Tradizioni

Natale a Barcellona: Il Tió de Nadal, il Caganer e la Cavalcata de los Reyes Magos

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Natale a Barcellona

Vi siete mai chiesti com’è il Natale a Barcellona? Ci siete mai stati? Conoscete le tradizioni che qui sono legate al periodo natalizio?

Ho scattato questa foto l’anno scorso, dal centro commerciale Mare Magnum, quello che si trova al termine della Rambla del Mar. È uno scatto che mi piace molto perché mette insieme tre cose che adoro: il Natale, i tramonti e il mare. Un mix perfetto. Sarei rimasta un bel pezzo a osservare il mare da quella prospettiva, ma – col passare dei minuti – avrei perso una delle tre perché il sole sarebbe calato e addio mix perfetto… quindi, ho preferito scattare una foto prima che fosse troppo tardi.

La perfezione a volte è questione di attimi, istanti. Quindi, CARPE DIEM e, come ho già detto altre volte, menomale che esiste la fotografia! Cos’altro potrebbe immortalare un attimo come questo e renderlo eterno?

Ma se continuo di questo passo divago e mi perdo. Torniamo al Natale a Barcellona. Il Natale qui è ricco di eventi, di mercatini e di cose da fare, ma quali sono le tradizioni legate al periodo di Natale? Voglio raccontarvene qualcuna.

Il Tió de Nadal

Se siete stati qui in Catalunya nel periodo di Natale sicuramente vi siete trovati davanti (soprattutto nei mercatini, ma non solo) un tronco dal volto simpatico, coperto da una copertina rossa, con accanto un bastone. Di solito se ne vedono di tutte le dimensioni, ma anche di diversi materiali. Diciamo che l’originale è un vero è proprio tronco a cui è stato disegnato il volto. È un’immagine che a me ha trasmesso simpatia dal primo momento ma, prima di raccontarvi la tradizione a cui è legato, ve lo mostro. Purtroppo al momento non ho delle foto migliori, ma spero riescano a darvi l’idea di com’è!

Questi sono dei Tió de Nadal fatti con dei tronchi veri. Come vi dicevo, ne ho visto anche altre versioni “alternative”. Quest’anno, per esempio, io me ne sono comprata uno di peluche! Non sono riuscita a resistere alla tentazione… sono tre anni che lo vedo e, alla terza, ci sono cascata!

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Torniamo alla tradizione. Da quello che mi hanno raccontato, Tió de Nadal in catalano significa ceppo di Natale, o qualcosa del genere.

Ma perché la coperta? Perché il bastone?

Tradizione vuole che i bambini coprano il tió per tutto il periodo natalizio perché non prenda freddo e che il giorno di Natale gli cantino una canzoncina, mentre con il bastone gli percuotono la schiena per costringerlo a tirar fuori i regali (non sono ancora riuscita a comprendere la ragione di questa “violenza” se devo dirvela tutta, ma la tradizione è proprio così). Finita la canzoncina, smettono di picchiarlo col bastone, alzano la coperta e trovano sotto di essa dei regali. Insomma, il tió non è altro che una sorta di zio che porta i regali a Natale, una versione rivisitata del classico Babbo Natale.

La differenza sostanziale, a mio parere, è che di solito Babbo Natale si risparmia le bastonate!

Se siete curiosi, la canzoncina è questa qui:

« Caga tió
ametlles i torró
no caguis arangades
que són massa salades
caga torrons
que són més bons
Caga tió
ametlles i torró
si no vols cagar
et donaré un cop de bastó
Caga tió! »

Insomma, fondamentalmente lo si costringe a “tirar fuori” i regali a colpi di bastone. Quando me l’hanno raccontata mi ha sorpresa parecchio. Personalmente, trovo un’immagine poco educativa insegnare a un bambino che per ottenere ciò che vuole deve prendere il tronco a bastonate, però è una tradizione e qui è molto radicata, quindi la mia modestissima opinione di straniera espatriata lascia il tempo che trova.

Quando ho provato a spiegare la mia opinione mi hanno guardata in modo bizzarro, come se davvero non vedessero dov’è il problema. Credo che per loro sia così naturale perché è sempre stato così che non si siano nemmeno mai chiesti il perché o se fosse educativo o meno. Le tradizioni in fondo son tradizioni e si prendono per ciò che sono.

Quello che posso dare per certo è che il mio tió di peluche non lo prenderò mai a bastonate!

Il Caganer

Un’altra figura che è inevitabile vedere nei mercatini e in ogni dove qui a Barcellona nel periodo natalizio è il Caganer. La parola non inganna, è esattamente ciò che sembra. Il Caganer è una statuina legata al folklore catalano che di solito si mette nel presepe. Quello che rende particolare questa statuina è che è rappresentata sempre  accovacciata, nella classica posizione di chi è intento a fare le sue “necessità“.

Questa è un’altra cosa che mi ha lasciata un po’ sorpresa la prima volta. La prima domanda che mi è saltata in testa dopo averci riso sù è stata: perché?

Intanto ve la mostro. Questo è l’originale, dal quale poi sono nate infinite varianti. È costituito da un ometto con il classico cappellino catalano e la camicia bianca con la cintura rossa (stesso cappellino usato anche dal tió de Nadal).

