partendo dal porto di Barcellona dove arrivano, per poi entrare in città e sfilare per ore spostandosi da una parte all’altra della città (comincia verso le 16 e dura fino alle 21,30/22.00 circa). È costituita sia dai carri dei singoli re magi che da quelli della corte che ognuno di loro si porta dietro (immaginatevi tantissima gente travestita che danza, canta e fa festa).

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Cavalcata Reyes Magos 2018 – Barcellona

Come dicevo, per alcuni aspetti mi ha ricordato il Carnevale di Viareggio o quello di Cento, anche se qui il tema era totalmente diverso. Il primo carro, che precedeva tutti gli altri,  trasportava un’enorme stella cometa illuminata, e tutto si svolgeva in un clima di festa impressionante.

A far da coda a tutti questi carri, a fine sfilata, c’erano degli autobus turistici (avete presente quelli rossi che portano a fare il giro per le città? Proprio quelli.) ai lati dei quali erano stati applicati dei veri è propri cannoni che “sparavano” centinaia di caramelle sulla folla. Il sogno di ogni bambino insomma.

Ammetto che, vedendo la cavalcata personalmente, ho capito perché quella de Los Reyes è una giornata così allegra qui e perché sia tanto sentita. Immagino che chiunque sia stato bambino qui e abbia atteso l’arrivo dei re magi quando era piccolo non può che continuare a viverlo come un giorno decisamente speciale anche da adulto.

Insomma, le feste di Natale qui terminano in grande stile e, da quello che mi han raccontato, ogni paese, anche il più piccolo, ha la sua cavalcata il 5 gennaio.

Se avessi assistito a questo spettacolo prima di scrivere il post su cosa vedere a Barcellona con i bambinilo avrei inserito a pieno titolo tra le cose da fare assolutamente. Ovviamente se ci si trovasse qui il 5 gennaio!

In ogni caso Barcellona è ricca di storie e tradizioni interessantissime e originali, quindi, – nel caso vi trovaste qui in altri periodi dell’anno o foste semplicemente curiosi e amanti delle tradizioni come me –  potete trovare in altri post informazioni sulla festa di Sant Jordi e sulla festa di San Juan.

Vi mostro un’ultima foto che ho scattato a Barcellona a Natale dello scorso anno nella plaza del Ayuntamiento. Da amante di libri, oltre che di viaggi, ho adorato quest’immagine. Quest’anno non c’era perché ogni anno, in questa piazza, allestiscono delle decorazioni differenti. Quelle di quest’anno erano carine, ma non belle quanto quelle dell’anno scorso, che ho trovato decisamente poetiche…

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Plaza del Ayuntamiento – Natale 2016 – Barcelona

 

Le mie impressioni su Valencia in 3 punti

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Parco di Gulliver – Valencia

Oggi mi allontano un po’ dall’Europa dell’Est, per tornare a parlare della calda nazione spagnola, che mi ospita da circa tre anni. Questa foto è stata scattata a Valencia, l’anno scorso, in un parco che è stato creato all’interno del letto di un fiume e che taglia in due una parte della città. Da quello che mi hanno spiegato, il corso originale del fiume  è stato deviato e nel suo letto è stato creato un lungo parco. È lì che è possibile trovare questa simpaticissima statua di Gulliver, sulla quale i bambini si divertono ad arrampicarsi. L’ho trovata decisamente originale e mi ha ricordato il libro letto da ragazzina.

È la prima volta che parlo di Valencia nonostante ci sia stata due volte, la prima per un rapido week end con un’amica e la seconda durante il viaggio on the road dell’Andalucia fatto l’anno scorso. Partimmo da Barcellona con la macchina e – avendo bisogno di una tappa per spezzare il viaggio – pensammo che Valencia fosse un’ottima opzione. Entrambe le volte non era un viaggio preparato (amo studiare una meta prima di andarci) quindi non ricordo nel dettaglio i nomi di tutto ciò che ho visto. Però posso raccontarvi le mie impressioni e mostrarvi delle foto, che di solito sono anche più eloquenti delle parole.

