La straordinaria Mezquita di Córdoba…

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Mesquita di Córdoba

Sfoglio ancora le foto del viaggio nel Sud della Spagna e i ricordi mi allontanano per qualche istante da Siviglia per riportarmi alla mente un’altra Meraviglia che si è guadagnata senza il minimo dubbio un posto nella mia Top Ten Andalusa, insieme alla piazza di Siviglia, ovvero La Mezquita – Cattedrale di Cordoba.

Ne avevo sentito parlare tantissimo, ne avevo letto e da anni pianificavo di visitarla, ma l’effetto che mi ha fatto entrarci e vederla dal vivo… non sarà semplice tradurlo in parole!

Ma cominciamo dal principio. Cartina alla mano e con la ferma intenzione di visitare questa tanto famosa Mezquita, ci ritroviamo a percorrere una stradina graziosissima, stretta e dai muri bianchi e gialli, dove molti dei portoni, bar, negozietti erano addobbati all’esterno con vasi di fiori colorati, per lo più  appesi alle pareti. Un effetto molto molto grazioso in verità!

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Cordoba – Direzione Mezquita

Arrivati a destinazione (possiamo averci messo al massimo 10 minuti dalla piazza dove c’è l’ufficio del turismo) e oltrepassata l’entrata, ci ritroviamo in un patio con delle fontane, dove un bel po’ di turisti era in fila per il biglietto. Non era una fila lunghissima solo che, arrivati al botteghino per fare il biglietto ci dicono che si può pagare solo in contanti… e ovviamente non ne avevamo abbastanza! Eravamo andati tranquilli con la carta bancomat.

La cosa positiva è che il tizio dietro il vetro ci dice che, se andiamo a prelevare al bancomat appena fuori dal patio, possiamo poi saltare la fila senza doverla ripetere: insomma, possiamo presentarci lateralmente al botteghino per pagare e prendere i biglietti direttamente. Così abbiamo fatto ovviamente, anche se temo che le persone in fila che ci han visto prendere il biglietto lateralmente, senza sapere che avevamo già fatto una volta la nostra fila, ci avranno presi per dei raccomandati o scostumati che, senza il minimo rispetto, saltavano la fila… ma pazienza! La nostra coscienza era super pulita! Abbiamo fatto la fila come tutti 😀 Eppure quanto mi è parso strano che in un posto turistico come quello non avessero un bancomat! In ogni caso, tutto risolto!

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Esterno Mezquita di Codoba

Con i biglietti stretti nella mano, ci avviamo finalmente verso l’entrata della Mezquita con una piccola mappa che ci han dato per poter seguire i punti indicati dall’audioguida. Oltrepassato l’uscio però, siamo rimasti a bocca aperta al punto che, per un po’, la mappa l’abbiamo totalmente ignorata, a beneficio della semplice contemplazione di quello che avevamo davanti agli occhi: una serie di archi di pietra rossiccia che si ripetevano più e più volte dando l’idea di non terminare mai. Da quel che ho letto, l’idea era proprio quella di rappresentare in qualche modo l’ infinito… beh, ci sono riusciti alla grandissima! Un colpo d’occhio semplicemente SPETTACOLARE… peccato solo che le foto non rendano abbastanza!

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Mesquita di Codoba

Ma non avevo ancora visto nulla. Man mano che mi ci son addentrata ho scoperto le meraviglie che quel posto nasconde, rappresentate soprattutto dall’intensità del contrasto tra la cultura Araba e quella Cristiana, un contrasto che trova il suo culmine al centro della Moschea, dove – nel bel mezzo di questa serie di archi e colonne – ci si ritrova davanti ad una Cattedrale!!! Esatto… proprio una Cattedrale nella Moschea! 😀

In pratica, rispetto a molte altre moschee che, dopo la riconquista dei Cristiani (terminata con la presa di Granada del 1492), sono state distrutte per costruirci sopra una Cattedrale o una chiesa, la Moschea di Cordoba non è stata distrutta… almeno non del tutto. Si è abbattuta la parte centrale per costruirci al centro una Cattedrale, ma si è mantenuto tutto il resto… ed ecco che l’impressionante contrasto tra mondo arabo e cristiano tocca il suo culmine. Un contrasto che mi ha lasciata senza parole…

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Cattedrale nella Mesquita di Codoba

A pensarci, mi era capitato anni fa di vedere nella Basilica di Assisi una chiesetta nella Chiesa (parlo della Porziuncola costruita da San Francesco, attorno alla quale è stata poi costruita la Basilica)… ma una Cattedrale nel bel mezzo di una Moschea, beh, questa mi mancava davvero! Credo che sia una di quelle cose che vanno viste almeno una volta nella vita. A me ha davvero impressionato!!