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Da questa versione “classica” sono nate infinite varianti più moderne del Caganer.

Oggi è infatti possibile trovare, nella stessa medesima posizione e nello stesso stile, la statuina di personaggi famosi, di cartoni animati, di calciatori… Insomma, tutto ciò che la vostra fantasia può immaginare, probabilmente esiste già in versione caganer!

Io sono davvero rimasta impressionata. Dal papa al presidente americano, da Spongebob al gondoliere di  Venezia… non si salva nessuno!!! Guardate un po’.

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Ormai quando giro per le bancarelle a Natale qui, non riesco a non fermarmi per vedere cosa si sono inventati come Caganer. Ho trovato perfino una versione degli scacchi a tema. Ci ho riso per dieci minuti buoni quando l’ho vista!!!

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Da curiosa inguaribile ovviamente mi sono documentata un po’, per capire il perché del caganer. Tirando le somme, ciò che ho capito è che fondamentalmente è un simbolo di buona fortuna. Non è una novità che non c’è fertilizzante migliore di questo per concimare la terra e che dalle nostre parti si dica che porti fortuna calpestare degli escrementi. Insomma, non è che una versione differente e simpatica dello stesso concetto. Quindi, se dovessero regalarvi un caganer, non vi starebbero prendendo in giro ma augurando che la fortuna vi assista.

Ho trovato persino il Tió de Nadal in versione Caganertradizione nella tradizione insomma! Devo ammettere che, superata la sorpresa iniziale, il caganer è una figura che mi ha sempre fatto sorridere un sacco e che trovo indubbiamente originale.

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Caganer – Barcelona

Cavalcata de los Reyes Magos

Altra tradizione legata al periodo di Natale, o meglio all’epifania qui a Barcellona,  è quella della Cavalcata de Los Reyes Magos. Io sono riuscita a vederla per la prima volta solo quest’anno perché, per una cosa o un’altra, ero sempre da qualche altra parte alla befana. Sono contenta di esserci riuscita alla fine perché ne sono rimasta impressionata. Credo che, almeno una volta nella vita, vada vista se si vuole davvero comprendere lo spirito delle tradizioni di questo paese.

Ma cos’è esattamente? Inizio col mostrarvi qualche foto scattata al volo, anche se – a causa della poca luce e della tantissima folla – la qualità non è il massimo.

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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona
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Cavalcata de Los Reyes Magos – Barcellona

La cavalcata si tiene il 5 gennaio ogni anno e rappresenta fondamentalmente l’arrivo dei Re Magi in città, pronti a portare doni e caramelle a tutti i bambini (insomma l’epifania vissuta con la reale immagine dei Magi che vengono a portar doni). La versione cattolica della nostra befana insomma, seppure la sfilata non abbia assolutamente nulla di religioso. È una vera e propria festa.

Ma perché è così speciale?

Innanzitutto è speciale l’atmosfera che quel giorno si respira ovunque in città. Tutti sono allegri e festeggiano il giorno dei Reyes forse anche più del Natale (almeno questa è la percezione che ne ho avuto io da quando vivo qui). Perfino a lavoro il più delle volte ho visto concedere a tutti la giornata intensiva, per permettere a chiunque lo volesse di assistere alla Cavalcata. È un giorno in cui si respira allegria in ogni dove.

Mi è piaciuta moltissimo l’immagine che trasmette ai bambini l’arrivo dei re magi. Anche noi festeggiamo la befana ma, da piccoli, mai abbiamo visto realmente questa persona arrivare in città, pronta a portar dei doni. Si sa che quella notte arriva la befana ma non la si vede davvero. Qui invece si vedono davvero i re magi che arrivano, quindi è tutto più reale. Si va lì ad accoglierli, li si si vede arrivare con tanto di corte al seguito e paggi che lanciano caramelle. Insomma, da bambino non puoi dire “non ci credo” se li hai visti davvero arrivare! Crea più magia secondo me…

Concretamente la cavalcata dei Re Magi consiste in una lunghissima sfilata di carri (se siete mai stati al Carnevale di Viareggio immaginatevi una cosa un po’ in quello stile). I carri percorrono tutta la città partendo dal porto di Barcellona dove arrivano, per poi entrare in città e sfilare per ore spostandosi da una parte all’altra della città (comincia verso le 16 e dura fino alle 21,30/22.00 circa). È costituita sia dai carri dei singoli re magi che da quelli della corte che ognuno di loro si porta dietro (immaginatevi tantissima gente travestita che danza, canta e fa festa).

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Cavalcata Reyes Magos 2018 – Barcellona

Come dicevo, per alcuni aspetti mi ha ricordato il Carnevale di Viareggio o quello di Cento, anche se qui il tema era totalmente diverso. Il primo carro, che precedeva tutti gli altri,  trasportava un’enorme stella cometa illuminata, e tutto si svolgeva in un clima di festa impressionante.