Se ripenso alla città di Valencia, le cose che mi vengono in mente principalmente sono riassumibili in 3 punti:

Il centro storico: l’ho trovato molto carino e molto vivo. Ha qualcosa che mi ricorda Barcellona, ovviamente in piccolo. La Cattedrale è molto bella e possiede tre portali di accesso: la Puerta del Los Hierros, la Puerta del Palau e la Puerta de los Apostoles. La prima è barocca, la seconda romanica e la terza gotica. Insomma è un mix di tutta la storia architettonica della città. Sembra che, precedentemente, al suo posto, vi fossero un tempio romano e una moschea.

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Cattedrale di Valencia

All’inizio, credevo che alla cattedrale vi si accedesse solo davanti, invece girandole intorno, la si può ammirare in tutta la sua bellezza.

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Cattedrale di Valencia

Questo è un particolare della Cattedrale che mi è piaciuto molto. Sembra quasi una sorta di colosseo dalla forma.

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Alle spalle della Cattedrale, continuando a camminare, ci si ritrova in questa piazza, con una grande fontana. Una zona molto viva e graziosa a mio parere.

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Un’altra cosa molto carina che ho visto nel centro storico di Valencia è l’Estación del nord. Si trova proprio accanto all’arena de toros di Valencia.

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Oltre ad essere molto bella esternamente, lo è anche all’interno. Le pareti dell’atrio sono tutte fatte di mattonelle dipinte (mi ricorda vagamente la Estação de São Bento a Porto con i suoi stupendi azulejos, di cui prima o poi scriverò qualcosa). Vale la pena entrare a dare un’occhiata.

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Interno Estación del nord – Valencia

La zona delle spiagge: è lì che ho dormito la prima volta che sono stata a Valencia. È una zona piena di ristorantini e alberghi, a due passi dalle ampie spiagge. È piacevole passeggiare sul lungo viale sia di giorno che di notte.

Consiglio pratico: Se ci andate in alta stagione e desiderate mangiare in uno dei  ristorantini sul lungomare (sono turistici ma può essere piacevole mangiare davanti alle spiagge), consiglio di prenotare un po’ prima. Per riuscire a mangiare una paella ne abbiamo dovuti girare tantissimi: erano tutti prenotati! Sapete che la paella originale è valenciana, vero? In teoria quella valenciana è con carne di coniglio, ma la fanno anche solo di pesce, di carne o di verdure.

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Lungomare di Valencia

La Ciutat de les Arts i les Ciències: credo che sia una delle cose che più mi ha impressionato di Valencia. In pratica sono una serie di edifici raccolti insieme in una zona che a me piace definire “futuristica“. Sembra di essere in uno di quei racconti del futuro in cui ti perdi tra navicelle spaziali e macchine volanti! Insomma, a me ha dato un po’ quest’impressione a primo impatto. In realtà sono raccolti in questa città delle scienze 5 differenti strutture, suddivise all’interno di tre aree tematiche: arte, scienza e natura. Uno di questi è un enorme acquario. C’è all’interno anche un ristorante “sottomarino”: il Ristorante Submarino L’Oceanografic. Io non ci ho mangiato, quindi non so esattamente come sia, però conto di farlo la prossima volta, se torno a Valencia. Mi ispira un sacco. Questo è il sito web dove è possibile comprare il biglietto online. Vi mostro qualche foto, giusto per darvi l’idea di com’è all’esterno. 

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Un’ultima cosa su Valencia. A parte la Paella Valenciana, vi consiglio di assaggiare l’horchata (orxata de xufa in valenciano). È una bibita fresca preparata con acqua, zucchero e il latte di un xufa appunto, un tubero. È molto buona e sembra abbia origini arabe.