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Cattedrale dentro la Moschea di Cordoba

Dopo la Mesquita ed un pranzo delizioso a base di tapas, ho scoperto che questa città all’apparenza piccola e provinciale rispetto ad altre città andaluse come Siviglia o Granada, nascondeva altri tesori, come i meravigliosi Giardini dell’Alcazar che ho visitato dopo, il Ponte romano, le rovine di Al – Azahara. Ma, in fin dei conti, Cordoba è stata per molto la sede del califfato, immagino sia normale che l’influenza araba si senta così tanto.

Ma questa è un’altra storia! Per ora mi fermo qui. Per rendere giustizia ad ogni luogo, è giusto dedicare a ciascuno il suo tempo. 🙂

 

 

 

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La Cattedrale di Siviglia e la Giralda

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Ho già accennato al fatto che di Siviglia mi abbia abbastanza impressionato Plaza de España ma non si esauriscono lì le meraviglie che propone questa calda città Andalusa.

Una volta lasciata la piazza e passeggiato per il giardino ad essa antistante, mappa alla mano, mi sono lanciata alla scoperta delle altre cose che rendono questa città una piccola grande Perla in Europa, almeno a mio parere.

Dopo aver camminato non più di un quarto d’ora / venti minuti circa ed aver ammirato un po’ del Parco Maria Luisa (quello di fronte alla piazza), inebriati dal profumo d’arancia e sorpresi dalla longevità di alcuni alberi decisamente secolari – a giudicare dalla grandezza delle stesse radici – arriviamo in quello che sembra il centro città, e che effettivamente lo è. Eccomi di fronte all’immensa Cattedrale di Siviglia! Sembra sia la terza per grandezza dopo San Pietro a Roma e San Paul a Londra e, in effetti, a guardarla già dall’esterno, l’impressione che da è che sia decisamente grande. Anche per fotografarla ho dovuto fare un bel po’ di passi indietro!

L’idea era di visitarla subito, anche perché son capitata lì in un giorno in cui il pomeriggio la visita era gratuita… nei fatti però le cose sono andate diversamente! Dopo aver constatato che la fila per entrare era lunghissima, mi sono avvicinata ed ho capito che per visitarla nel pomeriggio gratuitamente bisognava prenotarla online. Mi armo di pazienza, cerco un posticino all’ombra sugli scaloni di fronte all’entrata e con il cellulare provo a capirci qualcosa. Purtroppo non c’erano più posti per prenotarla online… visite a numero chiuso! Pazienza… toccherà pagare l’entrata, ma si opta per tornarci il giorno dopo considerando la fila che c’è ed il fatto che ormai mancava poco alla chiusura, dopo la quale,  come ormai mi era chiaro, potevano entrare solo gruppi con prenotazione.
Decidiamo quindi di mangiare e di dedicare il pomeriggio a visitare la torre dell’Oro (gratuita quel giorno) e l’Alcazar (ma a questo vorrei dedicare con calma un capitolo a sé perché lo merita… decisamente un’altra meraviglia!).

Ovviamente il giorno successivo torno per visitare la Cattedrale e mi tocca una bella fila lunga per poterci entrare! Nonostante però la coda ed il sole che a fine Aprile regalava i suoi 30 e più gradi, non mi è pesato attendere perché a pochi passi, perfettamente visibili, si erano raggruppati un gruppo di ballerini di Flamenco, che è stato un piacere per gli occhi guardare e che hanno reso l’attesa più che piacevole! In realtà, a dirla tutta, erano due ballerine ed un chitarrista che teneva loro il tempo, insieme a tutta la gente che circondandoli li aiutava a mantenere il ritmo vivo e che quindi, a suo modo, partecipava allo spettacolo improvvisato… ovviamente anch’io mi sono lasciata coinvolgere a battere le mani, quando non ero impegnata a far foto e video per immortalare il momento! 🙂

Terminata la fila, finalmente entro nella Cattedrale, dopo aver fatto alcune foto all’entrata che mi ha particolarmente impressionato (soprattutto nella forma del rosone ed alcuni particolari della facciata). Anche l’interno mi è piaciuto decisamente ma, se devo essere sincera, mi è piaciuta molto di più la Cattedrale di Granada, nonostante fosse un po’ più piccolina. Non per disprezzare questa che è indubbiamente un capolavoro, ma quella di Granada, a livello di sensazioni, mi ha dato qualcosa in più… non saprei dire al momento perché.