A far da coda a tutti questi carri, a fine sfilata, c’erano degli autobus turistici (avete presente quelli rossi che portano a fare il giro per le città? Proprio quelli.) ai lati dei quali erano stati applicati dei veri è propri cannoni che “sparavano” centinaia di caramelle sulla folla. Il sogno di ogni bambino insomma.

Ammetto che, vedendo la cavalcata personalmente, ho capito perché quella de Los Reyes è una giornata così allegra qui e perché sia tanto sentita. Immagino che chiunque sia stato bambino qui e abbia atteso l’arrivo dei re magi quando era piccolo non può che continuare a viverlo come un giorno decisamente speciale anche da adulto.

Insomma, le feste di Natale qui terminano in grande stile e, da quello che mi han raccontato, ogni paese, anche il più piccolo, ha la sua cavalcata il 5 gennaio.

Se avessi assistito a questo spettacolo prima di scrivere il post su cosa vedere a Barcellona con i bambinilo avrei inserito a pieno titolo tra le cose da fare assolutamente. Ovviamente se ci si trovasse qui il 5 gennaio!

In ogni caso Barcellona è ricca di storie e tradizioni interessantissime e originali, quindi, – nel caso vi trovaste qui in altri periodi dell’anno o foste semplicemente curiosi e amanti delle tradizioni come me –  potete trovare in altri post informazioni sulla festa di Sant Jordi e sulla festa di San Juan.

Vi mostro un’ultima foto che ho scattato a Barcellona a Natale dello scorso anno nella plaza del Ayuntamiento. Da amante di libri, oltre che di viaggi, ho adorato quest’immagine. Quest’anno non c’era perché ogni anno, in questa piazza, allestiscono delle decorazioni differenti. Quelle di quest’anno erano carine, ma non belle quanto quelle dell’anno scorso, che ho trovato decisamente poetiche…

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Plaza del Ayuntamiento – Natale 2016 – Barcelona

 

#Portogallo: Visita Lisbona, leggi Pessoa, ascolta il Fado e scopri un mondo…

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Torre di Belém – Lisbona

“La vita è quello che decidiamo di farne.
I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò che vediamo,
ma ciò che siamo”.
(F. Pessoa)

Quest’anno sto organizzando di trascorrere il mio compleanno in una capitale europea. Inevitabile quindi che i miei pensieri ritornino a un’altra capitale, a un altro compleanno. Era agosto del 2012 e scelsi di trascorrere il mio “giorno speciale” a Lisbona, la stupenda capitale del Portogallo (una delle tappe del famoso on the road fatto da nord a sud in bus).

Da tempo mi chiedo perché racconto di tanti viaggi ma non mi sono ancora soffermata a parlare di Lei, una città che mi è rimasta particolarmente nel cuore e che considero davvero speciale. Ho provato a darmi varie spiegazioni e – alla fine – sono giunta alla conclusione che sia proprio perché per me è speciale. Faccio fatica a raccontarla perché Lisbona non l’ho solo visitata, l’ho vissuta, sentita sulla pelle… come tutto il Portogallo del resto.

Ho sognato per anni un viaggio in Portogallo, da quando (a 19 anni) scelsi di studiare portoghese all’università, ma sono riuscita a farlo solo più di 10 anni dopo, per una ragione o un’altra. Quello per il Portogallo è stato un amore nato gradualmente, ma che piano piano si è insinuato sotto pelle, fino a radicarsi nel profondo.

La Spagna l’ho sempre amata, invece il Portogallo è stato un amore da adulta, che è maturato mano mano che la storia e la cultura di questo straordinario popolo di navigatori prendeva posto nel mio cuore.

Os Lusíadas di Camões, (il poema epico che narra le grandi gesta dei navigatori portoghesi), le poesie del mio amato Pessoa, la famosa saudade o la struggente musica del Fado tutte cose che non potevano non far breccia in un animo romantico e tormentato come il mio.

Un popolo tanto legato al mare, che è riuscito a inventare una parola “intraducibile” come Saudade, la famosa “presenza dell’assenza“, la profonda nostalgia di qualcosa che è assente ma presente nel ricordo. Come si fa a non amare una tale immagine poetica??  (Tra l’altro, da traduttrice, con una parola del genere ci vado a nozze!).

Un popolo coraggioso, che stretto dalla potenza della Spagna da un lato, ha saputo guardare oltre, verso l’oceano, sfruttando le proprie potenzialità per brillare di luce propria. Paese di esploratori, di viaggiatori, di coraggiosi avventurieri che si son presi le loro soddisfazioni con tenacia e determinazione. No, non avrei potuto non amarlo.

Ho visto a Lisbona tutto ciò che qualunque guida comune avrebbe segnalato, ma ho lasciato anche libero sfogo alle sensazioni, per provare a sentire sulla pelle un luogo tanto ricco di storia e fascino.

Ora però vi mostro un po’ di foto perché, se continuo di questo passo, mi lascio prender troppo la mano e non mi fermo più!!!

Nella stupenda capitale lusitana (dopo una lunghissima fila sotto il sole!) ho fatto il classico giro sul mitico tram 28, che si insinua in stradine strettissime in discesa e in salita e che sembra si diverta a sfidare la sorte perché, a una prima occhiata, mai si direbbe che in quei vicoli così stretti possa passarci qualcosa di un po’ più grosso di una macchina!