Io l’ho assaggiata anche qui a Barcellona, ma non mi è piaciuta quanto l’originale valenciana. Ricordo che mi fecero anche vedere il tubero: è simile a una nocciolina all’apparenza. Se vi trovate da quelle parti, consiglio di assaggiarla, ma vi avviso, è molto dolce! 🙂

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Orxata natural – Valencia

 

Costa Brava: weekend di relax a Tossa de Mar, un piccolo paradiso a poca distanza da Barcellona

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Fortificazione medievale di Tossa del Mar – Costa Brava

Quando ero ragazzina ho sempre sentito parlare di Lloret de Mar, come di una meta super ambita. Nessuno però mi aveva mai parlato di Tossa de Mar, una località deliziosa che si trova sempre in Costa Brava (poco dopo Lloret) e che personalmente ho adorato.

L’anno scorso, in occasione del mio compleanno in agosto, decidemmo di regalarci un fine settimana in Costa Brava. Scegliemmo un albergo che ci ispirava e prenotammo una notte lì. L’albergo era carinissimo, fornito di piscina interna ed esterna, di sauna e di ogni comfort. Normalmente viaggiamo low cost ma, per una volta, in occasione del mio compleanno, ci siamo concessi un fine settimana di relax totale. Volevo scoprire qualche località sulla Costa Brava e la scelta ricadde su Tossa del Mar.

Sono felice di aver scelto questo paesino perché ho scoperto un piccolo paradiso.

Ci arrivammo prendendo un autobus dalla stazione dei bus di Arc de Triomf a Barcellona. È lo stesso autobus che porta a Lloret de Mar: Tossa praticamente è la fermata successiva, a circa un quarto d’ora di distanza da Lloret. La maggior parte delle persone scendevano alla prima fermata (in gran parte italiani da quel che ricordo), noi proseguimmo per la fermata successiva.

Tossa a differenza di Lloret è una località un po’ più tranquilla, seppure sia pienissima di localini, negozietti e in agosto affollatissima di turisti ugualmente. Se volete vederla, vi consiglio un periodo precedente o successivo ad agosto, ve la godedreste sicuramente di più. Noi ci capitammo in piena estate ma mi piacerebbe tornarci in un altro periodo, per vederla un po’ meno soffocata di gente (magari giugno o settembre)!

Probabilmente se volessi concedermi un weekendino in totale relax sceglierei lo stesso albergo perché ci trovammo benissimo. L’hotel era questo qui. Vi avverto che era un po’ caro! Fu una follia/regalo compleanno.

Il mare a Tossa è davvero uno spettacolo, ma il mio desiderio era vedere Cala Giverola, la spiaggetta che avevo visto in foto prima mi partire, quindi mi informai all’ufficio del turismo. Mi spiegarono che la spiaggetta era raggiungibile con una barchetta che partiva dalla spiaggia principale e che il giro prevedeva anche delle brevi fermate in alcune grotte. Decidemmo di fare il biglietto (si compra ad un botteghino direttamente sulla spiaggia) e la barca ci portò a Cala Giverola, dove facemmo il bagno.

Uno spettacolo davvero!

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Barca che porta da Tossa a Cala Giverola  

Unico inconveniente fu la folla. La barca portava continuamente gente alla cala, ed essendo quest’ultima molto piccola, trovammo un angolino per stendere l’asciugamano per miracolo! L’esperienza di fare il bagno in quella spiaggetta dal mare stupendo fu comunque impagabile ma consiglio di cuore – se possibile – di non farla in agosto. È davvero un peccato non godersi quell’angolino di paradiso in un periodo un po’ meno affollato!

Dettaglio pratico: in acqua ci sono i sassi, quindi vi consiglio di munirvi di scarpette per non distruggervi i piedi a entrare in acqua! Anche se, fatti due passi, l’acqua diventa subito molto profonda quindi si tocca solo all’inizio. Il pezzetto di spiaggia che ho fotografato era l’unico angolino in cui era possibile entrare in acqua calpestando sabbia invece che pietruzze piccole.