Nel biglietto era compresa anche la visita alla Giralda, che svetta sulla piazza come un gigante buono… e ovviamente sono salita ad ammirare il paesaggio dall’alto della sua cima. Il lato positivo è che non sono scale quelle che portano su, ma delle ampie rampe… 34 se ben ricordo! Sono state a suo tempo pensate così perhè vi si potesse salire a cavallo… ottima idea, così mi sono evitata una scalinata non da poco!!! 😀

In cima ci sono delle grandi campane. Anticamente era un Minareto, dal quale si chiamavano i fedeli a raccolta. In tempi cristiani ovviamente è stato trasformato in un campanile… il senso è rimasto in fondo lo stesso! Bella davvero. Dall’alto si gode di un bel paesaggio, quindi è valsa la pena salire!

Per ora mi fermo qui perché devo scappare a lavoro, ma le meraviglie di Siviglia e dell’Andalucia non si esauriscono qui… anzi!

Non mi resta che augurare buona vita e buona giornata a chi passasse di qui! 🙂

 

#Andalusia – Plaza de España di Siviglia: un dipinto animato.

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Plaza de España di Siviglia

Non è passato molto da quando sono tornata dal mio bel tour on the road in Andalusia. Immagino che sia normale che ci ripensi spesso e che trascorra un bel po’ di tempo a riguardarmi le innumerevoli foto scattate durante il soggiorno in terra andalusa.

Era un viaggio che sognavo da tempo ma si è rivelato superiore alle mie aspettative, sia per l’incredibile bellezza dei molti luoghi visitati, che per le sensazioni che mi ha trasmesso. Ha stimolato intensamente tutti i miei sensi.

Sarebbe impossibile mettere per iscritto in toto quello che questo viaggio ha rappresentato per me e, soprattutto, descrivere – rendendogli giustizia – tutto quello che ho visto, quindi penso che lo farò “a puntate”: di tanto in tanto mi soffermerò su un particolare che mi ha colpito e ci scriverò sù due righe, così da rendergli il giusto tributo e, allo stesso tempo, concedermi un piccolo viaggio nei ricordi, riassaporando i profumi e sapori di cui l’Andalusia è madre e padrona.

Oggi tocca alla Piazza di Siviglia, la stupenda Plaza de España.  Mi sono soffermata un po’ a riguardare le foto e mi è sembrato di ritornare lì per alcuni istanti, di sentire nuovamente il rumore dell’acqua tra i suoi canali, di rivedere le barchette e le carrozze, perfettamente inserite nello scenario della piazza e nell’atmosfera che vi si respirava. Posso quasi risentire il profumo intenso d’arancia che regnava sovrano un po’ ovunque nel parco antistante la Piazza. A pensarci, un po’ tutta l’Andalusia è ricoperta di aranceti. Le Cattedrali o gli Alcazares non mancano quasi mai del proprio “Patio de los Naranjos”, che potrebbe considerarsi quasi una caratteristica peculiare dei loro splendidi giardini.

Mi ritorna alla mente la sensazione che ho provato quando mi sono ritrovata di fronte quella piazza… ancora una volta devo essere sembrata una bambina al parco giochi!

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Carrozza a Plaza de España di Siviglia

Dopo aver attraversato la Puerta de Aragón (già di per sé uno spettacolo), mi sono ritrovata nel bel mezzo di un colonnato e, sporgendo appena lo sguardo davanti a me… Meraviglia! Occhi sgranati e bocca da solito pesce lesso! L’avevo vista qualche volta in foto ma l’impressione che mi ha fatto quando me la sono trovata davanti non si può spiegare…

A pensarci, se dovessi provare a descrivere l’impressione che mi ha fatto Plaza de España, potrei dire che mi sono sentita come se fossi improvvisamente stata catapultata in una sorta di dipinto animato… stile quelli di Mary Poppins per capirci!!!

Tutto era in movimento, l’acqua, le barche, le carrozze, la gente che la popolava, eppure sembrava far parte di un quadro, perfetto in ogni suo dettaglio… letteralmente uno spettacolo per gli occhi!