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Tram 28 – Lisbona

Straordinario il paesaggio di Lisbona che si gode dall’alto, salendo verso l’Alfama e sul Castello di São Jorge.

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Panorama Lisbona dall’alto

Ma anche quello che si può godere dal Mirador de Santa Justa che mi ha mostrato un altro volto di Lisbona dall’alto.

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Elevador de Santa Justa – Lisbona

L’ho guardata da tante prospettive, di giorno e di notte, e più la osservavo, più me ne innamoravo…

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Rossio by night dall’alto – Lisbona

Ho visitato lo straordinario Monastero dos Jerónimos e assaggiato i famosissimi Pasteis de Belém (una delizia di cui ho fatto scorpacciate durante tutta la mia permanenza nella capitale lusitana!).

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Monastero dos Jerónimos – Lisbona

Inutile dire che il monastero è stupendo fuori e dentro…

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Monastero dos Jerónimos – Lisboa
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Esterno Monastero dos Jerónimos – Lisboa

Sono salita sulla Torre di Belém (ricordo che allora era gratuita di domenica).

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Torre di Belém – Lisbona

Una volta salita, da fanatica di foto, ho cominciato a scattarne da ogni prospettiva possibile! Trovo che la Torre di Belém abbia un qualcosa della Torre dell’Oro di Siviglia, ma tra le due torri ho preferito quella di Lisbona, mi ha emozionata di più.

 

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A poca distanza dalla Torre de Belém sempre sulle rive del fiume Tago (rio Tejo come lo chiamano lì) si trova il Monumento delle Scoperte. Mi sono sentita davvero minuscola davanti a quest’altro colosso!

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Monumento delle Scoperte – Lisbona

Ho cenato in un ristorantino di pesce, in un’atmosfera estremamente allegra nel centro della città. Ho ascoltato un piccolo violinista di circa 10 anni suonare da vero artista e, attraversato l’Arco che collega la rua Augusta alla Praça do Comércio, mi son seduta sul molo, al lato opposto della piazza, ad ascoltare il rumore del mare di notte.

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Arco tra rua Augusta e Praça do Comércio

Mi sono emozionata ad ascoltare artisti di strada suonare il fado tra le mura del castello di São Jorge…

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Fado al Castello di São Jorge

Ho girato la città in cerca della famosa statua di Pessoa fuori al bar la Brasileira, per il solo gusto di fargli una foto. Lo so, è solo una statua… ma Pessoa è Pessoa, anche quando è solo una statua di pietra!

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Statua di Pessoa – Lisbona

Ho ammirato São Jorge di notte…

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São Jorge by night – Lisbona

Mi son persa tra le strade della città, lasciandomi cullare dalla sua magia.

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Rua Augusta – Lisbona

Mi sono divertita a visitare l’Oceanario, che è enorme e paragonabile solo all’Acquario di Genova a mio parere.

 

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Insomma, se non avete mai visitato Lisbona (e il Portogallo in genere), ve lo consiglio di cuore… troverete un mondo da scoprire. Il mio consiglio è viverla a pieno, ascoltandone la musica, inalandone i profumi, parlando con la gente, lasciandosi affascinare dai suoi straordinari azulejos. Ha un fascino tutto suo che non si può spiegare…

 

“Canto l’arme e i famosi cavalieri
Che sciolsero dal Tago armati legni,
E soldati magnanimi e nocchieri
Solcaro novi mar, fondaro regni,
E sott’astri d’incogniti emisferi,
Ciò che non era ardir d’umani ingegni,
Vinser nembi e procelle, e vider lieti
Correre l’aureo Gange in seno a Teti…”
(Intro Lusiadas – Camoes)

#Spagna – Segovia e i suoi 3 gioielli: l’Acquedotto romano, l’Alcazar e l’elegante Cattedrale

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Acquedotto romano di Segovia

Come è facile notare dalla data sulla foto dell’acquedotto, anche Segovia appartiene a ricordi di viaggi abbastanza lontani nel tempo. Torniamo indietro al 2008 per essere precisi.

Visitai questa città mentre ero in vacanza alcuni giorni a Madrid e mi impressionarono tre cose più di tutte: l’Acquedotto romano, la Cattedrale e il Castello. Mi fu possibile arrivarci facilmente perché Segovia è a circa un’ora dalla capitale spagnola, quindi perfettamente raggiungibile in una gita di un giorno, così come la stupenda città di Toledo (di cui prima o poi vi parlerò).

Oggi vi porto con me, in questo viaggio nei ricordi, a conoscere i 3 gioielli di Segovia.

1 – L’Acquedotto di Segovia raggiunge il suo punto più alto a piazza Azoguejo ed è conservato davvero benissimo. Ha trasportato acqua se ben ricordo fino a poco tempo fa ed è tra quelli di origine romana conservati meglio in tutta la penisola iberica. Viene chiamato anche Ponte del Diavolo perché, secondo una leggenda, fu il diavolo in persona a costruirlo in una sola notte, per guadagnarsi l’anima di una donna con cui aveva fatto un patto. Leggenda dice che non ci riuscì, perché l’ultima pietra fu posata dopo il canto del gallo, quindi l’anima della donna fu salva!