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Cala Giverola – Raggiunta in barca dalla spiaggia di Tossa de Mar

Sulla spiaggetta c’è un baretto (qui lo chiamano chiringuito) e perfino un ristorante, se ci si vuol trattenere anche a mangiare. Noi abbiamo preferito mangiare qualcosina in centro a Tossa, quindi non saprei dirvi se si mangia bene, ma sappiate che – se avete bisogno di qualcosa da bere o da mangiare – è possibile trovarlo lì.

Altro particolare: nonostante fosse agosto, ricordo l’acqua molto fredda. Ci misi un po’ per decidermi a buttarmi, ma una volta dentro, non volevo più uscire!!! È davvero uno spettacolo lì.

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La sera facemmo un giro nel paesino, pieno di negozietti e ristorantini e poi salimmo sul castello, la bellissima fortificazione medievale che vedete nella prima foto. È piacevolissimo salirci a piedi ma ci sono anche dei piccoli bus che portano fin sopra volendo. In cima c’è un bar dove è possibile sedersi a bere qualcosa. Quando ci siamo stati noi, c’era anche uno spettacolo di flamenco (ma era possibile vederlo solo a pagamento dentro un cortile).

Fu un fine settimana molto grazioso e Tossa è entrata assolutamente nelle mie grazie: è un posto delizioso! Da allora lo consiglio sempre a tutti, è un piccolo paradiso se si desidera un week end di relax e mare limpidissimo in un luogo raggiungibile facilmente da Barcellona.

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Tossa del Mar – Mare limpidissimo

#Spagna – Segovia e i suoi 3 gioielli: l’Acquedotto romano, l’Alcazar e l’elegante Cattedrale

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Acquedotto romano di Segovia

Come è facile notare dalla data sulla foto dell’acquedotto, anche Segovia appartiene a ricordi di viaggi abbastanza lontani nel tempo. Torniamo indietro al 2008 per essere precisi.

Visitai questa città mentre ero in vacanza alcuni giorni a Madrid e mi impressionarono tre cose più di tutte: l’Acquedotto romano, la Cattedrale e il Castello. Mi fu possibile arrivarci facilmente perché Segovia è a circa un’ora dalla capitale spagnola, quindi perfettamente raggiungibile in una gita di un giorno, così come la stupenda città di Toledo (di cui prima o poi vi parlerò).

Oggi vi porto con me, in questo viaggio nei ricordi, a conoscere i 3 gioielli di Segovia.

1 – L’Acquedotto di Segovia raggiunge il suo punto più alto a piazza Azoguejo ed è conservato davvero benissimo. Ha trasportato acqua se ben ricordo fino a poco tempo fa ed è tra quelli di origine romana conservati meglio in tutta la penisola iberica. Viene chiamato anche Ponte del Diavolo perché, secondo una leggenda, fu il diavolo in persona a costruirlo in una sola notte, per guadagnarsi l’anima di una donna con cui aveva fatto un patto. Leggenda dice che non ci riuscì, perché l’ultima pietra fu posata dopo il canto del gallo, quindi l’anima della donna fu salva!

L’Acquedotto di Segovia è il simbolo della città, al punto da essere disegnato anche sullo stemma cittadino.

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Questa sono io davanti all’Acquedotto di Segovia ben 9 anni fa!

2 – La seconda bellezza di Segovia (solo per una questione sequenziale e non per bellezza) è la sua Cattedrale. Ricordo che fu la prima cosa che ho potuto scorgere a distanza al mio arrivo in città! Subito mi impressionò per la sua forma e la sua eleganza. Sembra sia una delle ultime Cattedrali gotiche in Spagna e che, per la sua eleganza, sia anche stata denominata la Signora delle Cattedrali. A me è piaciuta tantissimo, ma vi lascio una foto, così giudicate voi stessi. Son foto un po’ vecchiotte, ma spero rendano ugualmente l’idea!