Ne ho viste molte di cose belle durante questo ultimo tour ma Plaza de España de Sevilla credo rientri decisamente nella mia Top Ten! 🙂

Letteralmente incantevole, sotto ogni punto di vista!!

 

 

 

Tour Andalusia – Cadiz e il suo stupendo tramonto

 

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Tramonto a Cadiz

La fotografia che ho scelto di utilizzare come anteprima del Blog, l’ho scattata personalmente nella città di Cadiz, in Andalusia. La fotografia è una delle mie più grandi passioni, seppure non l’abbia mai approfondita come avrei voluto (mi piace pensare che ci sia ancora tempo per farlo). Non ho usato filtri di alcun tipo: quel tramonto era esattamente così come appare e come mi si è presentato davanti quando sono arrivata a lì, nel bel mezzo di un viaggio durato circa 10 giorni e nel quale ho goduto delle meraviglie del sud della Spagna, la magica ed incantevole Andalusia.

Stavamo percorrendo tutto il perimetro di quella che in realtà è una piccola penisola, quasi completamente circondata da mare, quando sono scesa di corsa giù dalla macchina ed ho cominciato a scattare foto, con l’entusiasmo che potrebbe avere un bambino se lo portassero nel Paese delle Meraviglie di Alice.

Devo ammettere che i tramonti mi han sempre fatto un po’ tutti quest’effetto e questo non ha fatto eccezione, anzi. Il primo istante resto sempre a bocca aperta come un pesce lesso,  con gli occhi luccicanti di meraviglia. Subito dopo, mi assale la frenesia di fare mille foto, da ogni angolatura, dall’alto, dal basso… come se potessi in qualche modo fissare ogni “volto” di quel tramonto per poi riviverlo…

Credo che sia anche per questo che amo la fotografia… ti permette di fissare un istante, che altrimenti passerebbe in un batter di ciglia, lasciando di sé solo la scia di un ricordo. Rende un istante immortale e permette di riviverlo mille volte.

Ma torniamo a quel pomeriggio a Cadiz… son rimasta lì a scattare foto fino a che il sole non è scomparso all’orizzonte, lasciando solo qualche pennellata di colore scarlatto tra le nuvole. Il venticello si faceva sentire, cosa che mi ha costretta a tornare in macchina battendo quasi i denti, ma con un sorriso da bimba felice sul viso: avevo le mie foto!

Sarà che venivo dall’entroterra ed erano alcuni giorni che non vedevo una città di mare, ma il paesaggio di Cadiz è stata una gradevole sorpresa, soprattutto all’ora del tramonto.

Il mattino dopo mi son concessa qualche ora per girare il paesino.

Hanno avuto la geniale idea di tracciare vari percorsi con delle frecce a terra di vari colori, che ti guidano nel tour della cittadina, in modo che tu possa seguire un itinerario o un altro (in base al tempo e ai tuoi interessi) senza perderti.

Non posso certo dire che mi sia dispiaciuto, con la sua atmosfera da paesino marinaro, il mercato del pesce, la piazza dei fiori, la Cattedrale e la piazzetta del comune piena di colori, ma, quando ci ripenso, quello che mi torna in mente con più intensità è il suo paesaggio al tramonto e le deliziose tapas mangiate in un posticino consigliatoci da un calabrese: un ragazzo che viveva lì da un po’ e che si guadagnava da vivere costruendo sculture di sabbia… un tipo molto simpatico. Le persone come lui, che vivono della loro Arte, mi piacciono un sacco: vivono di sogni e ne regalano, né più né meno, in cambio di qualche moneta che non cambia loro la vita ma che la rende più piacevole a chi li incrocia sulla propria strada. 🙂

Free Hugs – Abbracci gratis

Il mese scorso passeggiavo per il parco in compagnia di amici. Nell’uscire dal cancello in direzione della metro vedo un gruppetto di persone tutte allineate – potevano essere 5 o al massimo 6 – con le braccia aperte, accanto a dei cartelli con scritto “free hugs” (abbracci gratis). Sono rimasta sorpresa…li avevo sempre visti solo in tv, o avevo letto di loro in qualche articolo su internet. Mai avevo visto dal vivo persone che davvero regalassero abbracci per strada, al punto che mi ero quasi convinta che fosse una trovata pubblicitaria o una sorta di “leggenda metropolitana”.