L’Acquedotto di Segovia è il simbolo della città, al punto da essere disegnato anche sullo stemma cittadino.

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Questa sono io davanti all’Acquedotto di Segovia ben 9 anni fa!

2 – La seconda bellezza di Segovia (solo per una questione sequenziale e non per bellezza) è la sua Cattedrale. Ricordo che fu la prima cosa che ho potuto scorgere a distanza al mio arrivo in città! Subito mi impressionò per la sua forma e la sua eleganza. Sembra sia una delle ultime Cattedrali gotiche in Spagna e che, per la sua eleganza, sia anche stata denominata la Signora delle Cattedrali. A me è piaciuta tantissimo, ma vi lascio una foto, così giudicate voi stessi. Son foto un po’ vecchiotte, ma spero rendano ugualmente l’idea!

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La Cattedrale di Segovia

3 – L’Alcazar di Segovia è uno dei castelli più belli che abbia mai visto (se avete letto l’articolo sulla mia top ten dei Castelli da visitare in Europa lo saprete già!). Purtroppo ho potuto vederlo solo da fuori perché quando arrivai era chiuso (ero ancora un po’ una viaggiatrice inesperta allora e non avevo controllato gli orari di apertura!). È da allora che mi ripropongo di tornarci prima o poi, perché una meraviglia così fuori, vale una visita all’interno sicuramente! Qualcuno di voi c’è stato e sa dirmi dentro com’è?

In ogni caso, esternamente è, insieme al Castello di Neuschwanstein in Baviera (di cui vi parlo sempre in quell’articolo lì), il mio prototipo di castello dei sogni! Quello che immagino quando penso alle fiabe che leggevo da bambina. Sembra che effettivamente la Disney lo abbia utilizzato come modello in alcuni film, anche se non so dirvi quali sinceramente. Fatto sta che è uno spettacolo per gli occhi! Purtroppo non ho molte foto perché riuscii a farne pochine, ma vi mostro qualche particolare…

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Sinceramente per me Segovia fu una scoperta! Non pensavo che potesse nascondere così tanti tesori e, se dovessi consigliarla a qualcuno, lo farei a occhi chiusi. Il Castello, la Cattedrale e l’Acquedotto sono tre ottimi motivi per visitarla e, se ve ne dovesse servire uno in più, per gli amanti della carne, consiglio il maialino arrosto tipico della città (chiamato cochinillo), è una delizia!

Vi saluto regalandovi ancora qualche foto di questa graziosissima città!

 

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#Francia – 5 ricordi legati a Lione. Notre-Dame non è solo a Parigi

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Basilica di Notre-Dame de Fourvière – Lione

Lione è una città che ho scoperto quasi per caso nel 2013 (in un week end on the road). Per questioni lavorative non potevamo allontanarci per più di 3 giorni, quindi, cartina alla mano, cominciai a pensare a una destinazione che non richiedesse un budget alto e che – soprattutto – fosse raggiungibile in auto dall’Italia senza troppa difficoltà.

La scelta ricadde su Lione perché è una città non troppo lontana dal confine tra Francia e Italia. Allora non conoscevo questa città che per qualche foto che avevo visto, ma col senno di poi, posso dire che fu una scelta ottima. Partimmo il sabato, facemmo una tappa breve ad Aosta per spezzare il viaggio, e poi ripartimmo per Lione il giorno successivo, trascorrendo così in Francia la domenica di Pasqua e metà del lunedì di Pasquetta, prima di ripartire per l’Italia.

Sono passati un po’ di anni, quindi i ricordi iniziano a sbiadire un po’, ma alcune cose di questa graziosa città francese mi son rimaste impresse. Quindi, questa volta, mi limiterò ad un elenco istintivo, basato su flash di ricordi accompagnati da fotografie.

Cominciamo subito!

1 – La prima cosa che ho scoperto visitando Lione è che la Basilica di Notre-Dame non è solo a Parigi! A Lione c’è la bellissima Basilica di Notre-Dame de Fourvière che vale decisamente una visita.

 

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Tra l’altro me la ricordo molto bella anche dentro (purtroppo le foto degli interni non rendono mai troppo con la mia pessima macchina fotografica, ma posso assicurare che merita). Non posso paragonarla internamente a quella di Parigi perché ho visitato la capitale francese in pieno agosto e un po’ di sfuggita (vi racconterò) quindi Notre Dame parigina l’ho vista solo da fuori. In ogni caso, quella di Lione all’interno mi è piaciuta molto.

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Interno Basilica di Notre-Dame de Fourvière – Lione

2 – Un fiume regala sempre un po’ di magia a una città e siccome Lione si trova proprio presso la confluenza di 2 fiumi, il Rodano e la Saona, non può che essere doppiamente magica. Mi sono divertita a scattare foto, soprattutto di mattina con la nebbia, quando assumeva un fascino tutto suo…

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3 – Al calar della sera il centro storico di Lione si accende di vita poco a poco. Ricordo ristorantini e negozietti molto graziosi tra i quali era un piacere passeggiare. E – inutile dirlo – si mangia davvero bene!