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La Cattedrale di Segovia

3 – L’Alcazar di Segovia è uno dei castelli più belli che abbia mai visto (se avete letto l’articolo sulla mia top ten dei Castelli da visitare in Europa lo saprete già!). Purtroppo ho potuto vederlo solo da fuori perché quando arrivai era chiuso (ero ancora un po’ una viaggiatrice inesperta allora e non avevo controllato gli orari di apertura!). È da allora che mi ripropongo di tornarci prima o poi, perché una meraviglia così fuori, vale una visita all’interno sicuramente! Qualcuno di voi c’è stato e sa dirmi dentro com’è?

In ogni caso, esternamente è, insieme al Castello di Neuschwanstein in Baviera (di cui vi parlo sempre in quell’articolo lì), il mio prototipo di castello dei sogni! Quello che immagino quando penso alle fiabe che leggevo da bambina. Sembra che effettivamente la Disney lo abbia utilizzato come modello in alcuni film, anche se non so dirvi quali sinceramente. Fatto sta che è uno spettacolo per gli occhi! Purtroppo non ho molte foto perché riuscii a farne pochine, ma vi mostro qualche particolare…

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Sinceramente per me Segovia fu una scoperta! Non pensavo che potesse nascondere così tanti tesori e, se dovessi consigliarla a qualcuno, lo farei a occhi chiusi. Il Castello, la Cattedrale e l’Acquedotto sono tre ottimi motivi per visitarla e, se ve ne dovesse servire uno in più, per gli amanti della carne, consiglio il maialino arrosto tipico della città (chiamato cochinillo), è una delizia!

Vi saluto regalandovi ancora qualche foto di questa graziosissima città!

 

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Barcellona – 23 giugno: la notte di San Juan e la sua simbologia.

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Barceloneta – Spiaggia di Barcellona

Qui in Catalunya (così come nel resto della Spagna) il 23 giugno sono molto sentiti i festeggiamenti per la Noche de San Juan (San Giovanni), chiamata anche Verbena de San Juan. Non posso quindi fare a meno di scrivere qualche riga in merito oggi.

Quella di San Juan è una festa che ha radici molto antiche, legate a dei riti pagani. In teoria i suoi festeggiamenti erano dedicati all’arrivo del solstizio d’estate nell’emisfero nord, nonostante – in realtà – la data del solstizio d’estate sia il 21 giugno.

Durante la notte di San Juan qui a Barcellona ci si riunisce soprattutto sulle spiagge, dove si accendono falò e si festeggia tutta la notte con fuochi d’artificio e coppe di cava, approfittando che il 24, giorno di San Juan, è festivo e si può dormire fino a tardi! Insomma, considerando il modo in cui si festeggia oggi, potrei dire che questa festa è un po’ una versione estiva del capodanno.

In realtà, sono molti gli elementi simbolici nascosti dietro questa notte di movida loca e, siccome io sono curiosa più dei gatti, mi sono sempre lasciata affascinare dai significati delle cose (leggi il post di curiosità e leggende su Barcellona) e la simbologia legata alla notte di San Juan non ha fatto eccezione, anzi! Ci ho perfino scritto sù la tesi di laurea sperimentale ai tempi dell’università, quando ancora vivevo in Italia!

Questo in realtà è stato un bene e un male perché, ovviamente, quando mi sono trasferita qui a Barcellona, dopo aver raccolto così tante informazioni sul significato di questa magica notte, ero curiosissima di vedere come fosse realmente vissuta, quindi mi ero creata forse aspettative troppo alte. Non che non sia una bella festa, ma è diversa da come l’avevo immaginata.

Purtroppo della simbologia tradizionale legata a questa festa non ci ho trovato moltissimo, o almeno non ho sentito forte il legame alla tradizione come invece mi sarei aspettata. Molte persone la vivono solo come una delle notti con la movida più intensa dell’anno, che non è un male affatto in sé, ma spesso non sanno nemmeno perché festeggiano… Insomma un po’ ci son rimasta male! Sicuramente però, per chi non ha altre aspettative e ama la vita notturna, trovarsi a Barcellona per la festa di San Juan è l’ideale!

Invece, per i più curiosi, accenno qualcosa sulla simbologia legata a questa festa, approfittando del fatto di aver letto davvero tanto sull’argomento.