Mi sono chiesta spesso cosa si potesse provare ad abbracciare uno sconosciuto, per il semplice piacere di regalare del calore e riceverne altrettanto, quindi non ci ho pensato nemmeno mezza volta ad avvicinarmi al gruppetto. Uno di loro mi guarda…io, appena un po’ imbarazzata, gli sorrido e sussurro un “posso?” a fior di labbra. Mi ricambia un sorriso e apre le braccia contento: è stato un abbraccio forte, durato qualche istante. Anzi, se dovessi definirlo meglio, più che con la parola forte, lo descriverei come “intenso”.

Ancora ci penso. Non ricordo nemmeno il viso di quel ragazzo, ma il calore di quell’abbraccio lo sento ancora. È stato più bello ancora di come mi aspettassi…stupendo, davvero stupendo.

Mi è rimasta una piccola riflessione che mi scalda…Credo che finché ci sarà qualcuno pronto a regalare un gesto spontaneo senza chiedere in cambio altro che calore, il male non vincerà, non del tutto almeno…e questo mi fa sorridere sul serio! 🙂

Il mio libro “speciale”: Pollyanna e il suo gioco della felicità.

L’altro giorno leggevo un post in un gruppo di lettori e mi è tornato alla mente un ricordo speciale.

Non è un mistero che io ami leggere: chi mi conosce sa che i libri son stati dei cari amici per me da sempre. Non ricordo nemmeno quale sia stato il mio primo libro, leggo da quando ho imparato a mettere insieme le parole praticamente! So però qual è stato quello che posso definire il mio “libro speciale“, e perché…quello che da ragazzina diventò per me un punto di riferimento, che, a suo modo, ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi e che mi ha aiutata indirettamente ad affrontare i momenti difficili da sempre.

A qualcuno forse verrà da ridere, qualche altro (forse gli amici di una vita se si troveranno per caso a leggere questo mio flusso di pensieri condivisi) potrebbe essere solleticato da qualche ricordo. A me, a ripensarci, sorridono occhi e cuore: si tratta della storia di Pollyanna. Se avete pazienza di leggere vi spiego perché.

Da ragazzina giocavo così tanto al suo “gioco della felicità“, mi impegnavo così tanto nella “sfida” di cercare il positivo in ogni cosa, che senza rendermene conto il suo “gioco” diventò una filosofia di vita per me, tanto che il soprannome di Pollyanna me lo portai dietro per anni. Quel modo di fare mi si radicò talmente sotto pelle che, ancora oggi che mi avvicino pericolosamente agli ANTA, lo metto in pratica…

Il gioco di Pollyanna mi ha aiutata ad affrontare tutte quelle situazioni in cui sarebbe stato molto più facile vedere tutto nero. Non ci penso tutte le volte, mi viene ormai naturale. Cercare in ogni cosa, soprattutto dove è più difficile, qualcosa per cui valga la pena sorridere, qualcosa di positivo… è diventato una parte di me.

Per questo quel libro è diventato un ricordo speciale e per questo oggi, quando qualcuno mi chiede come faccio anche nei momenti più difficili a provare a guardare positivo, ritorno spesso con la mente ad un semplice libro letto da ragazzina, ad un “gioco“…e sorrido. 🙂

 

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Parigi è sempre una buona idea -Nicolas Barreau

 

Approfitto del fatto che ne ho terminato oggi la lettura, per scrivere due righe su questo libro.

Non è un grande classico,  né uno di quei libri che devi leggere necessariamente nella vita. Appartiene a quella categoria di libri che si leggono tra un librone e un altro, per rilassarsi, o quando si ha voglia di qualcosa che metta di buon umore, di un po’ di sano ottimismo, di qualcosa che ci lasci una scia di positività colorandoci la giornata.

Semplice, scorrevolissimo, ma soprattutto delizioso. Delizioso nelle descrizioni come un dipinto color pastello. L’ho divorato in un giorno e mezzo. Un libro che per qualche ora mi ha fatto sentire l’atmosfera parigina, quella più romantica e delicata e mi ha fatto venire una gran voglia di tornarci a Parigi. È un romanticismo delicato, quello che parla di sogni che -se ci credi davvero – magari chissà, si avverano. In fondo un po’ tutti abbiamo bisogno di una carica di sano ottimismo ogni tanto…

È una favola moderna, raccontata in modo originale…ed io ammetto che ne avevo un gran bisogno. 🙂 

 

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