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4 – Un’altra cosa che mi è rimasta impressa di Lione è che ha un parco cittadino molto bello, il Parco della Tête d’Or. Sembra sia il parco urbano più grande della Francia. All’interno c’è perfino uno zoo totalmente gratuito e un laghetto con delle barche (giusto per darvi l’idea delle sue dimensioni). Noi ci siamo divertiti a girarlo prima un po’ a piedi e poi abbiamo affittato un pedalò… è stato davvero divertente! (Abbiamo trascorso al parco la mattina di Pasquetta, prima di ripartire per l’Italia).

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5 – Lascio per ultimo un dettaglio simpatico e curioso: un po’ ovunque nei negozietti del centro di Lione c’era un personaggio chiamato Guignol, un burattino per essere precisi. Siccome lo vedevo un po’ ovunque, non sono riuscita a trattenere la curiosità di sapere di cosa si trattasse (che novità!) quindi mi sono informata. In pratica Guignol è un burattino creato proprio a Lione negli ultimi anni del 18° secolo su imitazione dei burattini italiani. La sua figura però è diventata così popolare in tutta la Francia che con la parola Guignol sembra si intenda ora anche il burattino in generale.

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Guignol in una vetrina di un negozio di Lione – Francia

Barcellona – 23 giugno: la notte di San Juan e la sua simbologia.

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Barceloneta – Spiaggia di Barcellona

Qui in Catalunya (così come nel resto della Spagna) il 23 giugno sono molto sentiti i festeggiamenti per la Noche de San Juan (San Giovanni), chiamata anche Verbena de San Juan. Non posso quindi fare a meno di scrivere qualche riga in merito oggi.

Quella di San Juan è una festa che ha radici molto antiche, legate a dei riti pagani. In teoria i suoi festeggiamenti erano dedicati all’arrivo del solstizio d’estate nell’emisfero nord, nonostante – in realtà – la data del solstizio d’estate sia il 21 giugno.

Durante la notte di San Juan qui a Barcellona ci si riunisce soprattutto sulle spiagge, dove si accendono falò e si festeggia tutta la notte con fuochi d’artificio e coppe di cava, approfittando che il 24, giorno di San Juan, è festivo e si può dormire fino a tardi! Insomma, considerando il modo in cui si festeggia oggi, potrei dire che questa festa è un po’ una versione estiva del capodanno.

In realtà, sono molti gli elementi simbolici nascosti dietro questa notte di movida loca e, siccome io sono curiosa più dei gatti, mi sono sempre lasciata affascinare dai significati delle cose (leggi il post di curiosità e leggende su Barcellona) e la simbologia legata alla notte di San Juan non ha fatto eccezione, anzi! Ci ho perfino scritto sù la tesi di laurea sperimentale ai tempi dell’università, quando ancora vivevo in Italia!

Questo in realtà è stato un bene e un male perché, ovviamente, quando mi sono trasferita qui a Barcellona, dopo aver raccolto così tante informazioni sul significato di questa magica notte, ero curiosissima di vedere come fosse realmente vissuta, quindi mi ero creata forse aspettative troppo alte. Non che non sia una bella festa, ma è diversa da come l’avevo immaginata.

Purtroppo della simbologia tradizionale legata a questa festa non ci ho trovato moltissimo, o almeno non ho sentito forte il legame alla tradizione come invece mi sarei aspettata. Molte persone la vivono solo come una delle notti con la movida più intensa dell’anno, che non è un male affatto in sé, ma spesso non sanno nemmeno perché festeggiano… Insomma un po’ ci son rimasta male! Sicuramente però, per chi non ha altre aspettative e ama la vita notturna, trovarsi a Barcellona per la festa di San Juan è l’ideale!

Invece, per i più curiosi, accenno qualcosa sulla simbologia legata a questa festa, approfittando del fatto di aver letto davvero tanto sull’argomento.

In realtà la noche de San Juan è una notte piena di magia, di mistero, in cui simbolicamente il limite tra il nostro mondo terreno e l’aldilà è molto sottile. Una notte in cui tutto può succedere e in cui si credeva si aprissero porte a mondi sconosciuti. Non a caso l‘acqua (uno degli elementi simbolici legati a questa festa) nella letteratura è spesso stata considerata un elemento di passaggio se legata all’immagine di un’imbarcazione diretta ad altri mondi o da essi proveniente.

La notte di San Juan era inoltre la notte ideale per allontanare spiriti cattivi e attrarre quelli buoni o per creare filtri d’amorefertilità. Insomma, una notte davvero fuori dal comune in cui l’elemento magico faceva da padrone!

Il fuoco è tradizionalmente legato a questa festa perché, siccome a partire da questa data le giornate iniziano ad abbreviarsi, si tentava di dare più forza al sole (da questo i falò). Sembra che questa notte l’acqua acquisti addirittura poteri curativi, così come alcune erbe. Ovviamente sono tutte credenze molto antiche ma per me danno un’alone di fascino in più a questa festa, e come tutte le tradizioni, lo considerei un peccato se se ne perdesse il ricordo del tutto.