In realtà la noche de San Juan è una notte piena di magia, di mistero, in cui simbolicamente il limite tra il nostro mondo terreno e l’aldilà è molto sottile. Una notte in cui tutto può succedere e in cui si credeva si aprissero porte a mondi sconosciuti. Non a caso l‘acqua (uno degli elementi simbolici legati a questa festa) nella letteratura è spesso stata considerata un elemento di passaggio se legata all’immagine di un’imbarcazione diretta ad altri mondi o da essi proveniente.

La notte di San Juan era inoltre la notte ideale per allontanare spiriti cattivi e attrarre quelli buoni o per creare filtri d’amorefertilità. Insomma, una notte davvero fuori dal comune in cui l’elemento magico faceva da padrone!

Il fuoco è tradizionalmente legato a questa festa perché, siccome a partire da questa data le giornate iniziano ad abbreviarsi, si tentava di dare più forza al sole (da questo i falò). Sembra che questa notte l’acqua acquisti addirittura poteri curativi, così come alcune erbe. Ovviamente sono tutte credenze molto antiche ma per me danno un’alone di fascino in più a questa festa, e come tutte le tradizioni, lo considerei un peccato se se ne perdesse il ricordo del tutto.

Il fatto che siano molto antiche lo dimostrano i canti popolari spagnoli del medioevo (quelli dei giullari), di cui si sono tramandati per iscritto solo alcuni pezzi, chiamati “romances”. Se ne leggete alcuni di quelli chiamati “novelescos“, noterete che di solito, ovunque ci sia un accenno alla noche de San Juan, si parla di un personaggio ambiguo e c’è riferimento all’acqua, al fuoco, a una barca o a una nascita misteriosa Per i più curiosi (come la sottoscritta!), incollo qui un tipico Romance novelesco in cui si fa cenno al giorno di San Juan. È uno dei miei preferiti.

 

El infante Arnaldos


  ¡Quién hubiera tal ventura
sobre las aguas del mar
como hubo el infante Arnaldos
la mañana de San Juan!
Andando a buscar la caza             5
para su halcón cebar,
vio venir una galera
que a tierra quiere llegar;
las velas trae de sedas,
la jarcia de oro torzal,             10
áncoras tiene de plata,
tablas de fino coral.
Marinero que la guía,
diciendo viene un cantar,
que la mar ponía en calma,           15
los vientos hace amainar;
los peces que andan al hondo,
arriba los hace andar;
las aves que van volando,
al mástil vienen posar.              20
Allí habló el infante Arnaldos,
bien oiréis lo que dirá:
«Por tu vida, el marinero,
dígasme ora ese cantar.»
Respondióle el marinero,             25
tal respuesta le fue a dar:
«Yo no digo mi canción
sino a quien conmigo va.»

Tornando invece ai festeggiamenti attuali, a Barcellona è tipico mangiare la Coca con i canditi a San Juan. Io non l’ho assaggiata perché non amo la frutta candita, ma oggi la si trova un po’ ovunque in cittàquindi, se siete in zona in questi giorni, ne potrete assaggiare facilmente un pezzo!

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Coca di San Juan – Barcellona

Se il post su San Juan vi ha incuriositi, vi invito a leggere anche quello sulla festa di San Jordi a Barcellona. 🙂

 

 

#Spagna – 2 giorni a Saragozza da sola, alla scoperta dell’Aljafería e della stupenda Basilica del Pilar.

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Queste giornate caldissime di inizio estate mi fanno ripensare a due giorni trascorsi da sola a Saragozza 2 anni fa (nella primavera del 2015), in cui il clima era decisamente afoso.

Ero appena tornata da un weekend a Valencia con un’amica ed avevo ancora voglia di gironzolare, quindi – tornata a casa – mi misi a studiare la cartina per capire quale altro posto fosse raggiungibile facilmente con un bus da Barcellona. Lo sguardo cadde immediatamente su Saragozza (Zaragoza come la chiamano qui in Spagna). Provai a guardare i prezzi del biglietto e trovai un’ottima occasione in settimana, grazie alla quale con 10 euro compravo il biglietto di andata e ritorno Barcelona – Zaragoza. Di solito costa di più ma spesso queste compagnie vendono un tot di biglietti in offerta quindi se si ha la fortuna di beccare il giorno in cui ce n’è ancora qualcuno disponibile si viaggia davvero con poco (io presi un bus dell’ALSA).

Ci pensai un po’ (neanche troppo in verità!) e comprai il biglietto nei giorni della settimana in cui ero libera a lavoro. Mal che vada ci avrei perso 10 euro! Un compromesso accettabile per cogliere l’occasione al volo.

In realtà avevo titubato qualche istante perché in settimana ci sarei dovuta andar da sola, ma – in fondo – sono partita per vivere da sola due volte, la prima in Italia e la seconda per l’estero quindi, perché farmi il problema nel prenotare un week end da sola?

Questi furono i pensieri che mi affollarono la mente in quei pochi minuti. Ovviamente comprai ugualmente il biglietto, prenotai una stanzetta in un hotel che potevo disdire fino all’ultimo momento e ricordai a me stessa che avevo tempo per pensarci fino alla fine… intanto le occasioni vanno colte al volo! Ovviamente poi ci andai, perché io sono così… mi faccio prendere da stupide paure a volte, ma poi – se una cosa ho voglia di farla – le paure le combatto sempre. Per fortuna direi! Perché da queste esperienze ne viene sempre qualcosa di bello, anche quando si viaggia da soli… anzi, a volte viaggiare da soli rende il viaggio “diverso”. Non più bello o più brutto del farlo in compagnia ma, come ho detto, diverso! Si viaggia in compagnia di sé stessi e l’esperienza non può che essere differente e interessante. 🙂

Ma torniamo a Saragozza! Comprai la mia bella guida e, il giorno stabilito, andai a prendere il bus che mi avrebbe portato lì in circa 3 ore (più o meno lo stesso tempo che ci avevo messo per arrivare da Barcelona a Valencia). Approfittai del viaggio per studiarmi un po’ la guida e organizzare i miei due giorni di visita alla città.

 

Arrivata alla stazione dei treni di Saragozza (il bus arrivò lì), mi avviai verso il centro a piedi, in modo da passare davanti al castello dell’Aljafería (avevo notato che era di strada). Effettivamente in dieci minuti circa a piedi arrivai al castello.

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Palazzo dell’Aljafería di Saragozza

Zaino in spalla, ho iniziato a girargli intorno cominciando a scattare delle foto, con l’intenzione poi di avvicinarmi e capire se era possibile entrare e in che orari era visitabile (per valutare se passare prima in albergo o visitarlo subito). Sinceramente non ricordo il motivo, ma quel giorno non era possibile entrare, quindi mi organizzai per tornarci il giorno successivo, decidendo di dedicare la prima giornata a visitare il centro.

Mi rimisi in marcia intenzionata ad andare a posare lo zaino in albergo per girare più leggera. Nell’avvicinarmi al centro passai davanti all’Arena de Toros de Zaragoza. Non entrai ma scattai qualche foto, perché esternamente la trovai molto bella.

 

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Avevo scelto un alberghetto non lontano dalla piazza della Basilca del Pilar e ci misi non più di una mezz’oretta a piedi per arrivarci. Posai lo zaino in hotel e riscesi quasi subito, desiderosa di scoprire la famosa Basilica.

Mi concessi giusto un gelato per pranzo strada facendo (era una giornata afosissima!) e poi mi diressi a destinazione. La piazza era quasi deserta a quell’ora col sole a picco (era più o meno ora di pranzo) e ne approfittai per scattare delle foto senza folla intorno.

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Basilica del Pilar di Saragozza

La Basilica del Pilar occupa una buona parte della grande piazza ed è davvero enorme, più di quanto le foto possano mostrare. Feci prima un giro della piazza e dopo entrai a visitare la Basilica, che merita decisamente.