Il fatto che siano molto antiche lo dimostrano i canti popolari spagnoli del medioevo (quelli dei giullari), di cui si sono tramandati per iscritto solo alcuni pezzi, chiamati “romances”. Se ne leggete alcuni di quelli chiamati “novelescos“, noterete che di solito, ovunque ci sia un accenno alla noche de San Juan, si parla di un personaggio ambiguo e c’è riferimento all’acqua, al fuoco, a una barca o a una nascita misteriosa Per i più curiosi (come la sottoscritta!), incollo qui un tipico Romance novelesco in cui si fa cenno al giorno di San Juan. È uno dei miei preferiti.

 

El infante Arnaldos


  ¡Quién hubiera tal ventura
sobre las aguas del mar
como hubo el infante Arnaldos
la mañana de San Juan!
Andando a buscar la caza             5
para su halcón cebar,
vio venir una galera
que a tierra quiere llegar;
las velas trae de sedas,
la jarcia de oro torzal,             10
áncoras tiene de plata,
tablas de fino coral.
Marinero que la guía,
diciendo viene un cantar,
que la mar ponía en calma,           15
los vientos hace amainar;
los peces que andan al hondo,
arriba los hace andar;
las aves que van volando,
al mástil vienen posar.              20
Allí habló el infante Arnaldos,
bien oiréis lo que dirá:
«Por tu vida, el marinero,
dígasme ora ese cantar.»
Respondióle el marinero,             25
tal respuesta le fue a dar:
«Yo no digo mi canción
sino a quien conmigo va.»

Tornando invece ai festeggiamenti attuali, a Barcellona è tipico mangiare la Coca con i canditi a San Juan. Io non l’ho assaggiata perché non amo la frutta candita, ma oggi la si trova un po’ ovunque in cittàquindi, se siete in zona in questi giorni, ne potrete assaggiare facilmente un pezzo!

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Coca di San Juan – Barcellona

Se il post su San Juan vi ha incuriositi, vi invito a leggere anche quello sulla festa di San Jordi a Barcellona. 🙂

 

 

#Svizzera: Berna, la capitale silenziosa, regno degli orsi e delle fontane.

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Berna fotografata dalla zona della Fossa degli Orsi

Una delle ragioni che ha reso Berna graziosissima ai miei occhi è stato vederla incorniciata dal fiume Aar. L’immagine era decisamente poetica

L’ho visitata durante uno dei miei On The Road dai ritmi un po’ folli, qualche inverno fa (nel 2014 per l’esattezza). Siamo partiti in auto dall’Italia un venerdì e tornati la domenica sera, dopo aver visitato oltre a Berna, anche Zurigo e Lucerna (ma di queste ultime vi racconterò in un altro momento magari). 🙂

Berna è stata una piacevole sorpresa. Anche perché si è rivelata una capitale un po’ diversa dalle altre che ho visitato. Quando ne visito una, di solito, immagino una città piena di caos (per quanto in alcune di esse sia un caos decisamente organizzato), o almeno una città un po’ frenetica in quanto centro nevralgico del Paese.

Berna, invece, mi ha dato la sensazione opposta, al punto che uno dei primi aggettivi che mi viene in mente per definirla è silenziosa (cosa che non assocerei mai a una capitale!). Il mio definirla silenziosa non è in senso negativo, anzi! È pìacevolmente silenziosa, ha un’atmosfera che mi è sembrata quasi surreale per essere la capitale della Svizzera. Paragonandola a Zurigo, per esempio, Berna mi è sembrata la sorellina tranquilla.

È graziosissimo passeggiare per il centro e vedere tanti filobus che ti passano accanto senza fare il minimo rumore (tanto che se non si sta attenti non li si sente nemmeno arrivare!). A terra, in pieno centro, le strade sono un affascinante intreccio di rotaie basse. I filobus si incrociano in un sincronismo perfetto che mi ha affascinata da morire!

Mi sono fermata più di una volta ad osservarli: sembrano gli ingranaggi perfetti di un orologio svizzero. 😀

 

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Un’altra cosa particolarissima del centro storico di Berna sono i locali e i negozi del sottosuolo. In pratica, passeggiando per la via principale, attraversata dai porticati che portano alla famosa Torre dell’Orologio, a destra e a sinistra della strada, i negozi sono su due differenti livelli. Ci sono quelli ad altezza normale e quelli che sono ubicati in una sorta di scantinati. In pratica, ad ogni numero civico, c’è il negozio di sopra e quello di sotto, che non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro (in realtà non so come funzionino i numeri civici ma spero di render l’idea!).

Quando sono chiusi, senza saperlo, si potrebbe supporre che siano cantine… invece quando aprono le ante, compaiono delle scale che portano all’entrata del negozio o del bar (a seconda dei casi). È come un mondo sotterraneo che esce allo scoperto all’improvviso! Non avevo mai visto una cosa così! Ce ne sono tanti lungo la strada.

 

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Un altro particolare che attira l’attenzione lungo la passeggiata verso la Zytglogge (la torre dell’orologio), sono le fontane rinascimentali (i filobus ci passano accanto perché sono al centro della strada spesso).