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Fontana Piazza della Basilica del Pilar a Saragozza

La piazza è molto originale, perché dal lato opposto a quello dove si trova la Basilica del Pilar, c’è una fontana che ha la forma di una lastra di ghiaccio (mi ha fatto pensare al film di animazione dell’Era glaciale, al punto che la mia fervida immaginazione non si sarebbe meravigliata di veder spuntare il simpatico scoiattolo che rincorreva la ghianda!). 😀

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Fontana Piazza del Pilar – Saragozza

Non vi dico, con il caldo che faceva, che voglia avevo di tuffarmi dentro a quella fontana!

La prospettiva della piazza, voltandomi verso la Basilica e lasciandomi alle spalle la fontana, faceva un certo effetto. Anche perché la riproduzione dell’idea di ghiaccio spaccato continuava anche sul pavimento. Ammetto che l’immagine mi è piaciuta moltissimo.

Da questa prospettiva, si ha un’idea un po’ più chiara di quanto fosse grande la piazza in lunghezza.

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Piazza della Basilica del Pilar di Saragozza

Quella che si vede sulla sinistra nella foto è ovviamente la Basilica del Pilar, quella che invece appare sullo sfondo davanti è la Cattedrale del Salvatore (chiamata anche la Seo). Alle spalle della fontana invece, è possibile vedere un pezzo di muraglia romana e, in fondo, il mercato coperto.

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Muraglia Romana a Saragozza

Fondamentalmente il centro non è grandissimo ed è molto concentrato (a parte l’Aljafería che è un po’ dislocata).

Altra cosa degna di nota è la facciata laterale della Cattedrale del Salvatore. Se vi trovate in quella piazza, girate intorno alla Seo, altrimenti vi perdete la parete laterale… io l’ho trovata molto bella.

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Facciata laterale della Cattedrale del Salvatore (Seo) – Saragozza

Tra l’altro, da dietro la Seo, si arriva ad un ponte dal quale è possibile fare delle belle foto della Basilica con il fiume Ebro davanti.

 

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Basilica del Pilar e fiume Ebro – Saragozza

Il secondo giorno, lo dedicai alla visita dell’Aljafería che, insieme alla Basilica del Pilar, è stata la cosa più bella che ho visto a Saragozza. I porticati interni sono davvero bellissimi. Anche perché, due anni fa, non avevo ancora visitato l’Andalusia quindi era il mio primo contatto “ravvicinato” con la straordinaria arte di origine araba.

 

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Terminata la visita all’Aljafería, continuai a girovagare un po’ per la città senza una meta precisa e poi mi avviai verso la stazione, dove mi attendeva il bus che mi avrebbe riportato in serata a Barcellona. Tornai a casa decisamente stanca ma soddisfatta, soprattutto per non essermi fatta fermare all’idea di girare da sola… avrei perso l’occasione di vedere una città davvero graziosa, per una paura senza vero fondamento. Indubbiamente è bellissimo viaggiare in compagnia, ma se non si può, ogni tanto un viaggetto da soli non fa affatto male.

 

Blog del mese per expat.com – Giugno 2017

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Questa settimana è stata davvero complicata dal punto di vista personale quindi non sono riuscita a dedicare il tempo che avrei voluto al blog. Purtroppo a volte ci sono cause di forza maggiore che rendono davvero difficile anche scrivere due parole…

…ma per un attimo voglio metter da parte i pensieri tristi e parlare di una cosa piacevole. 🙂

Oggi sarò breve ma non posso non dedicare almeno qualche riga al sito http://www.expat.com che ha scelto il mio blog per inserirlo nel suo articolo sui 5 Blog del mese di Giugno.

Cosa dire?

Non posso che esserne lusingata! 😀

Se volete dare un’occhiata all’articolo di riferimento lo trovate qui: http://www.expat.com/newsletter/top/405_giugno-2017.html.

Buona serata a tutti! 🙂