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Filobus che passa accanto a una fontana nel centro storico di Berna

Sono tutte diverse perché cambia la figura allegorica protagonista di ciascuna di esse. La più famosa è quella che ritrae un orco che mangia bambini (si trova dopo la torre dell’orologio, andando verso destra, se la memoria mi assiste!). In ogni caso, sono tutte molto particolari.

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Fontana dell’orco a Berna

La famosa Torre dell’Orologio è bassina ma totalmente in sintonia con il centro della città secondo me (non la immagino una torre troppo alta lì). Mi è piaciuto molto.

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Torre dell’orologio – Berna

Dimenticavo… Berna è chiamata la città degli orsi (se ne trovano riproduzioni un po’ ovunque in città), perché, secondo una leggenda, il fondatore della città uccise un orso vicino al fiume, proprio dove ancor oggi sorge la città di Berna.

Il nome Bern sembra derivi infatti dalla parola Bär, ovvero orso. L’orso è raffigurato perfino sullo stemma cittadino. All’inizio del centro storico, prima di addentrarvisi, vi è una “fossa” dove in teoria vive una famiglia di orsi. Io non li ho visti (probabilmente erano nascosti da qualche parte).

Sembra che in passato gli orsi venissero allevati come portafortuna durante le guerre. Per questa ragione fu costruito una sorta di alloggio per ospitarli, che col tempo è diventato la famosa fossa degli orsi, che si trova proprio accanto a uno dei ponti più antichi di Berna, il Nydeggbrücke.

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Fossa degli orsi – Berna

Un appunto pratico. Ricordo che la macchina andava parcheggiata fuori dal centro storico ma il parcheggio aveva un limite di tempo. Noi a metà visita fummo costretti a rifarci tutto il centro per comprare un nuovo biglietto e continuare a girare… una cosa decisamente poco comoda! Non so se è ancora così, ma in quel caso consiglierei di trovare un modo per lasciare la macchina più lontana dal centro e prendere un mezzo di trasporto che vi porti nel centro storico (tanto funzionano benissimo da quel che ricordo!).

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Berna dall’alto

#Scatti dall’Italia: Grazzano Visconti, un luogo fuori dal tempo

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Grazzano Visconti – Italia

Da un po’ di tempo penso di postare qualcosa sull’Italia e sui tanti graziosissimi posti che ho visitato. Solo che, ultimamente, quando torno in Italia lo faccio per far visita alla famiglia, quindi, quelli che ho fatto nel nostro stupendo Paese, sono viaggi un po’ lontani nel tempo e i ricordi purtroppo sbiadiscono

È anche vero però che le sensazioni restano, così come restano dei ricordi anche se vaghi e, soprattutto, restano delle fotografie.

Ho girato molto anche l’Italia e sarebbe un peccato non condividere un po’ dei miei ricordi vissuti lì prima di espatriare. Quindi, ho deciso che di tanto in tanto pubblicherò degli scatti di luoghi dell’Italia che ho visitato, accompagnati da quanche ricordo. Non saranno racconti dettagliatissimi magari, ma faranno comunque onore al nostro bel Paese, che ne ha tante di meraviglie da mostrare.

Oggi comincio con qualche scatto da un posticino dove più volte son tornata quando vivevo a Reggio Emilia, un borgo che considero davvero speciale: Grazzano Visconti.

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Si tratta di un borghetto medievale che, se ben ricordo (ma non ci metterei la mano sul fuoco) non è reale, nel senso che è stato costruito in un’epoca successiva.  In ogni caso, seppure non lo fosse, l’idea la da perfettamente.

A Grazzano si respira decisamente un’atmosfera fuori dal tempo!

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È un posto che sembra uscito da una fiaba o da un racconto Fantasy medievale (e io adoro il fantasy, i castelli, i draghi, il medioevo e tutto ciò che gli gira intorno).

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Molti negozietti lì vendono fate, draghi, folletti e tutto quello che può richiamare il mondo fantasy medievale, comprese spade e archi con frecce. Insomma un posto in cui per un po’ ci si allontana dalla realtà e ci si immerge in una sorta di fiaba.

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A Grazzano Visconti c’è anche un castello, che purtroppo non sono mai riuscita a visitare dentro. Non mi sono mai trovata lì all’orario giusto. Se volete visitarlo, vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito web.


Io lo usavo spesso per conoscere gli eventi , le manifestazioni e feste a tema che vi organizzavano. Ci sono stata per una serata a tema piratesco, molto graziosa. Ma so che ne fanno di diversi tipi.

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Eccoci: Io e il mio *Compagno di Viaggio preferito* in versione pirati!

Il borgetto di Grazzano Visconti si trova in provincia di Piacenza, in Emilia Romagna, quindi, se vi trovate da quelle parti e non l’avete fatto già, io una visitina ve la consiglierei… anche perché è piccino, quindi a meno che non vogliate trattenervi a mangiare in una trattoria e godervi un momento fuori dal tempo, se siete di passaggio, non ci mettete moltissimo a girarlo.

Io lo adoro… si vede? 😀

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Grazzano Visconti – Italia